(di Gabriele Guccione – corriere.it) – Prima si schermisce: «Dopo il polverone dei giorni scorsi mi ero promesso di non tornare sull’argomento». Poi, però, sull’onda del via libera del governo all’obbligo del green pass per tutti i lavoratori, lo storico torinese Alessandro Barbero cede: «Non è quello che mi sarei aspettato. Un’altra cosa sarebbe stato imporre un obbligo vaccinale di cui il governo si sarebbe dovuto assumere la responsabilità per tutti i cittadini».

Dalla prospettiva di Barbero, «da sinistra», sottolinea lui, «l’idea di affidare alle aziende un compito di controllo sui loro lavoratori è una cosa rischiosa che va contro quello che la sinistra ha cercato per tradizione di evitare, e cioè che gli imprenditori avessero troppo potere di controllo su quello che fanno i loro lavoratori. A me personalmente questo preoccupa e non è quello che avrei voluto».

Barbero è al fianco del candidato sindaco della coalizione delle sinistre Angelo d’Orsi, per una conferenza-elettorale al cinema Ambrosio in vista del voto del 3 e 4 ottobre. «Si stanno facendo delle cose – dice – che è legittimo che la sinistra consideri con qualche preoccupazione e su cui dovrebbe chiedere chiarimenti. Siamo in un’epoca in cui ci preoccupiamo un po’ all’idea che i governi possano esigere una fedeltà da parte dei cittadini senza assumersi a loro volta fino in fondo le loro responsabilità».

Quanto alle critiche sollevate dalla petizione firmata dal docente contro il green pass nelle Università, Barbero, che ammette tranquillamente di essersi vaccinato, conclude: «Ho alcune idee piene di dubbi che sono maturate con fatica, il poco che ho percepito in giro delle obiezioni che mi sono state fatte non mi sembravano tali da farmi cambiare radicalmente idea».