(Giuseppe Di Maio) – Chi vede dall’estero le cose italiane, non finisce mai di meravigliarsi. I difficili passaggi istituzionali a cui ci ha abituato la nostra democrazia non hanno eguali. Forse ora siamo diventati secondi – l’anno scorso l’America ci ha superati, e ci ha rubato lo scettro dei più incasinati d’Occidente. Ma siamo sempre primi per faccia tosta e irresponsabilità: siamo gli unici capaci di rovesciare la tavola della mensa proprio quando c’è a disposizione poco desinare. La nostra, è una civiltà antica. L’ingiustizia che essa è capace di generare ha la grazia dell’incredibile, la rassegnazione dell’ineluttabile.

Nel 2013 fu Marini a essere preso a trofeo della destra per portare a casa un Presidente non ostile. La sinistra rispose con Prodi, che non ebbe nemmeno tutti i voti del Pd. E noi che già credevamo di fare presto come il Vaticano con Bergoglio, ci tenemmo Napolitano. Allora dicono che fallisce la politica, giusto! Dicono che a fallire è la nostra classe dirigente, ancora più giusto! Ma a mio parere fallisce la democrazia, incapace ormai di intercettare il bene comune, di seguire gli obiettivi dichiarati (cioè gli interessi pubblici), idonea soltanto riconoscere quelli taciuti (insomma quelli privati). L’Italia è quel paese che elegge il Presidente della Repubblica (e pure ogni altro istituto) quando una maggioranza non riesce a bocciare il candidato.

E’ l’ora di eleggere una donna. Oh, certo. In genere se ne prende una più disonesta di un uomo disonesto, e la si mostra al globo terracqueo quale frutto della modernità italica. Ma se a filtrare le maglie del potere è una senza padrone, beh, quella non è una donna, quella è un pericolo per la democrazia. E allora Mattarella. Quello che ha nominato l’amico Draghi per far fuori il nemico Conte, e che gli tiene il posto al caldo fino a quando non si andrà a votare. Contente le destre, contente le sinistre. Contenti quelli che non saranno mandati a casa e potranno arrivare al 24 settembre, cioè fino al diritto alla pensione.

E dire che ne cercavano uno di alto profilo; che fosse super partes; che fosse da tutti condiviso. Ma ce n’è uno così? E veramente lo vorrebbero? Per farne cosa?