Paolo Mieli accusa i «pacifisti cinici», che farebbero il gioco dello zar nel nome di un iper realismo. Ma chi sollecita resa e trattativa vuole solo evitare una strage. Non si può combattere per procura: tra i giornalisti bellicisti c’è qualcuno disposto a imbracciare le armi?

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Ieri, leggendo il Corriere della Sera, ho scoperto che esiste anche il pacifista cinico. Secondo Paolo Mieli, a questa categoria appartengono le persone che, in nome di un principio di concretezza, invocano la fine di una guerra e, quando la sconfitta sia praticamente certa, sollecitino la resa allo scopo di evitare una carneficina fra i civili. Da ciò che ho capito, alla tipologia del pacifista cinico apparterrebbero molte personalità che, in nome del buon senso, nel corso degli anni si sono spese affinché le armi venissero deposte e tra queste immagino che l’ex direttore del quotidiano di via Solferino includa anche qualche Pontefice, che in passato si schierò a favore della fine di un conflitto. Secondo l’importante collega, il realismo, anzi il super realismo di chi va alla sostanza delle cose, sarebbe un teorema dannoso, soprattutto se applicato retroattivamente, cioè alle battaglie del passato. A sostegno della sua tesi, Mieli cita la guerra civile spagnola, che fece centinaia di migliaia di morti e non mi pare si possa portare a esempio, né di difesa dello Stato di diritto né di successo della lotta contro le aggressioni straniere. Neppure mi paiono pertinenti i colpi di Stato a cui in Brasile, Indonesia, Cile e Argentina si opposero i movimenti di resistenza. Che cosa c’entrano i golpe con l’Ucraina? Qui stiamo parlando di una guerra ad armi impari, che una superpotenza ha dichiarato a uno Stato che tutto il mondo, a parole, dice di voler difendere, ma senza sporcarsi le mani. Il tema è questo, non il diritto di qualsiasi popolo a combattere un dittatore. Manifestare sostegno alla resistenza è un conto, illudere un’intera nazione che si è disposti a morire per la sua libertà è un altro. In queste due settimane il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto aiuto contro l’invasione russa, sollecitando l’ingresso nella Nato, l’invio di truppe e armi, l’istituzione di una no fly zone sul suo Paese, ovvero l’interdizione dello spazio aereo ucraino ai Mig russi. Siccome nessuna di queste richieste è stata presa in considerazione, perché anche l’adozione di una sola di tali misure significherebbe l’entrata in guerra contro Mosca, alla fine l’Occidente si è deciso a far arrivare per vie traverse un arsenale di ferri vecchi, insieme a missili e lanciarazzi. Ecco, questo è il nostro contributo alla guerra. O meglio, il sostegno alla lotta degli ucraini da parte dei guerrafondai ipocriti. Eh già, perché se esiste il pacifista cinico, quello che non ci sta a dire armiamoci e partite, quello che non vuole fare l’eroe con la vita degli altri, esiste invece anche il partigiano opportunista, ossia colui che si erge a difesa dell’altrui libertà, ma non ha intenzione di versare neppure una goccia del proprio sangue, al massimo di inchiostro. Sì, questo è il nocciolo del problema: sono tutti combattenti, ma al fronte preferiscono che ci vadano gli altri. Loro, al massimo, ci mettono le munizioni. È facile difendere il principio all’autodeterminazione dei popoli se il popolo che massacrano non è il tuo e se tu non hai intenzione di scendere in campo a sua difesa. Ed è bello poter rispondere all’arroganza di Putin respingendo i negoziati e rifiutando la trattativa, anzi la resa. Ma per farlo non occorre impugnare la stilografica, bensì le armi. È disposto l’ex direttore del Corriere a sporcarsi le mani? È consapevole che reagire militarmente all’invasione dell’Ucraina significa per la Nato entrare in guerra, ossia accettare i rischi di un conflitto nucleare? Sa Mieli che al fianco di Putin potremmo trovare altri autocrati come Xi Jinping o Erdogan che oggi hanno interesse a sovvertire l’ordine internazionale? Si è fatto queste domande o ha pensato solo di attingere dalle sue competenze storiche qualche esempio lontano nel tempo e da casa nostra?
L’autorevole collega, a sostegno della sua tesi cita anche l’occupazione della Cecoslovacchia negli anni Trenta, da parte dei tedeschi, e quella della Francia, nel 1940, sempre a opera della Germania. E a suo dire sarebbero la dimostrazione della dannosità di un comportamento che, con l’intenzione di risparmiare una carneficina, ha consentito a Hitler di conquistare l’Europa. Tuttavia, gli argomenti portati da Mieli dimostrano il contrario di ciò che vorrebbe. Perché se con i Sudeti il mondo si voltò dall’altra parte, quando i carri armati arrivarono a Parigi e la Luftwaffe bombardò Londra, gli Stati Uniti e il resto del mondo entrarono in guerra. Non ci fu una guerra per procura, ma una guerra che gli Alleati decisero di combattere, senza se e senza ma. Oggi invece che cosa accade? Abbiamo un presidente americano che dice chiaro e tondo di non voler inviare un solo militare in Ucraina e si dichiara disposto a combattere a colpi di Swift. Mieli pensa davvero che basti un conto corrente per difendere la vita di 40 milioni di persone? No, come chiunque può vedere non è sufficiente. E allora non restano che due vie: o si fa la guerra o si fa la pace e la pace in questo caso significa sedersi a un tavolo e trattare. Certo, era meglio farlo prima che i missili devastassero Kiev, perché adesso il negoziato sarà una resa. Ma lo storico ha altre soluzioni? Invitare gli ucraini a resistere e morire? Egli rimprovera i pacifisti cinici di non muovere un dito: ma i guerrafondai ipocriti quale dito sono disposti a muovere? Quello che serve a tirare il grilletto? E dove, al poligono o al fronte?
A Belpietro piace vincere facile
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MA IL NAZISMO UCRAINO È STATO DEL TUTTO RIMOSSO? Viviana Vivarelli.
Nell’informazione più faziosa e disinformante di tutti i tempi non giova ricordare che l’esercito di Zelensky è formato anche da brigate naziste, anzi sembra che il nazismo non sia più il nemico n° 1 dell’Occidente.
Una settimana fa l’assemblea generale dell’ONU ha approvato una mozione presentata dalla Russia che condanna chi glorifica l’ideologia nazista e la negazione dei crimini di guerra nazisti, compreso l’Olocausto.
La risoluzione rileva e condanna anche l’aumento di attacchi razzisti in tutto il mondo e propone di applicare la Convenzione Internazionale per eliminare ogni forma di Discriminazione Razziale adottata in sede Onu nel 1969 ma mai davvero messa in pratica.
I media italiani hanno quasi del tutto ignorato la notizia, come hanno ignorato di proposito le atrocità che continuano ad essere compiute in Ucraina dagli amici di Zelensky, come testimonia anche l’ultimo rapporto ONU.
In passato in occasioni simili c’era stata l’unanimità o quasi, questa volta no. I voti favorevoli sono stati 115, 3 i contrari, 55 gli astenuti. A votare contro sono stati USA, Canada e Ucraina!!!
Ad astenersi sono stati i paesi dell’Unione Europea (ambigui e un po’ ipocriti, come spesso sono) più vari stati nordafricani. Astenuta anche la Germania, mentre Israele non ha potuto negare il suo sì.
Insomma il Nazismo non è più da condannare altrimenti dovremmo condannare anche Zelensky che se ne serve.
L’importante oggi è contrastare la Russia e sostenere l’Ucraina.
Del resto abbiamo visto come i vari presidenti USA sono sempre passati agilmente con lo stesso soggetto dal concetto di nemico a quello di amico (vedi i talebani o Saddham o Gheddafi), dalla valutazione di terrorista e quella di alleato, secondo gli interessi del momento.
Solo ai cafoni è lasciato il diritto di affezionarsi al nemico fisso come male assoluto, sia esso il comunismo o il nazismo, il terrorismo o il populismo. Ai piani alti vigono altri paradigmi e la storia prende le connotazioni che fanno comodo agli affari del momento.
In Ucraina i nazisti godevano e godono tuttora delle simpatie di Zelensky, ma sui media italiani non si può dire.
Meglio piangere lacrime ipocrite su madri in fuga e bambini piangenti.
E non mi si dica che Zelensky non potrebbe aiutare i nazisti perché è ebreo, dal momenti che soggetti nazisti sono nel suo governo e brigate naziste nel suo esercito. Uno che ha avuto la faccia di dire che ha ucciso 10.000 russi e che l’Ucraina ha vinto la guerra e che sta mettendo in un bagno di sangue il suo Paese senza il minimo ripensamento e che mente come respira, può dire e fare tutte le nefandezze che vuole.
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….. quando il comunismo è un cancro inestirpabile
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“Solo ai cafoni è lasciato il diritto di affezionarsi al nemico fisso come male assoluto, sia esso il comunismo o il nazismo, il terrorismo o il populismo.”
ti sei sentita in causa?
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oltre alla tua conoscenza del comunismio cancro inestirpabile , hai mai sentito cosa sia “imperialismo americano” ?
comincia da cui
“L’imperialismo statunitense è definibile come l’influenza o condizionamento dell’economia e del campo militare e culturale da parte degli Stati Uniti d’America su altri Stati del mondo, accompagnata da un’influenza generale nella politica interna dei relativi governi.”
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In pochi giorni Mieli si è fatto ridicolizzare da Travaglio e Belpietro. Il gattopardo perde i colpi.
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Però a sentire i commentatori alla radio stamattina, qualche crepa e distinguo nel confronti dell’aura di eroe della nazione e dell’occidente di Zelenskyi, comincia a venire fuori,
iniano la frase sempre dicendo: premetto che si è comportato da eroe, ma…
soprattutto se la benzina supera i 2€ al litro
e non si riesce a trovare un sensore antivento per tende, perchè i chip non arrivano ecc….
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Se aGLI itaGLIani GLI toGLI la crema antirughe, buttano a mare anche Borsellino, non solo Zelensky (senza la “i”).
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Caracciolo da LIMES e l’intervista del Fatto di oggi
“Occorre ricordare che prima della guerra, Usa, Gb, Turchia avevano già armato e addestrato l’esercito ucraino.
Abbiamo visto le immagini degli addestratori partiti poco prima dello scoppio della guerra. È sempre esistita
una connessione effettiva tra i Paesi Nato e l’Ucraina.”
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@Adriano 58.
👍👍👍
Caracciolo e’ uno dei pochi che mantiene ancora un po’ di equilibrio.
Chissà da quanto gli istruttori Yankee addestravano i soldati ucraini ad usare gli stinger.
Una nota di colore.
La frase fatta ormai in voga tra i nostri conduttori radio TV è” punto di caduta”
Sentiti oggi Bottura e Marianna Aprile, Loquenzi e Natalhie Tocci farne largo uso .
No comment.
Gianni
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Praticamente Mieli si è fatto asfaltare da Belpietro. Fossi in lui qualche domanda me la porrei
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Peccato che sia sfuggita a Belpietro una evidenza storica che rafforza la sua analisi.
Perché non è affatto vero che “…se con i Sudeti il mondo si voltò dall’altra parte, quando i carri armati arrivarono a Parigi e la Luftwaffe bombardò Londra, gli Stati Uniti e il resto del mondo entrarono in guerra.”
I nazisti entrarono a Parigi e bombardarono Londra a metà del 1940: col cavolo questo indusse gli americani ad entrare in guerra!
Anzi la loro politica fu proprio mandare armi agli inglesi con quei convogli braccati dai famosi U-Boote tedeschi.
Gli USA entrarono in guerra contro i nazisti (e gli italiani) solo dopo Pearl Harbour, 18 mesi dopo!!!
Quindi tutta questa voglia di “armarsi per gli alleati” gli USA non la ebbero affatto nella seconda guerra mondiale.
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@Onoda
👍👍👍.
Concordo .
Per quanto riguarda Pearl Harbour ancora non è chiaro se ci fu impreparazione o volontà di ignorare i segnali dell’attacco giapponese , in modo da poter facilmente manipolare l’opinione pubblica per l’entrata in guerra.
Gianni
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Zele…you’re fucked up
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