(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Pietà, il Grillo Mistico no. C’è più trasgressione in quel cantante stonato che si è battezzato da solo sul palco di Sanremo, e ho detto tutto. Grillo che posta una sua foto travestito da Gesù in un film di quarant’anni fa diretto dal nonno di Calenda. Grillo che cita Gandhi e, senza fare nomi come nei messaggi criptici di certi vecchi capataz democristiani, invita il figliolo non più prodigo Di Maio a rinunciare a vanità ed egoismo per lasciare spazio a una sola voce, quella afona di Conte. Tutto questo detto da un uomo che sulla vanità arroventata e sull’egoismo vittimista ha costruito ben due carriere: prima il comico del «Ve la do io», poi il politico del «Vaffa». E che adesso, per salvare quel che resta del progetto originario dei Cinquestelle (un po’ di giustizialismo e nulla più) si erge a santone, anzi a mammasantissima, con il tono di chi si finge autoironico per prendersi meglio sul serio. Superfluo ricordargli che Gandhi attirò proseliti predicando la non violenza anziché la rabbia, e che non era immerso come lui nel materialismo consumista: un particolare che rende l’Elevato molto più simile al Cavaliere che al Mahatma. Il Grill(o) delle vanità ha una biografia che fa a cazzotti con le sue prediche. Forse il concittadino De André immaginava già questa sua foto da illuminato male quando cantava che la gente si sente come Gesù nel tempio e dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio.