(Roberta Labonia) – In queste prime, concitate giornate di guerra, ascoltando le frasi di repertorio che ci provengono un po’ da tutte le voci di governo, non ne traggo un senso di sicurezza bensì di malcelata debolezza.

Oggi, ad esempio, il nostro Ministro degli Esteri 5 Stelle Luigi Di Maio, a cui do atto di essersi speso in queste ore tragiche per cercare ogni via diplomatica che evitasse il conflitto ucraino, in un post di umana solidarietà rivolto al popolo ucraino, ha scritto queste parole :

“Sulle sanzioni alla Russia, l’Italia è per la linea dura: di fronte alle atrocità di questa guerra, scatenata dal governo russo, non può esserci nessun tentennamento. Con i nostri partner Ue e atlantici mostreremo tutta la forza della nostra compattezza”

E con il gas come la mettiamo caro Luigi Di Maio ? Vediamo di capirci, senza ipocrisie. Gli italiani hanno il diritto di sapere. Che strada intende percorrere Draghi?

Questa crisi russo/ucraina sta mettendo a nudo tutta la bassa statura politica e la mancanza di visione di coloro che ci hanno governato negli ultimi 50 anni. Tanti sono gli anni da cui l’Italia dipende dal gas russo per oltre il 45% del proprio fabbisogno. Una politica energetica miope, rischiosa, inconsapevole (o, peggio, consapevole, quindi colpevole), della insostenibilità a lungo termine di un modello industriale basato sulle fonti fossili. A nulla sono valse le promesse di riconversione green fatte al Movimento 5Stelle. Ora speriamo nei fondi del Recovery Plan ma, quanto a transizione ecologica, con Gingolani al dicastero siamo ancora all’anno zero.

Oggi la realtà si è incaricata di farci capire che abbiamo fallito. Che il mondo occidentale ha fallito. Mentre l’Europa, con ingiustificabile ritardo, solo ora ha iniziato qualche timido passo verso un processo di reale unificazione e autoconsapevolezza ambientale (e di questo dobbiamo ringraziare un uomo prestato alla politica di nome Giuseppe Conte).

Sono bastati due shock sistemici come una pandemia ed una guerra in casa, per mostrarci impietosamente tutti le nostre debolezze, tutti i limiti del nostro establishment europeo, ma anche di pezzi da 90 come il vecchio Biden a stelle e strisce, anche lui non meno datato e fuori tempo del suo nemico russo, plastico rappresentante di una politica americana che, dietro la facciata di una democrazia esportata a suon di bombe, ha sempre guardato ai propri interessi geopolitici.

In Europa servono uomini di governo coraggiosi, servono statisti con una visione a lungo termine e invece le teste di governo europee ancora dibattono fra loro, a seconda degli interessi di casa propria, su come fare totto’ al cattivone Putin (un personaggio il cui cinismo e brutalità sono rivoltanti), senza farsi troppo male, rinunciare o meno al suo gas e, il tutto, senza scatenare la terza guerra mondiale. E in Italia, nonostante siamo in mano al “migliore”, non va meglio: non sarà certo Mario Draghi, l’uomo della finanza europea bravo a fare di conto e a contenere le turbolenze dei mercati, ad offrirci una via d’uscita di largo respiro. È da oltre un mese che, da bravo ragioniere, timoroso dell’impennata del famigerato debito, oppone piccoli interventi alla voragine energetica che ci si profila all’orizzonte. Come a voler svuotare il mare con un secchiello. Se ho sentito parole di buon senso, in queste ore, ancora una volta sono venute da Giuseppe Conte, che ha parlato della necessità di un secondo Recovery europeo, stavolta di guerra, in grado di fornire una risposta europea unitaria al patatrac del caro energia. Quel che si dice “guardare oltre il proprio naso”.

Caro Di Maio, da voi governanti italiani (il voi si riferisce al tuo ormai essere organico al sistema), voi che avete l’onere di gestite questa ennesima crisi internazionale, vorremmo meno politichese, meno manieroso senso di solidarietà, più chiarezza e più soluzioni.

Un po’ quello a cui ci aveva abituato Giuseppe Conte durante il suo governo. Sai, pur rispettando la tua grande ammirazione verso Mario Draghi, non vorremmo un giorno dover scoprire che “le sciabole stanno appese mentre i foderi combattono”, ovvero che a governare sono gli incompetenti mentre i migliori sono stati fatti fuori.

E ogni riferimento a Giuseppe Conte è voluto.