Troppo impegnati a fare promesse mirabolanti e a prendersi a calci negli stinchi, i partiti elettorali (tutti) si guardano bene dal dare risposte convincenti a un paio di problemucci che premono dietro l’angolo. Con quali misure affrontare il prevedibile ritorno pandemico del Covid. […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Troppo impegnati a fare promesse mirabolanti e a prendersi a calci negli stinchi, i partiti elettorali (tutti) si guardano bene dal dare risposte convincenti a un paio di problemucci che premono dietro l’angolo. Con quali misure affrontare il prevedibile ritorno pandemico del Covid. Se e come rinnovare il decreto che autorizza l’invio di armi all’Ucraina, in scadenza il prossimo 31 dicembre. Silenzio di tomba, o perché non si sa cosa diamine dire o nel timore di una scivolata.

Non occorre essere degli esperti di alta strategia per vedere il rapporto di causa ed effetto tra il “ricatto” putiniano sul gas e la prosecuzione degli aiuti al governo di Kiev. Pronostico: un inverno al gelo e recessione. A Cernobbio, con l’abituale spensieratezza, Matteo Salvini ha farfugliato qualcosa sulla reale efficacia delle sanzioni alla Russia, salvo poi battere in ritirata dopo il ruggito della superatlantista Giorgia Meloni. Forse per darsi un tono, il leader leghista citava l’Economist, colpito dal titolo (“Le sanzioni stanno funzionando?”) ma fermandosi lì, esausto. Chi, oltre alla copertina, ha avuto la pazienza di leggere per intero l’inchiesta del settimanale britannico, avrà apprezzato una seria esposizione fatta di luci e ombre nell’analizzare la reale efficacia dell’intervento economico messo in atto per fiaccare il regime di Mosca. Molto in sintesi: scarsi risultati dalle misure prese contro gli oligarchi, mentre più concrete, ma non definitive, appaiono le conseguenze delle sanzioni finanziarie e commerciali. Secondo l’Economist la vera spina nel fianco dell’aggressore sono i controlli sulle esportazioni, a cominciare dalla vendita dei microchip che, calata del 90 per cento, sta causando danni colossali alla tecnologia russa. Conclusione: “Gli economisti che avevano previsto un crollo istantaneo avevano torto. Quello che la Russia ha ottenuto, invece, è un biglietto di sola andata verso il nulla”. Come dire: ci vorrà ancora del tempo, forse un altro anno perché lo Zar Vlad precipiti in quel definitivo “nulla”. Il punto è cosa faremo noi dopo il 31 dicembre? Secondo la premier in pectore , anche se l’Italia si sfilasse dal vasto fronte europeo che sostiene con armi e sanzioni la causa di Zelensky, riguardo ai destini della guerra cambierebbe poco o nulla. Dunque è lecito attendersi da un governo Meloni la reiterazione del decreto Draghi? O il suo annacquamento per effetto delle intemerate salviniane? Mistero fitto. In compenso, ferve il dibattito su presidenzialismo e bicamerale, e il Paese trattiene il respiro.