
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Nei suoi tre monologhi sanremesi Checco Zalone ha preso in giro virologi, rapper e puttanieri. Nessuna di queste categorie si è offesa, almeno pubblicamente. A offendersi è stato chi, come Vladimir Luxuria e Monica Cirinnà, ha accusato Checco di avere raccontato le persone transessuali attingendo ai luoghi comuni che le vogliono dedite alla prostituzione e a una faticosa ricerca della femminilità. Il fatto è che, da Aristofane a Totò, la comicità si basa sui luoghi comuni, con una spiccata prevalenza per i più beceri. Li mette alla berlina in un contesto grottesco, non per rassicurare il pubblico sulla loro veridicità, ma al contrario per suscitare dubbi. Nel momento stesso in cui ridiamo, capiamo di stare ridendo di qualcosa che il più delle volte è uno stereotipo. Non solo la tragedia, anche la commedia ha la sua catarsi e scherzare sull’indicibile aumenta il livello di consapevolezza di una comunità.
Checco ha fatto il suo sporco lavoro. Anzi, se vogliamo muovergli una critica, non lo ha fatto abbastanza. Sembrava quasi titubante nell’affondare i colpi. Con il risultato che, dei suoi tre monologhi, quello è sembrato il meno divertente. Ha fatto rimpiangere la satira estrema della canzone sugli «uomini sessuali» che proprio perché estrema era piaciuta a tutti, gay compresi. Stavolta le preoccupazioni dell’attore Luca Medici hanno prevalso sulla maschera del suo Checco. Ma una maschera non deve tenere conto di tutte le sensibilità. Mica è un Presidente che parla alle Camere riunite.
Di solito commentiamo sotto le notizie covid based.
È il nostro campo.
Ma ci piace anche ridere.
E quindi eccoci quà: questa volta Gramellini ci ha visto giusto.
È una rarità, ma diamogliene atto.
Non sappiamo bene cosa abbia detto Vlady, ma si deve essere imborghesita un bel po’. Nel ’96 aveva promosso questa bella canzone:
http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1996/05/24/Spettacolo/GAY-PROMOSSO-A-PIENI-VOTI-IL-GRUPPO-ELIO-E-STORIE-TESE_173600.php
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C’avevo una mezza idea di guardarlo su raiplay, ma dopo la recensione del gramelot (cit.) desisto.
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@Associazione Guariti Covid
«E quindi eccoci quà (sic!): questa volta Gramellini ci ha visto giusto. È una rarità, ma diamogliene atto.»
Concordo pienamente: anche un orologio analogico guasto due volte al giorno segna l’ora giusta. Ora Gramellini può tornare alla sua insulsaggine farcita da stupidate, tiepidi attacchi mai frontali, ma sempre messi in bocca ad altri e tutti i luoghi comuni con cui ci scassa la uallera… oddio, neanche quello riesce a farlo bene. Solo da compatire, ma non stavolta.
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Ma Gramellini ha preso il posto di Alberoni come teorico del Nulla e dell’Ovvio?
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Potrebbero aprire un club insieme. Anzi un’università!
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Il gramellino critica chi fa emergere i problemi, sembra un insabbiatore dei problemi che il clero da un giorno sì e l’altro pure. Te me paret un pretun falsun.
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