
(Giuseppe Di Maio) – Nel suo “grado zero della scrittura” Roland Barthes illustrò come il linguaggio, oltre ad essere un’indicazione della provenienza sociale dello scrittore, è anche rivelatore dei suoi obiettivi ideologici e politici. Restano celebri le sue considerazioni sul vocabolario degli enciclopedisti, e quelle sulla retorica dei rivoluzionari del XX secolo. I suoi studi sono la dimostrazione dell’inevitabile trasmissione dello spirito e della traccia che l’ideologia e la morale lasciano nelle espressioni artistiche e letterarie. Se esportassimo il metodo del geniale normanno per valutare gli appartenenti alle formazioni politiche italiane, scopriremmo di certo cose interessanti. Ad esempio, potremmo svelare che alcuni partiti sono tutt’altro da ciò che pretendono di essere con la loro autocollocazione.
Al M5S appartiene una terna di senatori famosi per il loro eloquio anni ’50. La prosa di Nicola Morra è cauta, ricercata, con un numero incredibile di tronche. Affiora dalla sua oratoria la preoccupazione di non essere incisivo, di non essere ascoltato dai suoi interlocutori quasi sempre svogliati. Si potrebbe dire che le sue “apocopi” siano il vezzo di chi teme che le proprie parole non siano memorabili. L’enfasi di Lannutti nasce da un Abbruzzo rustico e appartato, e quella di Ettore Licheri dalla sua professione forense, ma il linguaggio che istruisce la loro prosa impetuosa e appassionata, è più vicino a quello dei curati all’omelia della domenica. Non è solo causa dell’età e della provenienza geografica, anche il lombardo e più giovane Toninelli è capace di una discreta modulazione pretesca. E le donne non sono esenti. La senatrice Lezzi, parla come un politico meridionale anni ’70, e si attarda in vezzi eufonici quanto il collega Morra, ripetendo i suoi “nonno” invece della negazione “non”, alla maniera di un De Mita al suo apogeo.
La prosa leghista è piana e chiara. Sulle loro bocche i riferimenti colti sarebbero ridicoli. Discendono per lo più da un popolo semplice, e a gente semplice e pratica vorrebbero parlare, senza mai mettere in discussione le sue mitologie. Ogni leghista è un amplificatore delle idee dominanti, il loro mondo non ha bisogno di essere né interpretato né cambiato. Gli eredi di Veltroni hanno tra loro un tratto comune. Non usano parole semplici, non parole obsolete, per rendersi indecifrabili essi usano artifici retorici. Le idee dei piddini sono paradigmi, sillogismi, e slogan. Cose che dovrebbero sembrare nientemeno intelligenti ai loro elettori, e persino ai loro nemici, invece sono solo trappole vuote per conservare lo stipendio. Chi si allena nella stessa politica del PD parla d’aria, come le sardine bolognesi evaporate coi loro slogan.
Ecco in cosa consiste la singolarità italiana. C’è chi promette vantaggi ai propri elettori e ne vuole ottenere solo per sé stesso; chi dichiara di essere al servizio degli umili e per tradirli parla una lingua a loro incomprensibile; chi auspica il sovvertimento dei rapporti politici e sociali usando le parole del catechismo. Siamo un paese che dipende dall’ideologia cattolica, e la sola forma di laicismo che conosce è quella anarchico liberale. Nello scontro tra popolari e conservatori l’unica classe rivoluzionaria è ancora la piccola borghesia, travolta dal predominio dal capitalismo amorale e liberista.
Insomma: determinismo genetico e strutturalismo.
Questo blog non si fa mancare niente.
Manca alla miscellanea il pensiero di Lombroso:a proposito di Salvini, ovviamente…
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Gentile Carolina, giusto qualche giorno fa stavo riflettendo che forse Lombroso andrebbe riconsiderato. Sia la criminologia che la medicina moderne lo sbeffeggiano da decenni, eppure, eppure…
Un saluto
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…come la metti con le stronze strafighe (perlomeno ritenute tali)?
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Lombroso avrebbe classificato il soggetto come patogene informe con caratteristiche tipicamente associabili a persona infida e incapace di avere posizioni stabili per più di cinque minuti. Moralità zero, ideali zero ,ignoranza infinita.
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@ Mark Twain
Volendo qui siamo tutte Marilyn Monroe. O la Bellucci, a scelta…
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