Governo Draghi verso la conferma: voto di fiducia alle Camere

Mercoledì 20 luglio sono state fissate le «comunicazioni fiduciarie» del premier a Montecitorio e Palazzo Madama. Un segnale del superamento della crisi politica aperta dal M5s. Per l’ira della Meloni. Cosa può succede ora.

(tag43.it) – C’è luce in fondo al tunnel: l’ipotesi che il governo Draghi vada avanti prende piede, con buona pace di Giorgia Meloni e di chi tifava per un pronto ritorno alle urne. L’indizio forte che suggerisce il superamento della crisi politica aperta dal Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte è arrivata con la notizia che mercoledì 20 luglio sono state fissate «comunicazioni fiduciarie» alla Camera e al Senato, cioè con intervento del primo ministro, discussione e voto nominale sulle risoluzioni di fiducia. La comunicazione è stata data dal presidente della Camera Roberto Fico alla conferenza dei capigruppo, ed è un chiaro segnale che Draghi si sia convinto a proseguire, visto che andrà alla prova dei numeri in parlamento, che gli confermerà dunque la fiducia.

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Intervento di Draghi, discussione generale, presentazione di risoluzioni e voto con chiama uninominale

Quindi dopo l’intervento di “Super Mario” ci sarà la discussione generale, la presentazione di risoluzioni e il voto con chiama uninominale. Per quanto riguarda il fatto se debba votare prima il Senato o la Camera, il meccanismo cosiddetto della “culla” imporrebbe che sia prima l’Assemblea di Palazzo Madama a esprimersi. Tuttavia il centrosinistra ha fatto presente che è stato a Montecitorio, con il non voto dei grillini sulla votazione finale al decreto Aiuti, che si è aperta politicamente la crisi, e ha chiesto quindi che sia Montecitorio a esprimersi per prima. Questione che verrà risolta dai presidenti Fico e Casellati.

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La rabbia della Meloni: «Arriverà presto il giorno in cui dovranno fare i conti col giudizio degli italiani»

Ovviamente la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni non l’ha presa bene: «Appelli, ripensamenti, suppliche e giravolte. Per paura di esser sconfitta, la sinistra è disposta a tutto pur di scongiurare il ritorno al voto. Possono fuggire quanto vogliono, arriverà presto il giorno in cui dovranno fare i conti col giudizio degli italiani». Ma quel giorno non è oggi. E non arriverà prima del 2023.

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2 replies

  1. Entertainment.
    Ora però, se ci si piega, si resta a 90 fino alla fine della legislatura e si vota sempre secondo i diktat del Padrone.
    Questo sarà il futuro Parlamentare italiani:

    L’unica differenza Draghi al posto di Kim….

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