(Giuseppe Di Maio) – Renzi è la prova che il PD è stata un’esperienza fallimentare. Una mostruosità che ha messo insieme culture politiche differenti, e quel che è peggio due elettorati incompatibili. Nell’ormai famoso confronto del prode rignanese con De Mita, durante la campagna referendaria del 2016, la buon’anima glielo disse chiaro: “Due culture non si sommano, ma stanno l’una all’altra in maniera dialettica”. Chissà se lo capì. Chissà se lo capì qualcuno della sua classe dirigente, epigoni maldestri di un traslucido Veltroni e della sua pochezza ideologica, ossessiva, di battere Berlusconi. Quanto sia un doppione delle destre il PD, lo dimostra il voto di Renzi e Calenda, la campagna elettorale dell’ondivagante Letta, la diaspora piddina nel M5S, e la disperazione degli ex diessini che non trovano più la proposta politica dei tempi andati. Lo dimostra l’aumento dell’astensionismo.

Lo scontro elettorale tra i partiti conservatori di centro (FI, Azione/IV, e PD) è stata una competizione aspra per la conquista di un elettorato smarrito tra i reazionari di FdI e i radicali del M5S. Renzi e Calenda, sparlatori onnivori dallo stomaco forte, volevano essere ago della bilancia tra gli schieramenti, pronti a portare l’aiuto di Pisa al vincitore: pronti a spacciarsi per una destra supplente a quella berlusconiana. E pensare che questi erano ai vertici di un partito che prendeva voti di sinistra. Pensare che tutto l’apparato mediatico a sostegno del PD non è stato capace di salvarlo dal nulla. Se è così è meglio che sparisca; meglio che le somme Veltroniane, diventate ormai divisioni e sottrazioni, finiscano di rompere i marroni in tutti i talk show, nelle piazze dei ghostbusters (delle Sardine), e negli indecifrabili paradigmi filogovernativi. Ricci, Decaro, Bonaccini, Elly Schlein, vuoti pneumatici a cavalcioni di una duna che parlano al deserto.

Dalla bocca extra large di Letta non esce nulla di comprensibile, nulla che possa giovare ad un elettorato orfano, attonito, incapace di reazione. L’inciucio sempre in agguato del Pdl e Pd-L ora si è fatto realtà. Chi vuole avere una parte nel governo e nell’opposizione ha fatto male i suoi conti. Non formule, non paradigmi, non facili demonizzazioni, non c’è altro da fare che mettersi dalla parte della gente, lottare per i provvedimenti che le giovano e combattere gli abusi dei suoi aguzzini. Ma questo è chiedere troppo a un’accozzaglia senza idee e senza popolo, anime vitree cresciute nell’occupazione dello Stato, dei gangli della rappresentanza democratica.