(di Massimo Gramellini – corriere.it) – La signora sulla quarantina si aggira per il noto negozio di scarpe, ne prova e scarta parecchie. Poi esce sotto il cielo di Assisi senza averne comprata nessuna, ma un paio evidentemente le rimane impigliato alla borsa, tanto da suscitare la reazione sonora dell’antitaccheggio. Sembrerebbe un furto come un altro, senonché la motivazione spiazza persino i carabinieri, che pure tante ne vedono e ancor più ne sentono: «Vi chiedo scusa, purtroppo non sono in me: ho appena fatto il vaccino…». È chiaro che siamo al confine tra il genio e la cialtronaggine, ma la ladra di Assisi fornisce una formidabile spinta alla campagna di vaccinazione – il vaccino come lasciapassare universale, meglio della licenza di 007 – tanto che non mi stupirei se i No Vax la accusassero di essere una figurante pagata da Figliuolo. Il suo alibi, infatti, si presta a una varietà praticamente sconfinata di utilizzazioni. «Prof, si figuri se non conosco a memoria “L’Infinito” di Leopardi, è che non me lo ricordo più perché ho appena fatto il vaccino». «Come dici, cara? Sono andato a letto con un’altra? Ah, quindi non eri tu! Sono così confuso: sarà la terza dose».

Si rimane basiti, e in un certo senso ammirati, di fronte al sangue freddo delle persone che, invece di balbettare o arrossire, riescono sempre e immediatamente a trovare una scusa per negare l’evidenza e far sentire in colpa chi li incolpa. Deve trattarsi di un altro effetto collaterale del vaccino.