
(Massimo Gramellini – corriere.it) – C’era una volta un’Italia che non credeva in nulla, come adesso, ma venerava le due figure che rappresentavano lo Stato laico: il Medico e il Maestro.
La salute e l’istruzione pubbliche erano un vanto e una conquista, e coloro che le incarnavano godevano di stima diffusa e del rispetto generale. Davanti al dottore della mutua mio nonno si toglieva il berretto, e qualsiasi decisione dei miei insegnanti, anche la più ingiusta, veniva considerata da mio padre un verdetto sacrosanto e insindacabile.
Poi è successo qualcosa, o forse di tutto. Sta di fatto che la ribellione di massa contro le autorità costituite ha riguardato soprattutto quei due ruoli e non passa giorno senza che ci tocchi leggere, come ieri, di un giovane medico che vuole scappare dal pronto soccorso di Firenze perché non ce la fa più a reggere l’invadenza e l’insolenza di pazienti e parenti.
Poi c’è quel professore di Bari, Vincenzo Amorese, raggiunto e picchiato in classe da due sconosciuti per avere osato mettere una nota a una studentessa che lo aveva pubblicamente insolentito. La primizia, se così si può dire, è che persino la preside dell’istituto si è schierata con la ragazza anziché col professore. Ci auguriamo che abbia ragione la preside.
Ma se così non fosse, dovremmo riconoscere che chiunque cerca di far rispettare qualche regola passa ormai per un fanatico, privo di quella dose necessaria di flessibilità che è la parola ipocrita dietro cui si nasconde la nostra resa.
Ma questo quanti litri di vino si fa per scrivere stronz@te simili. Nella società consumistica un influencer ha più rispetto e potere di un dottore, anche se in vita sua non ha mai letto un libro. Ogni giorno la televisione scarica nelle case tanta di quella merd@, funzionale al sistema. Che si legga un po’ di Pasolini, avrebbe molto da imparare e forse troverebbe vergogna per tutte le c@zzate che scrive ogni giorno
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Al netto delle gramellinate varie (dispregiativo, sí) se ad esempio nei pronti soccorsi itagliani i parenti di un deceduto oggi possono sfogare il proprio “dolore” distruggendo tutto e menando a sangue dottori e infermieri, questo succede perché le forze di pubblica sicurezza ad essa preposte in ambulatori e ospedali (che al veder ció dovrebbero menare doppiamente a sangue loro e tutta la razzaccia loro) semplicemente si rendono uccel di bosco. Lo Stato non protegge loro per farlo e loro in turno non proteggono noi.
Itaglia.
Per la notizia proveniente dal Barese, sai che sorpresa. La cittá è da tempo in mano alla delinquenza e a nessun altro. Corruzione ovunque. Spaccio e prostituzione subappaltati a gang straniere. La sera sulla cittá fuochi artificiali (senza luci) per mezz’ora: delinquenti e contrabbandieri che comunicano fra di loro, praticamente sputacchiando in faccia alle Istituzioni mentre lo fanno. Gomorràri vari (grazie, Robbé) agli angoli delle strade, da dodici e tredicenni ammirati assai. Menare un professore in un posto cosí è quasi atto dovuto.
Gentaglia. Sí, sto pensando a sinistra e destra, esatto.
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Caro Gramellini, dopo aver posto il quesito, datti anche la risposta”
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C’è una enorme differenza: nella Sanità circolano un sacco di soldi ed i medici hanno in mano la nostra sopravvivenza.
Nella Scuola nessun soldo ed i maestri hanno in mano “solo” la nostra cultura, che al momento vale assai poco… Anzi, meglio non averla e “linkare” solo sul WEB: si soffre assai meno…
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A tutti i commentatori che mi precedono, posso dirvi che non avete capito una mazza di ciò che ha scritto Gramellini?
Tranne Carolina, ma anche il suo commento è fuori tema.
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Si è totalmente persa la regione del “sacro”, nulla ha valore se non la propria esistenza individuale e tutto quello che la mina subisce le reazioni iraconde di coloro che non hanno più niente se non una vaga speranza insieme ad un desiderio quasi folle di fare sopravvivere qualcosa di sé oltre se stessi.
È invero l’analisi di un disastro annunciato: se i medici hanno perduto l’aurea di salvatori di vite e i maestri quella di salvatori di anime significa che la fiducia sugli altri e sulle istituzioni deputate alla Vita, quindi anche la fiducia in se stessi e la fiducia in una delegazione di responsabilità, è franata miseramente in un vuoto e se le istituzioni non vengono più percepite con responsabilità d’intenti la frattura fra ciò che è professionalità, attraverso il viatico politico è giunta al termine quanto ormai si presenta insanabile come percepita anche con un pensiero e una paura costante di falsità e faziosità mestierante se non addirittura pericolosa.
Ad aggravare ciò vi è il nascente astro delle caste statali e il divario tra coloro che hanno un lavoro fisso, buono e ben remunerato tale da potersi smarcare con qualche privilegio, se non addirittura mangiare a fette di terre, ville, villini e barche e coloro che non hanno neanche un tetto proprio e lavori precari in uno stato di sofferenza e affanni quotidiani; incompresi quest’ ultimi e a volte sbeffeggiati da coloro che passano con suv, si vestono di seta e vanno nei migliori ristoranti a godersi le serate.
Vorrei riportare un episodio vissuto in prima persona di una guardia medica che non sapeva dove appoggiare la borsa firmata mentre la borsa del medico era stata normalmente appoggiata a terra e, se questi sono i messaggi impliciti …
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All’unico che chiaramente non ci ha capito una mazza dei commenti che han preceduto il suo: posso dirti che il tuo non era tanto un commento quanto un peto?
La dimostrazione che un peto e una gramellinata hanno il medesimo peso specifico è stata la tua unica effettiva contribuzione al dibattito. Complimenti.
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