
(Giuseppe Di Maio) – Prima o poi ci accorgeremo della contraddizione. La Siberia ha una popolazione appena due volte l’Olanda, così pure il Canada. Se li mettiamo insieme sono più di 1/5 delle terre emerse. A queste prime due potremmo anche aggiungere le repubbliche del centro Asia e l’Australia. L’altra considerazione è che se una sola persona ne può minacciare contemporaneamente 40, vuol dire che questa si trova in una posizione di tale vantaggio da rendere inevitabile uno scontro equilibratore.
Al vertice di Reykjavík, nell’ottobre del ’86 (evento che viene annoverato come la fine della guerra fredda), accanto al caminetto dell’Höfði (edificio di Félagstún, a nord della capitale), Reagan e Gorbačëv si accordavano per la riduzione del loro arsenale atomico sotto gli sguardi attenti di tutte le televisioni del pianeta. Mi ricordo che, per la prima volta dalla conferenza di Jalta, una nave di pacifisti fuori dello stretto aveva issato uno striscione. “Il mondo non siete voi”, diceva. Ma loro evidentemente non erano d’accordo. E, per farsi sentire dagli altri vantavano, e vantano, qualche migliaio di testate nucleari, a corto e a lungo raggio, missili da sottomarini atomici, e svariate centinaia di bombardieri con gli stessi carichi. Nei panni di un loro cittadino (o suddito) potrei anche pensare che per difendere la mia terra questo sia normale, ma agli altri, a noi, che cippa ne cala? Se dei paesi sono proprietari di territori immensi e dei loro sottosuoli, e tengono in ostaggio le riserve energetiche del pianeta, abusandone, e infischiandosene dei disastri ecologici nonché dei bisogni degli altri; se vogliono competere sullo scenario internazionale non nelle forme liberali del lavoro, ma a forza di bombe e di minacce, perché gli altri devono seguirli nello stesso gioco? Gli altri so’ de più, e spesso con un Pil straordinariamente più alto.
Ora, se Siberia, Canada Australia, e tutte le regioni del centro Asia, cioè un terzo del pianeta, non fanno insieme manco la popolazione del Bangladesh, c’è un’evidente sproporzione che prima o poi si dovrà sanare. Sarebbe la prima volta nella storia che i regni si recintano la steppa e il deserto: si pensi alle rivendicazioni territoriali dell’Antartide. Una volta si limitavano ad occupare le città e le popolose terre fertili, perché la loro prosperità era il lavoro dei propri abitanti. Chi, a parte una matrioska, ha qualcosa a casa di russo? Che ne sarebbe dei russi senza il loro arsenale? Abbiamo trasferito a livello planetario la contraddizione sociale. Così come il 5% di cittadini s’è appropriato di metà delle ricchezze di un paese e mantiene il proprio vantaggio minacciando con leggi inique e con un esercito di poliziotti asserviti a tale scopo, così quattro gatti sotto il circolo polare dettano leggi a miliardi di persone il cui pianeta è diventato d’un tratto più piccolo.
E’ tempo che l’umanità passi dalla prima infanzia a una più tarda fanciullezza. E’ tempo che nella fase di transizione alle età successive l’Europa e le regioni storicamente civili riprendano il primato che a loro compete. L’Europa si faccia capofila di questa pacifica rivoluzione mettendo al bando le armi atomiche assieme ai loro possessori. La NATO e la Russia sono concorrenti anacronistici che negano nei fatti la civiltà del lavoro e non hanno nessun modello sociale da indicare. Il mondo non sono loro, e a noi, francamente, ci hanno rotto.
Lei ha bisogno urgente di uno specialista .
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Ah,ora che ci penso,in alternativa, potrebbe trasferirsi in Alaska o in Siberia se preferisce.
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questo qua è veramente strano, confermo anch’io, serve uno specialista
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cesaregoffredogranese dicci perché. Non essere timido, fai ridere anche noi.
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E pure a te, sii esplicito. Dicci, dicci, facci scompisciare.
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Il giornalista pone una questione che ha al suo interno la soluzione.
Il pacifista disciolto nel carnaio di Singapore , di Tokio, del Cairo, di Lima o di Sumatra chiede di risolvere la fame del mondo e insieme la fine di ogni guerra per un’equa distribuzione di risorse e la fine della corsa agli armamenti per un mondo di rose e cenere.
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