(Roberta Labonia) – Ad ottobre ci ritroveremo rincari in bolletta fino al 60%. Sarà sempre più drammatico per molte famiglie sbarcare il lunario. Ci sarà chi soffrirà di più e chi di meno, ma quel che è certo è che tutti noi italiani ci ritroveremo più poveri.

Oggi ci si prospetta davanti uno scenario drammatico, dove conflitti geopolitici, crisi energetica, inflazione galoppante e una recessione alle porte, rischiano di generare la tempesta perfetta da cui chissà se e quando ci riprenderemo.

E ‘ il momento di agire, subito, come fece Giuseppe Conte durante i due anni terribili della pandemia. Ci fosse stato ancora lui oggi, al governo del Paese, saremmo stati sicuri che non ci avrebbe lasciati soli, come quando ebbe il coraggio e la capacità di sostenere il tessuto sociale ed economico del Paese con 130 miliardi di interventi e ristori fregandosene del debito che cresceva. Oggi, ci fosse ancora lui a Chigi, l’avremmo visto già da tempo andare nuovamente a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo e a perorare un nuovo recovery fund, stavolta sull’energia. Saremmo stati certi che non avrebbe mollato la presa fino a quando la Commissione Europea non avesse messo mano al tetto dell’elettricità e del gas per calmierare i prezzi.

Ma Giuseppe Conte non c’è più al governo. E non c’è più non per caso, ma perché proprio per questa sua determinazione e consapevolezza di stare nel giusto, cioè dalla parte dei cittadini, si era messo contro, tutti insieme, il ghota finanziario, quello del capitale e il potentato di Confindustria a cui stava sottraendo l’osso.

Oggi occorre fare lo stesso se vogliamo sopravvivere a questa seconda crisi di sistema e non rischiare il crollo di tutto il castello Ue. Le crepe già si vedono, è di ieri la notizia che la Germania si appresta in solitaria a stanziare 200 miliardi per mettersi al riparo dal caro energia. Dopo l’era della “condivisione” di Conte sti sta di nuovo tornando alla filosofia dell’ognuno per se Dio per tutti.

Ecco perché, ironia della sorte, con Conte che adesso guida l’unico movimento realmente progressista in Italia che si prepara a fare dura opposizione, noi nostro malgrado speriamo che il nuovo Esecutivo che verrà si dimostri all’altezza del compito che lo aspetta. Dobbiamo tifare tutti, aldilà delle ideologie, affinché il governo più a destra che la storia della Repubblica ricordi si dimostri di alto livello, sappia porre un argine all’emergenza sociale ed economica del Paese e nello stesso tempo sappia accreditarsi presso i tecnocrati di Bruxelles come affidabile, altrimenti la speculazione finanziaria decimerà i nostri sempre più esigui risparmi.

Guai se invece, come sembra prospettarsi, non esca fuori altro che la brutta copia dell’infausto governo Draghi, che si è dimostrato più attento ai desiderata dei padroni delle ferriere che a dare tempestivo sostegno ai bisogni dei più deboli. Ciò che temo è che le donne e gli uomini che si apprestano a governare l’Italia, a partire dalla Meloni, si dimostrino più atlantisti e guerrafondai, se mai fosse possibile, di Draghi&C, allontanando sempre di più ogni prospettiva di pace fra la triade Ucraina-USA-UK e Russia. Temo passi indietro sui diritti civili, sul diritto all’aborto. Temo che la furia neo liberista insita nelle destre possa snaturare o addirittura cancellare il reddito di cittadinanza, l’unico vero welfare per milioni e milioni di poveri, che nel nostro Paese sono in crescita esponenziale. O che del Superbonus si finisca di fare carta straccia lasciando decine di migliaia di imprese nella merda insieme ai loro operai.

I numeri ci dicono che il governo che verrà, per effetto del combinato disposto di una legge elettorale dai meccanismi perversi e un grado di astensionismo mai così alto come quello registrato lo scorso 25 settembre, non sarà espressione della maggioranza degli italiani e che ciononostante avrà in mano le sorti del nostro Paese in uno dei momenti più critici della sua storia. A confortarci non sono certo i suoi pregressi. Quella che oggi vuole spacciarsi per la “nuova destra” è composta dagli stessi personaggi che nel 2011, con l’Italia sull’orlo del crack finanziario, dovettero abbandonare la nave di Chigi uscendo da un porta secondaria per non essere linciati.

Ma nonostante tutto, tifiamo per loro. Saranno all’altezza i nostri eroi? Per adesso li vediamo piuttosto concentrati a spartirsi le poltrone col manuale Cencelli. E non è un buon inizio.