In questi giorni si sono scatenati in tanti.

Secondo questi, la guerra scatenata da Putin contro uno Stato indipendente che viola il principio dell’Autodeterminazione dei popoli, alla base del diritto Internazionale, sarebbe della Nato, rea di essersi “allargata” troppo a Oriente. Troppo vicina alla Russia.

Mi sono perso qualcosa o questi qui non ricordano la storia e il diritto Internazionale.

Ci risulta che sono stati gli stati, ex Patto di Varsavia, che hanno preferito aderire alla Nato piuttosto che rimanere “orfani” o, peggio, possibili prede dell’influenza della Russia.

Così, tanto per non dimenticare,

L’Albania, Bulgaria, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Rep. Ceca, Romania, Slovacchia sono gli stati che facevano parte del vecchio impero comunista dell’Urss, tutte dentro il Patto di Varsavia che si contrapponeva alla Nato.

Non mi pare che la Nato abbia pregato che entrassero.

Mi risulta che il comunismo sia imploso nelle sue folli contraddizioni e miserie non solo politiche.

Chi visse sotto quei regimi aveva la nausea di sentir parlare di Russia, comunismo, miseria.

Per questo chiesero liberamente di far parte di un altro mondo!

Ora appare un articolo su Il Riformista (notissimo quotidiano liberale e democratico, talmente democratico che dalle sue colonne abbiamo letto della innocenza del terrorista Cesare Battisti, pure dopo la sua confessione a due omicidi, oppure degli “odiatori” di tutti coloro che si ostinano a non perdonare gli assassini di chi gli ha ucciso il padre, la madre o i figli durante gli anni di piombo), secondo cui l’Ucraina “deve” rimanere neutrale come la Svizzera.

Quel “deve” la dice lunga sul Dna di chi era e resta comunista.

Si tratta dell’intervista all’ex ambasciatore a Mosca, Sergio Romano, che io ho apprezzato ma che resta un distinto signore comunista.

L’incipit dell’intervista è tutto un programma: “Vede, in Occidente si è fatto finta di non sapere quali fossero gli obiettivi di Putin…”. Quindi, il problema non è il dittatore Putin che invade e massacra i civili. Siamo noi imbecilli e beoni  che non abbiamo previsto i suoi intenti bellicosi.

Sergio Romano sostiene che la domanda di far parte della Nato, dell’Ucraina, bisognava metterla “in una lunga sala d’aspetto piuttosto che lasciarla sperare”. Anche qui notiamo come le aspirazioni di un popolo sono niente di fronte alla visione di chi spera di recuperare il prestigio del vecchio impero comunista.

Tutto può morire fuorché il sogno comunista.

Difatti, senza mezzi termini sostiene che Putin vuole restituire quel prestigio che la Russia ha vissuto nel passato non solo grazie al comunismo, ma tace nel dirci quali altri elementi avrebbero reso grande la Russia.

Quindi, il fatto che la Nato arrivi ai confini della Russia merita questo massacro, infatti, ecco il suo ragionamento: “Ritengono che si tratti di una preoccupazione in qualche modo fondata e non l’ “ossessione” di Putin”.

Poi l’apoteosi. La colpa sarebbe pure dell’Unione Europea rea di aver allargato in confini a Est (pure noi!) inglobando paesi che con lo spirito europeo non hanno nulla da spartire.

Questo è vero. Tutti gli stati dell’ex Patto di Varsavia, come la Polonia, Romania, Ungheria e altri, effettivamente hanno poco in comune con noi e si vede ogni volta che si vota nel Parlamento europeo ma ancora una volta un comunista non può accettare l’idea che chi ha vissuto sulla pelle il comunismo, e non sui libri o con le chiacchiere come hanno fatto in Occidente votando Pci, non ne vuole più sapere di Russia e di tutte le porcherie politiche che si porta dietro.

Di tutti questi bei discorsi, di Romano e di tutti coloro che sono pro Putin, deve rimanere fermo il principio di diritto Internazionale, quello dell’Autodeterminazione dei popoli.

Nessuno ha il diritto di calpestare questo principio. A meno di sentirsi onnipotenti al punto di ergersi a sommi dittatori e imporre il proprio pensiero. Costi quel che costi.

Gli ucraini, come tutti gli altri popoli, confini o no vicino la Russia, hanno il sacrosanto diritto di decidere da che parte stare.

Quelli che non la pensano così chissà se sono consapevoli di essere molto vicini a quelli che gestivano i campi di sterminio, non nazisti, ma comunisti.

In Russia, i gulag, vengono ancora oggi chiamati sui libri di storia, campi di rieducazione.

In quelli cambogiani, su stampo maoista, i prigionieri leggevano sulla porta “Diventa libero”.

Quando Nikita Chruščëv, denunziò i crimini di Stalin disse: “Stalin voleva trasformarsi in un superuomo dotato di caratteristiche sovrannaturali, simili a quelle di un dio”.

Il comunismo è quella religione che ti consente di passare sopra tutto e spianare chi  ostacola la strada per la libertà, il progresso, la rivoluzione socialista. Materialista però. Questo termine non deve mai mancare.

Ma come si permettono questi ucraini di entrare nella Nato?

E allora il prestigio della vecchia Urss comunista?

Per fortuna Putin sta rieducando questi “camerieri, badanti e pure amanti!”.

Stefano Rossi