Mario Draghi e Giancarlo Giorgetti mettono in guardia, Roberto Cingolani parla di «rischio di tragedia sociale» se manca il gas di Mosca. Alle aziende costrette a chiudere lo spieghino i partigiani in pantofole che è il giusto prezzo per battere Vladimir Putin.

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Da giorni, sui principali quotidiani, leggo articoli in cui si annuncia il prossimo default della Russia. Le sanzioni decise da America ed Europa dopo l’invasione dell’Ucraina avrebbero colpito duro e le principali banche di Mosca, insieme con alcune delle più importanti aziende, sarebbero sull’orlo del fallimento. Confesso che non ho gli strumenti per soppesare queste apocalittiche previsioni. Di certo, la guerra ha accentuato le croniche inefficienze del Paese ed è probabile che, nonostante il prezzo del gas sia decuplicato, i conti di Putin e del suo impero non tornino. Tuttavia, gli effetti sul rublo delle misure decise per fermare l’Armata rossa mi interessano fino a un certo punto. Ciò che mi preme sono le conseguenze che quegli stessi provvedimenti hanno sul nostro Pil e sul bilancio delle famiglie italiane. Perché mi pare evidente che se la Russia rischia la bancarotta, anche il nostro Paese non è destinato a uscire indenne dal conflitto. Pur non dovendo finanziare una guerra, supportare un esercito e incrementare un arsenale, l’Italia senza volerlo è in prima linea e rischia di pagare a caro prezzo una battaglia che non ha voluto e alla quale non intende partecipare.
Sono troppo pessimista? Beh, il primo a esserlo è il presidente del Consiglio, il quale ieri ha parlato di «un forte rischio di recessione». Un’idea che pare condivisa dal ministro allo Sviluppo economico, il leghista Giancarlo Giorgetti. Per non parlare poi di Roberto Cingolani che, a proposito di gas, ha detto che l’interruzione delle forniture sarebbe una tragedia sociale per la Germania e di conseguenza anche per noi. Il concetto è chiaro: più questa guerra continua e più la pagheremo cara. E non soltanto perché il prezzo del gasolio ha superato quello già altissimo della benzina (del resto, che cosa c’era da aspettarsi se Joe Biden e Boris Johnson all’unisono annunciano lo stop alle importazioni di greggio dalla Russia?), ma perché, oltre a incidere sulle quotazioni di petrolio e carbone, le misure economiche contro Mosca provocano a cascata un aumento generalizzato dei costi di importazione delle materie prime, oltre che un taglio delle forniture. Non voglio fare qui un elenco di ciò che è rincarato nelle ultime due settimane. Mi limito a segnalare ciò che riguarda il settore in cui noi giornalisti operiamo. In pochi mesi, per effetto del Covid prima e della guerra poi, il prezzo della carta è raddoppiato. L’incremento delle vendite online ha infatti spinto la richiesta di imballaggi e così, visto che le tirature della stampa calano, le cartiere si sono riconvertite e producono cartone. E come è normale per qualsiasi settore, quando si riduce l’offerta, il prezzo sale. Ma questa era la situazione prima che l’Ucraina venisse invasa e il prezzo del gas schizzasse. Ora che la bolletta è alle stelle, anche pagando il doppio, le tonnellate di carta necessarie a stampare quotidiani e periodici non ci sono. Con data 9 marzo la cartiera norvegese che ci riforniva ci ha comunicato che dalla fine del mese sospenderà la produzione. Troppo alto il prezzo del gas e dell’elettricità, troppo volatile uno dei costi principali nella lavorazione delle bobine che riforniscono le rotative. La lettera, che ho sotto gli occhi mentre scrivo, fa riferimento agli imprevisti e drammatici eventi in corso in Ucraina e spiega che la società è «costretta» a sospendere con effetto immediato la produzione per limitare i danni economici, cancellando gli ordini e gli accordi in corso.
Qualcuno potrebbe obiettare che si può vivere anche senza giornali. Certo (anche se poi l’informazione sarebbe ridotta ai social, i quali non mi pare che in questo momento brillino, basti pensare alla quantità di balle di cui sono inondati), ma il mio è un piccolissimo esempio, perché ciò che vi ho raccontato non riguarda solo l’editoria, ma ogni settore produttivo. Il rincaro delle bollette sta mettendo in ginocchio centinaia se non migliaia di aziende, costringendo negozi e ristoranti a tirar giù la serranda perché il lavoro non vale le spese a cui si deve far fronte. Ogni giorno, sui quotidiani locali si possono leggere notizie di fabbriche che hanno deciso di chiudere e mettere in libertà i dipendenti, perché produrre non conviene più. Oppure perché la materia prima non c’è più. Ieri Mosca ha annunciato lo stop al commercio dei fertilizzanti e i produttori di pasta non sanno come alimentare la loro catena produttiva, perché da Ucraina e Russia non arriva più farina.
Grazie alle sanzioni, la Russia oggi è ridotta all’autarchia, si consolano gli artiglieri da salotto tipo Federico Fubini e Paolo Mieli. Evviva, le grandi aziende abbandonano Mosca: dal colosso dei container Maersk al gigante dell’elettronica Samsung, tutti fuggono per non macchiare la propria immagine facendo affari con uno Stato canaglia. Bene. Anzi, ottimo. Più isoliamo Putin e meglio è. Però tutto ciò ha un costo, che non si traduce nel miliardo che sborsiamo per ogni giorno di guerra e nemmeno nei listini dei mercati che fanno su e giù. No, il costo è la recessione di cui parla Draghi, che si traduce in minori posti di lavoro, più inflazione e una decrescita infelice. I guerrafondai ipocriti, quelli per la lotta dura senza paura in nome dei principi, calcolano che i soli rincari dell’energia nel 2022 ridurranno la nostra crescita del 2,6. E forse sono ottimisti, perché nessuno ha ancora tirato le somme di quello che sta succedendo nell’economia reale. Certo, in nome della libertà è giusto fare sacrifici: ma tra questi partigiani in pantofole c’è qualcuno che lo ha spiegato agli italiani?
Partigiani in pantofole non è male…
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I partigiani in pantofole non lo spiegano perché non ne risentiranno. È tutta gente che non campa con la pensione minima ed anzi, più dura la guerra più fanno comparsate in TV e scriveranno articoli, sicuramente ben pagati.
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L’articolo continua o il mascellone ha finito la carta? Le cose che ha scritto sono di una ovvietà imbarazzante, un minuto di silenzio per l’informazione dei social che sarebbe farlocca (VERO!) e la sua veritiera (STRAFALSO), dopodiché io non vedo nessuna risoluzione senza danni collaterali, la lentezza dei grandi del mondo nell’esprimersi e prendere decisioni lo dimostra con buona pace dei commenti da parte dei proPutin, neutralPutin
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Subiamo noi le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia e tutti cantano e ballano mentre affondano . C’è molta pazzia in giro.
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Vorrei sbagliarmi ma ho la sensazione che tra non molto gli ultras a stelle e strisce sempre alle prese con voglie represse di far sibilare i missili, se ne verranno fuori con la proposta di tornare alle centrali nucleari per produrre l’energia che mancherà a causa delle democratiche sanzioni ai russi.
E avranno anche l’alibi giusto per questa proposta che andrà a contraddire l’esito di un referendum e che metterà in pericolo la nostra esistenza: colpa di Putin.
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Javier Marías: «Pacifismo ipocrita: comunque la Russia finirà a pezzi»
Nessuna fascinazione romanzesca. Javier Marías — che affianca da oltre vent’anni al suo eccezionale lavoro di scrittore l’impegno civile, spesso controcorrente, degli articoli domenicali spesso dedicati alla politica — ha sempre condannato Vladimir Putin senza attenuanti e senza indulgenze, indicando le sue malefatte alla guida della Russia («una tremenda non-democrazia») nelle «colonne» riunite ora in questo volume che ho qui davanti a me, ¿Será buena persona el cocinero?, pubblicato da pochi giorni in Spagna. «Il male è molto semplice», mi dice rispondendo al telefono dalla casa silenziosa che domina il rumoroso centro storico madrileno. La trama del suo ultimo libro di narrativa, “Tomás Nevinson”, è guidata da un «dilemma morale»: è legittimo uccidere per «evitare un male peggiore»? Vengono ricordati a questo proposito due uomini — in un film e nella realtà — che avrebbero avuto l’opportunità di assassinare Hitler: uno dei due, lo scrittore tedesco Friedrich Reck-Malleczewen, cattolico e conservatore, incontrò nel 1932 il futuro Fuhrer senza i suoi guardaspalle in un ristorante di Monaco e scrisse poi che se avesse saputo dell’inferno in procinto di arrivare nella nostra Europa lo avrebbe sicuramente colpito. Andando per paradossi, chiedo all’autore di “Un cuore così bianco” se anche uccidere il leader del Cremlino potrebbe essere considerato — in questa ottica — un atto legittimo. «Immagino – dice — che se succedesse molti non ne sarebbero rattristati.
Putin è invece al suo posto. Che idea si è fatta, alla luce di quanto sta accadendo, dell’uomo che ha deciso di invadere l’Ucraina?
«Lo ho osservato molto in questi anni. Si vede che è uno spaccone. Un bullo, direi. Il grande problema è che quando uno spaccone decide di fare un passo grave come questo gli è poi impossibile tornare indietro. Se non riuscisse nei suoi piani per lui sarebbe gravissimo. Deve continuare a tutti costi. Vincerà, prima o poi, perché la differenza tra le forze in campo è immensa, ma non può permettersi niente altro che un successo. In questo senso non credo che da parte della Russia possano venire concessioni o compromessi.
È un personaggio — il classico «cattivo» — che incuriosisce uno scrittore come lei?
«No, non troppo. Non condivido affatto l’interesse della nostra epoca per i personaggi malvagi. Forse questo interesse c’è sempre stato nella storia, ma negli ultimi decenni è diventato esagerato. Mi sembra che il male abbia un “prestigio” che non condivido. Non dico che un personaggio malvagio non possa essere intelligente. Non penso infatti che Putin sia uno stupido, anzi, sembra che sia una persona astuta e furba. Ma alla fine il male è molto semplice. È ben più complessa la bontà. O, se non la bontà, sono complesse le persone che hanno delle contraddizioni. Nel caso del presidente russo il male è soltanto desiderio di controllo e di dominio. Abbiamo visto in questi anni il modo in cui ha governato: avvelenando, incarcerando ed eliminando tutti coloro che gli davano fastidio. La Russia è un Paese senza libertà: ha cambiato la Costituzione per rimanere al potere in eterno».
Qualcuno lo ama?
«È curioso che in Occidente Putin abbia avuto difensori apparentemente opposti nel mondo politico. Da una parte l’estrema destra — Salvini, Le Pen, Zemmour, Vox — e dall’altra una certa sinistra, come Podemos in Spagna o Mélenchon in Francia, che evitano oggi di condannare chiaramente l’invasione».
Qual è il suo giudizio su quella parte dell’universo pacifista contraria ad armare l’Ucraina?
«Sotto l’ombrello di un pacifismo ipocrita a sinistra molti dicono che aiutare militarmente l’Ucraina vuol dire aggravare la guerra. E allora che bisognerebbe fare: lasciarsi invadere e lasciarsi conquistare? Troppe critiche agli Stati Uniti, alla Nato e all’Europa».
C’è chi sostiene che la guerra abbia indebolito il fronte populista europeo. Che ne pensa?
«Può darsi, ma non penso che questa sia attualmente la principale preoccupazione del presidente russo. In questi anni Putin ha tentato di destabilizzare l’Unione Europea, alimentare i movimenti secessionisti, influire nelle elezioni. Questo è quello che è accaduto, questo è ciò che rimane».
L’idea di democrazia può ritrovare forza grazie all’esempio di un Paese democratico aggredito che resiste all’aggressione?
«Forse sì. Ma la cosa sicura è che la Russia sarà rovinata e isolata, comunque vada a finire la guerra. Si tratta di una magra e triste consolazione. Un Paese dall’economia distrutta che nel futuro farà meno paura».
Condivide la tesi secondo cui un eccesso di autocritica avrebbe indebolito il mondo occidentale, lasciandolo impreparato di fronte alle minacce?
«Questo è possibile, certamente. Ho parlato spesso della tendenza assurda di questi ultimi anni a chiedere perdono. Mi sembra una gravissima arroganza: non posso chiedere perdono per una cosa che ha fatto un altro o che ha fatto qualcuno morto da secoli. Sì, da parte occidentale c’è stato un senso di colpa esagerato».
Ritiene che in ogni caso la reazione della comunità internazionale all’«operazione militare speciale» della Russia sia stata adeguata?
«Mi sembra che sia stato fatto quanto si poteva fare. Quello che non si può è inviare soldati. Il sentimento generale è stato di indignazione e di rabbia. Per quanto mi riguarda, io non ero affatto sicuro — nonostante il massiccio spostamento di truppe nelle settimane precedenti — che l’invasione si sarebbe effettivamente realizzata. Sembrava un’enormità».
In un mondo che sembra tornare al passato, si può riparlare parlare dell’«impegno» degli intellettuali? Possono fare qualcosa per fermare il male?
«No, penso di no. Da tanto tempo ho una rubrica domenicale su un quotidiano. Il più delle volte affiora la sensazione che si tratti di cose inutili. Ma c’è invece chi mi scrive o mi ringrazia perché ha scoperto un altro punto di vista, perché l’ho fatto pensare. L’importanza degli intellettuali è diminuita soprattutto perché molti di loro si sono sbagliati, hanno rovinato il loro prestigio difendendo l’indifendibile. È facile pensare a Sartre: ha iniziato da giovane flirtando con il nazismo e poi ha finito giustificando Mao Zedong. Troppi hanno appoggiato cause orribili. È per questo abbiamo perso sempre di più la capacità di influenzare. Non contiamo molto, anche se si tenta di fare il possibile per aiutare a vedere le cose in modo diverso dal pensiero della nostra epoca. La capacità dei social media di influenzare oggi la gente non è lontanamente paragonabile. Immaginiamo cosa sarebbe riuscito a fare Goebbels di questi tempi se pensiamo al male che ha fatto usando soltanto la radio e i giornali. E in confronto a Trump e Putin, anche Goebbels è un apprendista».
Cosa avrebbe pensato di questa guerra suo padre, il filosofo Julián Marías, che ha vissuto i grandi conflitti del secolo scorso?
«Non so. Sicuramente avrebbe pensato che Putin è un criminale. Questo è ovvio. Mio padre era molto ottimista: immagino che sarebbe stato convinto dell’impossibilità di paragonare l’invasione russa dell’Ucraina all’occupazione nazista della Cecoslovacchia. Io, che sono molto meno ottimista di quanto non fosse lui, penso in realtà la stessa cosa, perché la macchina bellica della Wehrmacht era allora enormemente più forte di qualsiasi altra, al contrario di quella russa. Certo, se usassero l’arma nucleare tutto cambierebbe».
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Cosa avrebbe pensato suo padre…………
Non so. Sicuramente….
Allora lo sai o non lo sai?
Sicuramente!!!!!
Mandalo a ca.are sulle ortiche se hai un minimo di comprendonio.
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Da una conversazione fra il presidente americano Roosevelt e l’ ambasciatore americano a Berlino Dodd ” il presidente sollevò prima di tutto la questione del debito tedesco. …riconosceva che i banchieri americani avevano realizzato profitti esorbitanti concedendo prestiti a imprese e a città tedesche e vendendo ai cittadini americani obbligazioni collegate a quegli stessi prestiti. La nostra gente ha il diritto di essere rimborsata….voglio che lei, disse il presidente a Dodd, faccia il possibile per prevenire una moratoria, ovvero una sospensione dei pagamenti da parte della Germania, che rischierebbe di ritardare il recupero dei nostri crediti ” la Germania nazista finanziata dalle banche americane…..siamo nel 1933 e gli americani, insieme al loro presidente, erano preoccupati di recuperare i loro quattrini, più che della condizione degli ebrei tanto che Roosevelt si asteneva dal pronunciare una condanna esplicita…..la vera seccatura erano un miliardo e duecentomila dollari di debito che Berlino aveva contratto con gli Stati Uniti e che Hitler si mostrava poco propenso a saldare. …….Pagine tratte da ” Il giardino delle Bestie” di Erik Larson …….Gli Stati Uniti hanno continuato a finanziare Hitler fino a dopo giugno 1941 cioè fino all’ invasione russa. ……chissà magari fra rinunciare a riscuotere i loro quattrini e vincere la guerra insieme alla Russia, hanno preferito la seconda opzione! Ma hanno permesso il riarmo bellico della Germania nazista, chissà cosa si aspettavano e speravano che ci avrebbe fatto Hitler con gli armamenti……. Forse che si espandesse solo ad est e non ad ovest? Da cui si può certamente affermare che Hitler sia stato un pazzo criminale, ma che dire di chi lo ha finanziato e sostenuto?
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🤦♂️😨
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ma, speriamo che il canagliume che ha preso il potere in italia e in europa venga spazzata via prima che riescano a deliberare le cotruzioni di centrali nucleari…!!!
non credo vi siano alternative al fallimento dello stivale prima e della ue dopo…!!!
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I partigiani pantofolai o i guerrafondai da salotto contano ben poco per fortuna.
Quello che è deleterio è il guerrafondaio reale: il signor Putin in questo caso.
Morti innocenti, distruzioni inutili, un Paese aggredito senza colpe per soddisfare l’ego narcisistico di un uomo senza particolari pregi né capacità che sogna la rinascita di un impero medievale da ricostruire col sangue di gente inerme.
Eppure non sono i morti innocenti o il dolore di un popolo invaso in cima ai pensieri dell’articolista bensì le sanzioni all’ aggressore che si ritorceranno contro gli italiani portandoli col tempo alla recessione.
Signor Belpietro a parte ogni altra considerazione l’Italia è da tanto di quel tempo in recessione che io ne ho perso memoria.
Pensiamo a una forma di solidarietà obiettiva ogni tanto senza cercare sempre il pelo nell’uovo dei nostri egoistici interessi.
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