E il Parlamento non toccherà palla

(Stefano Iannaccone – lanotiziagiornale.it) – Un pacchetto blindato, con i fondi previsti per specifici capitoli. Senza alcuna possibilità di intervento, se non per spostamenti a saldo zero. Così si presenta, agli occhi del Parlamento, il decreto bollette, entrato in vigore la scorsa settimana per fronteggiare l’emergenza energetica che si sta per abbattere sulle famiglie. E che nelle prossime ore inizierà l’iter alla Camera con le audizioni. Lo stanziamento complessivo, da oggi al 2030, è di 22 miliardi e 700 milioni, ma la cifra più cospicua, 7 miliardi e 700 milioni, è messa sul tavolo per il 2022. Poi a scalare fino al miliardo e 700 milioni previsto per il 2030.
Tante risorse che deputati e senatori vedranno passare sopra le loro teste. Le modifiche alla Camera e al Senato saranno infatti off-limits per una questione in apparenza tecnica, ma nei fatti decisamente pratica. Nel provvedimento manca una specifica disposizione che preveda un apposito stanziamento da destinare alla copertura di emendamenti che prevedano una spesa.
Le risorse sono già state reperite da capitoli di spesa preesistenti, con una serie di rimodulazioni. Questo significa che il governo farà muro contro correzioni che implicano un costo. Il testo è quindi un blocco intoccabile. Tutto in linea con il governo dei Migliori, che tra decreti e richieste di fiducia lascia sempre meno spazio ai parlamentari, liquidandolo per l’ennesima volta.
Salvo lamentarsi quando c’è un intervento sulle normative, come avvenuto sul Milleproroghe. Con buona pace degli appelli alla centralità del Parlamento. “In quale decreto abbiamo toccato palla?”, osserva Giovanni Vianello, deputato di Alternativa, che sul merito del decreto è intenzionato a dare battaglia: “Le bollette possono essere calmierate ulteriormente, le coperture possono arrivare intervenendo sui sussidi ambientalmente dannosi, che oggi sono ingiustificabili”. Eppure servirebbe qualche ritocco per potenziare la misura. Perché il raggio d’azione è molto limitato.
Decreto bollette, i redditi medi rischiano di pagare un conto salato
I redditi medi rischiano di pagare un conto salato al caro energia. La denuncia arriva dal Coordinamento libere associazioni professionali (Colap). “Quasi tutte le misure di sostegno messe in campo dal governo sono rivolte alla fascia di popolazione con Isee inferiore agli 8 mila euro, non fa eccezione il bonus bollette”, dice a La Notizia la presidente del Colap, Emiliana Alessandrucci. “Così facendo – aggiunge – viene lasciata senza protezione la classe media, parliamo di professionisti con reddito che va dai 20 ai 40 mila euro lordi annui. Pensare che il caro energia non riguardi anche loro vuol dire condannare una parte fondamentale del nostro sistema produttivo a morire o, nel migliore dei casi, a ridimensionarsi”.
E come se non bastasse, in un quadro tutt’altro che esaltante, resta sempre irrisolto il problema del caro-benzina. Le previsioni parlano di un’ulteriore crescita dei prezzi per il carburante, con la benzina che ha ormai sfondato il tetto dei due euro al litro. Per questo il Movimento 5 Stelle, con il deputato Giorgio Lo Vecchio, ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia, Daniele Franco, per chiedere un intervento.
Il problema? tra le tante voce, comprese nel prezzo della benzina figura ancora il “finanziamento della guerra d’Etiopia (1935-1936) con un’accisa di 1,90 lire (0,000981 euro)”, insieme al “finanziamento della crisi di Suez del 1956 con un’accisa di 14 lire (0,000723 euro)” e la “ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963 con un aumento di 10 lire (0,00516 euro)”.
Hann accis ‘o benzinaio!
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CARO BOLLETTE-Viviana Vivarelli.
I prezzi sono schizzati in modo abnorme come aumenti ‘preventivi’ prima ancora che la guerra del gas fosse decisa, facendo schizzare a catena i prezzi di tutti i prodotti fino al pane, con un immediato immiserimento della popolazione, peraltro deciso dai Signori dell’Occidente per far aumentare i ricavi già ingiuriosi delle multinazionali, delle imprese più grandi e degli speculatori di Borsa (vedi i 50 miliardi in più intascati in 9 mesi dagli azionisti di Eni). Mentre dopo 2 anni di pandemia dei 220 miliardi promessi dall’Ue si sono visti a malapena 20 miliardi, Draghi aveva promesso di intervenire in aiuto alla classe media ma ha preparato un pacchetto di aiuti ‘blindato’ su cui cioè il Parlamento non potrà direr parola e che andranno solo agli ultimi degli ultimi. Del resto quando mai il Parlamento ha fatto delle modifiche sui 230 decreti precedenti che a passo di carica gli sono stati imposti all’ultimo momento senza che nemmeno potesse leggerli? così che l’unica opzione era votarli a scatola chiusa, cosa che anche il M5S ha servilmente e stupidamente fatto, riducendosi a una massa di yesman senza palle. Tanto che suonavano grotteschi e ciechi quegli elettori del M5S che ripetevano come pappagalli che il Movimento stava dentro il Governo e non all’opposizione “per controllare che non venissero toccate le leggi fatte nei due governi precedenti”, grandissima balla inventata da Grillo e diffusa con faccia candida da Conte, quando le leggi fatte dal M5S venivano tranciate una dopo l’altra senza pietà, dalla legge Bonafede annullata per favorire i delinquenti ricchi, al reddito minimo stravolto nei suoi contenuti e nelle sue modalità, allo stop sul carbone, al blocco delle trivelle alle minacce di tornare al nucleare.
In quanto agli aiuti che ora Draghi promette per sopperire al caro bollette (22 miliardi distribuiti in 8 anni), il decreto è un blocco intoccabile, che ancora una volta calpesta il Parlamento e dunque la democrazia e riguarda solo i poverissimi con Isee inferiore agli 8 mila euro. E si parla di un altro aumento della benzina che ha già sfondato il tetto dei due euro al litro (negli Stati uniti un litro di benzina costa 90 centesimi!), cosa che penalizzerà trasporti, commercio e imprese, stroncando del tutto la nostra economia e rendendo ancora più povera la popolazione.
E non serve a niente ricordare che il prezzo della benzina è gravato dal peso insopportabile delle accise per quasi il 40% più un’IVA del 22% (calcolata su netto + accisa) per arrivare al 55%a.
In Europa solo l’Olanda ha imposte indirette sui carburanti più alte dell’Italia, e noi siamo all’8° posto nel mondo per la benzina e al 7° per i diesel.
Come non serve a niente ricordare che paghiamo addebiti assurdi come la permanenza del “finanziamento della guerra d’Etiopia o della crisi di Suez o della ricostruzione del disastro del Vajont”. Lo Stato non rinuncerà mai ai 25 miliardi che prende sulla benzina.
Senza le accise, un litro di benzina costerebbe 0,625 euro… Un litro di diesel costerebbe 624. Addio piccole e medie imprese! Non serve a niente ricordare che sono il 90% dell’economia italiana e che fu anche grazie a loro che ancora nel 2019 l’Italia era la settima potenza industriale del mondo, mentre la caratteristiche delle imprese più grandi italiane è stata quella di traslocare all’estero Draghi è un esecutore e solo degli interessi delle grandi banche, delle multinazionali e delle società elefantiache come Eni. In quanto alle piccole e medie imprese, che erano i soggetti privilegiati del Movimento al tempo di Gianroberto, Draghi le considera una minutaglia da eliminare.
Ma continuiamo così, mi raccomando, a sostenere un Governo monocratico dove la democrazia è morta, i diritti vitali negati e tutti concorre solo a rafforzare il potere e il lucro di pochissimi soggetti già sfacciatamente ricchi ed esosi a cui, tra l’altro, delle sorte del pianeta non importa un piffero!
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