Virginia Raggi: “Ho commesso errori e ho dato fiducia a persone sbagliate. Ma non mi pento di nulla”

La sindaca di Roma in corsa per il bis al Campidoglio: «In questi cinque anni sono rimasta la stessa e se ho tolto qualcosa a qualcuno è stata la mia famiglia. Il no alle Olimpiadi 2024? Allora non c’erano le condizioni, troppi debiti. Ma ora punto a portare in città l’Expo 2030, mancano 10 anni…»

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(di Tommaso Labate – corriere.it) – «Pentimenti no, non sono pentita di nulla. Certo, se mi guardo indietro, ci sono delle persone a cui non darei la fiducia che ho dato e anche cose che non rifarei nello stesso modo in cui le ho fatte», dice a un certo punto della chiacchierata Virginia Raggi. È quasi un lampo nel perimetro cronologico di un’intervista in cui la sindaca uscente di Roma, in corsa per il secondo mandato alle elezioni amministrative che si terranno il 3 e 4 ottobre prossimi (col ballottaggio fissato dopo due settimane), sembra muoversi più con la freddezza della partecipante a un concorso o a un quiz a premi che come una personalità politica ormai di lungo corso, magari di quelle che allargano spesso a dismisura i confini del loro ragionamento invece che costringerlo a risposte decisamente striminzite, o quantomeno più striminzite della media, come invece fa lei. Come se l’accesissima campagna elettorale che la sta vedendo dividere il proscenio con altri tre prim’attori (i candidati a sindaco della Capitale sono in realtà ventidue, ma i sondaggi vedono decisamente staccati Carlo Calenda, Roberto Gualtieri, Enrico Michetti e lei, in rigoroso ordine alfabetico), più che stancarla, l’avesse al contrario portata ad allenare la mente sulla miglior risposta da dare, su quella meno rischiosa, scivolosa.

Le Olimpiadi (mancate) e Expo 2030

Di fronte alla domanda sui possibili pentimenti, invece, è come se la Raggi, per un momento, si liberasse da un fardello.

Potesse tornare indietro?
«Ripeto, ci sono state delle persone a cui ho dato una fiducia che non meritavano e cose che non rifarei allo stesso modo».

Errori, insomma.
«Sugli errori faccio mia la vecchia massima secondo cui soltanto chi non fa non sbaglia. E posso dirle che, quando ho sbagliato, l’ho fatto sempre in buona fede e all’interno di un percorso di scelte compiuto sempre all’insegna della più totale trasparenza».

Prendiamo la scelta di rinunciare alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024. La rifarebbe anche oggi?
«Oggi uno dei principali punti della mia campagna elettorale è portare a Roma l’Expo del 2030. Mancano meno di dieci anni, è un sogno realizzabile».

La domanda era sulle Olimpiadi. E comunque, puntare all’Expo del 2030 dopo aver rinunciato alle Olimpiadi del 2024 non le sembra un controsenso?
«Assolutamente no. Quando sono diventata sindaca di Roma e si è posta la questione della candidatura alle Olimpiadi, non c’erano le condizioni perché la Capitale organizzasse un evento del genere. La città aveva un debito incredibile, la situazione finanziaria che ci avevano lasciato non consentiva questo rischio. Adesso le condizioni ci sono, eccome. Per questo punto sulla corsa a Expo 2030, un’opportunità che può contribuire al rilancio della città».

Quanto l’hanno cambiata cinque anni in Campidoglio?
«Sono rimasta me stessa». Identica? «Semplicemente me stessa. Quella che ero, sono. Mi comporto come mi comportavo cinque anni fa, sono la donna che ero cinque anni fa, vivo in periferia come vivevo in periferia cinque anni fa».

Rispetto alla donna di cinque anni fa, la donna di adesso ha tolto qualcosa agli affetti?
«Se ho tolto qualcosa a qualcuno, è stato alla mia famiglia. È ovvio che se prima c’era più tempo da trascorrere assieme, dopo l’elezione a sindaca ce n’è stato parecchio di meno. Il lavoro di sindaca è totalizzante: hai la responsabilità di una città e dei suoi cittadini, l’obbligo di impegnarti al massimo per non lasciare indietro nessuno».

Suo figlio?
«Come tutte le mamme che lavorano tanto, nei confronti dei figli c’è sempre un po’ di senso di colpa, certo. Ma faccia pure questa domanda ad altre mamme lavoratrici e vedrà che le daranno tutte la stessa risposta».

Dove si vede tra dieci anni?
«Non so dove sarò tra dieci anni ma so per certo che, potendomi guardare indietro, mi sentirò orgogliosa del lavoro fatto per Roma».

Tornerà mai a fare l’avvocata, la sua professione di prima di diventare sindaca?
«Adesso sono concentrata nel portare avanti il mio progetto per Roma e i romani».

Tra dieci anni la sindaca non la potrà più fare.
«Mettiamola così: se mai decidessi di tornare a fare l’avvocato non ci sarebbe nulla di male».

Dovesse perdere le elezioni, rimarrebbe comunque in consiglio comunale per tutta la durata della consiliatura?
«Guardi che io non perdo. Io vinco».

Lo dicono tutti i candidati a tutte le competizioni, da sempre.
«Solo che io vinco davvero».

Mettiamola così: il suo impegno per Roma continuerà a prescindere dall’eventuale vittoria alle elezioni?
«Scusi ma non ho già risposto?».

Ha risposto alle domande precedenti. Questa è un’altra domanda.
«La risposta è sì. Il mio impegno per Roma non finirà mai, durerà per sempre, per tutta la vita».

Com’era Virginia Raggi bambina?
«Una bella tipina, caparbia, curiosa».

Quanto caparbia e quanto curiosa?
«Tanto da dare parecchio filo da torcere ai miei genitori. Quando mi mettevo in testa di fare una cosa, diciamo che era difficile che desistessi».

Un esempio?
«Mi viene in mente il volo in parapendio».

Provato?
«Alla fine sì, una volta, anche se i miei non erano per nulla d’accordo, come può immaginare».

Altro?
«La moto, una passione inizialmente coltivata di nascosto. Amo la moto, anche se per ovvi motivi non la uso da un pezzo».

Cilindrata bassa o…
«La moto è la moto. Perché ogni volta che una donna dice di usare la moto di fronte ha qualcuno che pensa a una cilindrata bassa?»

Cilindrata alta, quindi.
«In tasca ho la patente A3 meccanica». Può guidare qualsiasi moto. «E comunque non ero soltanto una ragazzina spericolata. Ma sensibile, attenta agli altri, che cercava di cambiare le cose che non andavano, con quella stessa consapevolezza che mi ha portato fino a qui».

Il film della sua vita?
« Le grand bleu di Luc Besson. Mi commuovo tutte le volte che lo rivedo». Il film ispirato al dualismo tra l’apneista francese Jacques Mayol e l’italiano Enzo Maiorca. «Aggiungo anche Febbre da cavallo, che ho riguardato tantissime volte con mio figlio».

La sua musica?
«L’ascolto tutta ma le mie preferenze, soprattutto da ragazza, erano per il rock. Guns ‘N Roses, Dire Straits, Patti Smith…».

Chissà quanti concerti.
«Nessuno di loro visto in concerto. Era presto per andarci da sola e i miei non mi hanno mai accompagnato».

Un avversario di cui ha stima?
«Guardi, di quelli che corrono alle elezioni di Roma, nessuno. Rispetto per tutti ma la stima è un’altra cosa. E di stima non ne ho».

11 replies

  1. Ma mi faccia il piacere

    di Marco Travaglio | 20 SETTEMBRE 2021
    Te piace ’o presepe? “Vicini alla normalità, il mondo ci guarda” (Mariastella Gelmini, ministra FI degli Affari regionali, Corriere della sera, 19.9). E vede la Gelmini ministra: un figurone.
    Belli capelli. “Se la Lega esce dal governo non mi strappo i capelli” (Andrea Orlando, ministro Pd del Lavoro, Stampa, 18.9). Ma neppure se resta.
    Certo, come no. “Berlusconi non rinuncia a sognare il Colle. L’incontro in Sardegna per convincere Renzi” (Francesco Verderami, Corriere della sera, 18.9). Buona l’idea di cominciare dal leader più affidabile.
    L’esperto. “Gentiloni con Gualtieri: ‘Basta incompetenza’” (Repubblica, 19.9). Deve avercela con quel premier che s’è appena visto bocciare il prestito di 900 milioni ad Alitalia: quel premier che si chiamava come lui.
    En plein. “‘Ho tre figlie e le ho fatte candidare, che male c’è?’”, “Candidare tutti i propri figli nel partito di cui si è al vertice si può. In vista delle elezioni amministrative di ottobre, a Latina, lo ha fatto la senatrice Pacifico, ex M5S passata al partito di Toti… Hanno chiesto loro di candidarsi o ha proposto lei la candidatura? ‘Posso mai obbligarle? Hanno 27 anni ed è stata una loro scelta. Loro respirano i problemi sociali’” (Repubblica, 14.9). E il marito niente?
    Bum economico. “L’Italia sta vivendo un boom economico, che non vedeva dagli anni Sessanta. Sono tutti risultati che si devono a Draghi e alla credibilità dell’azione riformatrice di questo governo” (Renato Brunetta, ministro FI della Pubblica Amministrazione, Giornale, 2.9). È la volta buona che gli danno il Nobel. O magari l’Oscar.
    Scambio di persona. “È un governo di affidamento personale, cioè legato al prestigio internazionale di chi lo guida, Mario Draghi, appunto. Su di lui, sulla fiducia nella sua capacità di gestione, poggia l’intero piano di finanziamenti europei, che porterà l’Italia sfibrata dal Covid più di 200 miliardi da investire entro la fine del 2026” (Carlo Verdelli, Corriere della sera, 17.9). Ecco chi era quel premier col ciuffo e la pochette che il 17 luglio 2020 partì per Bruxelles e quattro giorni dopo tornò a Roma con 209 miliardi di Recovery Fund in tasca: Draghi travestito da Conte.
    B etulla colpisce ancora. “Le finte lacrime di Prodi nel suo libro rancoroso. Ci mancavano le memorie di Mortadella” (Renato Farina, Libero, 17.9). Pio Pompa, è lei?
    Che bei silenzi. “Draghi comanda tacendo. Potere ignaziano. Il segno supremo della sua leadership è il silenzio” (Mattia Ferraresi, Domani, 16.9). “Alle origini del silenzio gesuitico che Draghi usa molto più delle parole” (Claudio Ferlan, Domani, 17.9). Torna, direttamente da “Il secondo tragico Fantozzi”, il Gran Consiglio dei Dieci Assenti.
    Impresa Traslochi. “Una certa magistratura ha fatto venir meno in Italia anche la speranza del mugnaio di Potsdam, cioè che esista almeno un giudice Berlino” (Augusto Minzolini, Giornale, 17.9). Bei tempi, quando B. si accontentava di trasferire i suoi processi a Brescia.
    Lo scusario/1. “Prete arrestato a Prato: festini a base di droga dello stupro comprata con le offerte, i party a casa del compagno. Il Don convolto in un giro di feste a base di cocaina e Gbl acquistata dall’Olanda. Il vescovo: ‘Dolore e sgomento, sui conti della parrocchia mi diceva che erano aiuti per persone bisognose’” (Repubblica-Firenze, 14.9). E lui non domandava mai: bisognose di cosa?
    Lo scusario/2. “Arrestata Claudia Rivelli, sorella di Ornella Muti: aveva in casa 3 litri di ‘droga dello stupro’. Lei dice: ‘La uso per pulire l’argento’” (ilfattoquotidiano.it, 17.9). Le posate luccicavano, ma poi le saltavano addosso.
    Un pesce di nome Zanda. “È anche merito dei dem se i Cinque stelle sono diventati europeisti” (Luigi Zanda, senatore Pd, Riformista, 16.9). Infatti, quando fecero eleggere coi loro voti decisivi la Von der Leyen a presidente della Commissione Ue, governavano con Salvini e il Pd votava contro.
    Il titolo della settimana/1. “Buzzi e Carminati al nostro banchetto” (Riformista, 15.9). Sono soddisfazioni.
    Il titolo della settimana/2. “Il giornale di Travaglio si scaglia contro i promotori dei referendum e contro di noi perché al nostro banchetto li hanno firmati Buzzi e Carminati. Caro Marco, ti spiego cos’è il garantismo” (Piero Sansonetti, Riformista, 17.9). Uahahahahah.
    Il titolo della settimana/3. “La crisi piemontese, Torino pare l’ex Ddr” (Aldo Cazzullo, Corriere della sera, 15.9). Uahahahahah.
    Il titolo della settimana/4. “Salvini rilancia il nucleare: una centrale in Lombardia” (Libero, 16.9). Possibilmente nel soggiorno di casa sua.

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    • Egregia Virginia raggi, leggere la sua intervista è un onore, un privilegio che rafforza lo spirito. Non so se Le sarà di conforto, ma dalla piccola romagna un in bocca al lupo dal più profondo del cuore

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  2. “prestigio internazionale di Draghi”… siamo sicuri? Certo gradito a tutte le banche internazionali, ma davvero gradito ai leader politici europei. Io qualche fondato dubbio ce l’ho.

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  3. GRANDISSIMA STIMA per te, Virginia.
    In bocca al lupo… e che VIVA, col tuo nome scritto dentro.

    Ps. Il riferimento è all’origine dell’augurio: il disegno dentato (da qui la bocca del lupo) delle antiche iscrizioni romane, simile al cartiglio egizio, in cui venivano inscritti i nomi relativi a cariche prestigiose.

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  4. Come al solito che scriva articoli o faccia interviste Labate è veramente patetico, proprio non ha un minimo di spessore (non lo dico come scoperta, constato).
    Non una domanda che sia una sul programma: sindaco di Roma, colore preferito?
    Poi vabbè le olimpiadi sono come i banchi a rotelle e i decreti sicurezza: gli uni non si stancheranno mai di chiedere, gli altri di rispondere.

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  5. Dovesse perdere le elezioni, rimarrebbe comunque in consiglio comunale per tutta la durata della consiliatura?
    «Guardi che io non perdo. Io vinco».

    Lo dicono tutti i candidati a tutte le competizioni, da sempre.
    «Solo che io vinco davvero».

    Mettiamola così: il suo impegno per Roma continuerà a prescindere dall’eventuale vittoria alle elezioni?
    «Scusi ma non ho già risposto?».

    Ha risposto alle domande precedenti. Questa è un’altra domanda.
    «La risposta è sì. Il mio impegno per Roma non finirà mai, durerà per sempre, per tutta la vita».

    CHE DONNA GAGLIARDA (pure rocchettara e motociclista). ❤

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  6. Non conosco Roma non conoscocome è stata amministrata ma considerando l’ignobile guerra che gli hanno fatto tutti mi sento di dire che Virginia è una grande donna.D lei l’immagine più bella è di quando si è presentata con la polizia in un quartiere perché una famiglia Eritrea,legittima destinataria di una casa popolare,era stata cacciata dall’ignoranza e dal razzismo della gente.Grande dignità vinca o perda le elezioni

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    • “Non conosco Roma non conoscocome è stata amministrata ma considerando l’ignobile guerra che gli hanno fatto tutti mi sento di dire che Virginia è una grande donna.D lei l’immagine più bella è di quando si è presentata con la polizia in un quartiere perché una famiglia Eritrea,legittima destinataria di una casa popolare,era stata cacciata dall’ignoranza e dal razzismo della gente.Grande dignità vinca o perda le elezioni.”

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