(Roberta Labonia) – Rischiando il publico ludibrio mi iscrivo al club dei “neneisti”, termine coniato di recente dalla stampa de ‘noantri per additare coloro che asseriscono di non stare né con Putin né con la Nato. Io, in particolare, appartengo alla categoria di coloro che non stanno né con l’ultimo degli zar Putin né con l’ex attore comico Zelensky, oggi Presidente dell’Ucraina. Pur nutrendo un senso di forte solidarietà e compassione verso la sua popolazione colpita crudelmente dalla superpotenza russa, non digerisco l’uomo, l’attore, il politico e intimamente guerrafondaio Zelensky.

Fra qualche ora tocca a noi. Siamo la prossima tappa del suo tour mediatico d’autopromozione. Zelensky, da divo quale è, ha già al suo attivo le “ospitate” dei Parlamenti Europeo, britannico, canadese, americano (Il cosidetto Congresso), il Bundestag tedesco e il Knesset di Israele.

Il succo del discorso con cui l’ucraino di madrelingua russa intratterra’ i nostri parlamentari ve lo posso anticipare. E non perché sia dotata di arti divinatorie ma perché basta fare il “copia-incolla” dei suoi discorsi precedenti: invochera’ sanzioni più dure su Putin, spingerà per l’ennesima volta per l’istituzione della no fly zone sui cieli ucraini ovvero, in alternativa, per l’invio di aerei da combattimento da parte della NATO, ovvero la sua personale ricetta per arrivare in una manciata di giorni al terzo conflitto mondiale in salsa atomica. E poi muoverà le coscienze, il suo punto forte.

A chiunque gli scriva i testi va il mio plauso: sa il fatto suo in tema di comunicazione.

Zelensky ribadira’ che Putin è un criminale perché sta uccidendo i civili e fra questi i bambini. Affermazione inconfutabile in questo tragico conflitto. Non meno che l’affermare che la repressione operata dall’esercito ucraino infiltrato dai nazisti del Battaglione Azov a danno dei separatisti russofoni del Dombass, a tutto il 2021 ha provocato oltre 3.400 vittime fra i civili, in maggioranza donne e bambini. Ma questo, ca va sans dire, il buon Zelensky e il suo staff si guardano bene dal ricordarlo all’intellighenzia occidentale che, a sua volta, ipocritamente, sembra averlo dimenticato.

Al Parlamento europeo che il primo marzo gli ha riservato un’accoglienza calorosa con tanto di stanting ovation finale, ha chiesto di essere accolto fra i membri del club ed è stato prontamente rassicurato dalla Von der Leyen, la quale ha firmato una cambiale che sarà difficile onorare senza conseguenze sul già precario equilibrio internazionale.

La stessa standing ovation gli ha riservato, a Volodymyr Zelensky, il Congresso Americano il 16 marzo, quando quest’ultimo gli ha solleticato il super ego patriottico paragonando la guerra in Ucraina, con tanto di video dimostrativo , agli attentati dell’11 settembre. E poi il suo tocco d’artista (da avanspettacolo): “I have a dream” ha detto Zelensky sollecitando una volta ancora la no fly zone ( e il povero Martin Luter King li, a girarsi nella tomba…). Sta di fatto che Zelensky ha fatto breccia nel cuore del vecchio Joe Biden (inciso: quello che sta infierendo su Assange), il quale, dopo avergli assicurato ancora più armi e più grana (trattamento che gli riserva già da svariati anni a suo stesso dire), gli ha risposto in mondo visione che si, “Putin è un criminale”: un esempio plastico di come azzerare in un pugno di secondi i timidi risultati ottenuti dalle diplomazie di mezzo mondo e quelli che nel frattempo si erano registrati dal tavolo delle trattative sul cessate il fuoco fra Kiev e Mosca. Tanto che mi viene spontaneo domandarmi se l’accoppiata Biden-Zelensky la pace la voglia veramente. Ad oggi registro che insieme sono riusciti a riportare l’Occidente, in particolare l’Italia, indietro di 30 anni, ovvero verso il riarmo, in ossequio al motto “si vis pacem, para bellum” (se vuoi la pace prepara la guerra). Come se la storia non ci avesse insegnato niente.

E la genialità mediatica di Zelensky si è misurata anche nel modo in cui è riuscito a cucire il suo discorso a misura dei suoi interlocutori: ai parlamentari britannici ha evocato Winston Churchill e William Shakespeare; ai canadesi ha chiesto come avrebbero reagito se Putin avesse assediato Vancouver e colpito i parchi giochi bambini. Quando la videochiamata ha raggiunto i parlamentari del Bundestag lui era li, inesorabile, a rinfacciargli di aver fatto troppi affari con i russi e di non aver perorato a sufficienza la causa ucraina paragonando i tanti out out incassati ad entrare nella Nato ai pezzetti di un nuovo muro di Berlino fra gli ucraini e l’Occidente. Poi il teatrante si è fatto prendere la mano e giusto ieri l’altro ha ferito le intime corde del parlamentari israeliani paragonando l’invasione del l’Ucraina da parte della Russia a ciò che i nazisti di Hitler fecero al popolo ebraico durante la Shoah. La sollevazione indignata del Knesset israeliano è stata unanime e il premier Bennett ci ha dovuto mettere una pezza dichiarando pubblicamente che “Non si possono paragonare la guerra in Ucraina e l’Olocausto”.

Se tanto mi da tanto stamattina prepariamoci: Zelensky ci accusera’ di essere filo Putin perchè da 50 anni ci riscaldiamo e cuciniamo grazie al suo gas, di avergli inviato ferri vecchi anziché armi da difesa, di non esserci opposti alla marcia su Roma e dell’ingratitudine verso gli sceriffi buoni a stelle e strisce che tanto fecero per liberarci dall’invasore tedesco.

A quel punto spero di non dover assistere all’ennesima e compatta standing ovation bensì a qualche primo, timido, ma sonoro (e liberatorio), vaffanculo.