In caso di trasloco di Mr Bce, a Chigi potrebbe arrivare la Elisabetta Belloni, numero uno del Dis: una promozione in stile Kgb. Ma il Paese non può tollerare un altro pateracchio tecnico.

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – In questi giorni tutti mi chiedono come finirà la partita del Quirinale, ma la domanda più intelligente me l’ha fatta ieri Nicola Porro, durante la diretta di Rete 4 in cui si commentava la prima votazione per la scelta del presidente della Repubblica: «Perché La Verità è l’unico quotidiano che non ha dedicato il titolo più importante della prima pagina al successore di Sergio Mattarella?». La risposta è semplice e spiega perché anche oggi non apriamo, come si dice in gergo, sul futuro capo dello Stato. Al momento non c’è alcuna novità, ma solo tante chiacchiere. O meglio: tante trattative, tanti giochi sotterranei, tanti bluff, ma la soluzione al rebus di chi spedire al Colle o di chi debba prendere il posto di Mario Draghi qualora il prescelto fosse lui, ancora non c’è. Dunque, appassionarsi per le riunioni dei vertici di Pd, 5 stelle e Leu, in cui alla fine si decide di votare scheda bianca in attesa di trovare un candidato, è difficile. Altrettanto complicato è inseguire le voci che si rimbalzano, sapendo che quasi tutti i nomi che circolano nel giro di 24 ore saranno spazzati via.
Le certezze in questa vicenda sono poche. Una di queste è che il presidente del Consiglio non vede l’ora di lasciare Palazzo Chigi, ma fino a pochi giorni fa riteneva che il trasloco sarebbe stato una passeggiata, non scorgendo all’orizzonte nessuno che gli potesse intralciare il passo. Probabilmente, Draghi pensava che la sua nomina fosse la naturale conseguenza dell’impegno che si è preso un anno fa di traghettare il Paese fuori dall’emergenza. Ma in politica di naturale c’è poco, anche perché se l’ex presidente della Bce lasciasse il governo per il Colle, oltre a essere il primo premier in carica nella storia della Repubblica a diventare capo dello Stato, si aprirebbe il delicato problema di come rimpiazzarlo. Via lui, chi potrebbe tenere la barra dritta di una barca che già oggi naviga a zig zag con una maggioranza ondivaga? In questi giorni si sono fatti i nomi di Marta Cartabia (papabile anche per il Quirinale), di Vittorio Colao e Daniele Franco, tre ministri uniti da una caratteristica: nessuno di loro è un politico. A prescindere dalle loro qualità e dalle loro capacità di proseguire la navigazione in un mare che con l’avvicinarsi delle elezioni rischia di essere molto agitato, è immaginabile e accettabile che il Paese sia retto da tecnici? Con un ex banchiere presidente della Repubblica, una docente, un manager o ex ragioniere dello Stato alla guida del governo avremmo la liquidazione della Repubblica parlamentare, perché le principali cariche istituzionali sarebbero delegate a persone non elette. Peggio ancora sarebbe se la scelta dovesse cadere su Elisabetta Belloni, nome che circola in queste ore. Con tutto il rispetto per la persona, la nomina dell’attuale direttore generale del Dis, Dipartimento della sicurezza (leggasi servizi segreti) ci farebbe somigliare un po’ all’Unione sovietica, dove i capi del Kgb poi divenivano anche presidenti del Soviet. Del resto, trovare un politico che possa fare sintesi di una maggioranza che va dai postcomunisti alla Lega, con in mezzo 5 stelle e Forza Italia, è dura. Certo, si può fare tutto nella vita (parlamentare), ma a che prezzo? Già siamo in un periodo in cui i diritti dei cittadini sono calpestati, ma passare con gli scarponi chiodati su ciò che resta, cioè sull’articolo uno della Carta su cui si regge la Repubblica («La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione») pare un po’ troppo.
Dunque, per quanto Draghi appaia titolato e smanioso di trasferirsi sul Colle, resta uno scoglio non facilmente aggirabile, anche perché chi lo vorrebbe spedire lassù, in segreto sogna che il trasloco coincida con la fine della legislatura e il ritorno alle elezioni, ma questo appare incompatibile con la volontà di quasi tutto il Parlamento, che vede il voto come il candidato all’impiccagione vede la corda. Stando così le cose, o il premier si mette d’accordo con i partiti per trovare una soluzione politica (un rimpasto, con alcuni ministeri chiave che ritornano in gioco, magari con l’assunzione di responsabilità di qualche leader) e un sostituto che non sia tecnico, oppure la candidatura si complica.
Altra certezza è che le terne che girano, a destra e a sinistra, lasciano il tempo che trovano, perché nessuno ha i numeri per imporre un candidato all’altro schieramento. Perciò occorre trovare una figura di mezzo, vale a dire uno che si giochi i buoni rapporti dentro entrambe le coalizioni. E qui ecco avanzare la figura di Pier Ferdinando Casini, che a tenere i piedi in più scarpe è un maestro, tanto da essere stato nel tempo democristiano, berlusconiano (ma non di stretta osservanza), montiano, renziano e ora draghiano. Sì, insomma, un uomo che da quasi quarant’anni sta in Parlamento e dunque ha visto tutto ed è preparato a tutto. Al momento, lui si sente un po’ Papa, anche perché in molti lo considerano tale, ma non è detto che chi entra cardinale in conclave poi ne esca Pontefice.
Di certo, c’è anche che nessun presidente della Repubblica ha mai lasciato volentieri i saloni del Quirinale per dedicarsi ai nipotini. Quindi Sergio Mattarella è sempre in gioco e come Giorgio Napolitano sa mettersi da parte in attesa che le trattative falliscano e poi, con il più ampio consenso che si attende un padre della patria, potrebbe accettare di ritornare dall’esilio volontario.
Infine, altra certezza è che se niente di tutto ciò che abbiamo descritto andasse in porto, alla fine, come accadde con Oscar Luigi Scalfaro (la strage di Capaci) o con Giovanni Leone (a decidere la sua elezione furono i voti del Movimento sociale) potrebbe verificarsi un imprevisto che nessun titolo d’apertura di questi giorni è riuscito a immaginare. Perché un fatto è sicuro: la strada per il Colle è lastricata di trappole.
È già un miglioramento, oggi assomigliano di più alla North Korea
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Ho letto fin qui:
“ma la domanda più intelligente me l’ha fatta ieri Nicola Porro”.
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Ovviamente non leggo un articolo di belpietro (o sallusti o uno qualunque dei dattilografi di berlusconi, ma neppure uno del corriere o della repubblica, stampa …), sarebbe solo tempo perso.
Anche se per interesse per una volta dovessero dire la verità su qualcosa, sarebbe solo per manipolare l’opinione pubblica a favore del padrone.
No, grazie.
Chiedo a chi gestisce il sito: non si potrebbe specificare nelle prime righe di chi sono gli articoli, così uno non fa nemmeno la fatica di entrarci per poi dover subito uscire schifato?
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… ma C’E’ GIA’ scritto nella PRIMA riga dell’articolo.
Capisco che non ti piaccia mascellone, ma questa è cecità selettiva.
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SM intendevo nella home. Spesso apro un articolo che non si sa di chi sia e scopro solo una volta apertolo che è di belpietro o sallusti o quei personaggiacci bugiardi a cottimo che evito di default.
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… che ‘ntender no la può chi no la prova…
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Se uno come Belpietro dice che X non va bene significa che la confederazione di magnasghei, mafiosi, fascisti, e massoni temono X.
Grazie Maurizio, con te è sempre facile capire come stanno le cose e chi sta con chi, non sapevo nulla di Belloni ora so che non piace ai tuoi padroni, quindi speriamo sia eletta.
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Roba da Unione Sovietica? Magari fosse intelligente come Putin…!
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Smemorato o ignorante o disinformato o bugiardo
vai a leggerti il curriculum di George H. W. Bush
che fra le altre cose è stato capo della CIA
oltre che
Rappresentante permanente alle Nazioni Unite
Presidente del partito repubblicano
Vice Presidente USA
imprenditore petrolifero
MASSONE
altro che URSS
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