Conte non si candida: ha capito che lo aspettavano al varco per abbatterlo

Ci aveva davvero riflettuto, era quasi pronto a candidarsi. Ma poi Giuseppe Conte ha capito che lo aspettavano al varco per abbatterlo, con Carlo Calenda primo cacciatore nella sua riserva, e con lui una folla di aiutanti, da Matteo Renzi a tanto centrodestra, e vai a fidarti di certi dem o perfino di qualche grillino. […]

(DI LUCA DE CAROLIS E WANDA MARRA – Il Fatto Quotidiano) – Ci aveva davvero riflettuto, era quasi pronto a candidarsi. Ma poi Giuseppe Conte ha capito che lo aspettavano al varco per abbatterlo, con Carlo Calenda primo cacciatore nella sua riserva, e con lui una folla di aiutanti, da Matteo Renzi a tanto centrodestra, e vai a fidarti di certi dem o perfino di qualche grillino. Ecco perché ieri sera in conferenza stampa a Montecitorio, il presidente del M5S ha detto no, grazie: “Ho declinato la proposta di Enrico Letta e del Pd di candidato nelle elezione suppletive per la Camera di Roma”.

Non correrà nel collegio di Roma Centro, lasciato libero dal sindaco dem Roberto Gualtieri, che gli hanno offerto più volte, e questa sembrava quella buona. Perché Letta – ma anche Nicola Zingaretti, raccontano – lo volevano in Parlamento, innanzitutto per controllare da vicino gli agitatissimi gruppi parlamentari dei Cinque Stelle, appena in tempo per le votazioni per il Quirinale, visto che per il seggio vacante si voterà il 16 gennaio. Meglio averlo lì, e questo lo pensavano anche diversi 5Stelle: “Se Giuseppe resta fuori per diversi dei nostri sarà più facile andare per conto proprio nel voto segreto”. Ma alla fine Conte si è ritratto, dopo una telefonata con il segretario del Pd al quale ha spiegato le sue ragioni. L’altro ha capito, senza insistere troppo. “Dopo un nuovo supplemento di riflessione, ho capito che ho ancora molto da fare per il M5S, non mi è possibile dedicarmi ad altro”, ha sostenuto Conte. Vuole dedicarsi alla nuova struttura del Movimento, “e voglio continuare a viaggiare per l’Italia”, insomma portare avanti il suo tour. Però a pesare è stato soprattutto altro, il Calenda che ha promesso di sfidarlo in una zona dove è fortissimo. E poi vari segnali, da quelli del centrodestra romano – “vado a fare volantinaggio per Calenda” prometteva il forzista Giro – fino alle frasi di alcuni dem (“Evitiamo di usare il collegio di Roma per fare le primarie interne al campo largo di centrosinistra” avvertiva Tommaso Nannicini). Quindi, niente. Piuttosto, una conferenza stampa per presentare i nuovi comitati del M5S che andranno in votazione nel fine settimana, 85 incarichi per placare i parlamentari. Ma i gruppi senza di lui nel Palazzo esploderanno sul Quirinale? “Non credo che la mia presenza in Parlamento sia necessaria: anche se non eletto ciò non mi impedirà di partecipare da protagonista all’elezione” giura l’ex premier. Anzi, “il M5S sarà la forza più compatta nell’affrontare questo passaggio”. Ottimista, forse, il Conte che parla così di Silvio Berlusconi: “Non lo voteremo per il Quirinale, ma gli fa onore la sua posizione sul Reddito di cittadinanza”. Sillabe che sono un segnale sempre in vista del Colle, “perché bisogna parlare anche con FI, non lasciarla al Pd” traducono dal M5S.A pochi passi da dove Conte annuncia il suo no, al Tempio di Adriano in piazza di Pietra, c’è Carlo Calenda che presenta il libro di Marco Bentivogli. “Non ce l’ho con Conte, ma penso che sia un fatto essenziale per la politica italiana che il M5S scompaia e che non metta mai più piede a Roma”, dice. E non risparmia Letta: “Prima di combinare un altro macello facendosi dire di no da Conte, possiamo sentirci 5 minuti?”. Sulla propria corsa è ambiguo. L’annuncio ha ottenuto il suo effetto. In campo potrebbe esserci Bentivogli. Nel Pd in molti se la prendono con il segretario, accusato di aver fatto una mossa azzardata.

In gioco a questo punto c’è l’alleanza. Al Nazareno, a caldo, non mettono fuori il leader di Azione, ma il tema esiste. Tanto è vero che lui pensa già a correre al centro da solo alle prossime elezioni. O, chissà, con Renzi e Coraggio Italia. Sul seggio di Roma 1 è tutto da rifare. Il Pd pensa a Enrico Gasbarra, Cecilia D’Elia (favorita) o Annamaria Furlan.

7 replies

  1. Mah, non lo so se avrebbe perso. Credo che la rinuncia sia dipesa da un ragionamento riguardante entrambi gli esiti, compresa la vittoria quindi, con conseguente debito di riconoscenza. In ogni caso era una trappola e bene ha fatto Conte a rinunciare.

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  2. Ah sì, la signora furlan, altro giro di sindacalista sulla pista pd.
    Gli italiani guadagnano meno di 30 anni fa ma i sindacalisti sono esclusi: completato il loro inutile mandato vanno a finire nel riciclo a 15.000 cucuzze/mese

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    • Quando si hanno pochi, pochissimi argomenti, ed ancora meno idee forti che ti distinguono dalla marmaglia, anche i leoni diventano conigli

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  3. Ommaronna., come si fa a parlare cosi’ di un B.? PErche’ non lo dice? Perche’ non dice qualcosa di sinistra?

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  4. Si è cacato sotto appena Calenda, forse su impulso di Letta, ha dichiarato che si sarebbe candidato pure lui. Più lo prendono a pesci in faccia più lui li rincorre dichiarando la sua fedeltà al campo progressista.

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