L’inchiesta – Il gip convalida il carcere per il capitano di fregata Biot. Telecamere nascoste nel suo ufficio lo riprendono mentre fotografa i documenti riservati.

(di Valeria Pacelli – Il Fatto Quotidiano) – C’è un momento in cui il cerchio intorno al capitano di fregata della Marina militare Walter Biot inizia a stringersi. È il 16 marzo scorso quando vengono installate alcune telecamere nel suo ufficio al III Reparto dello Stato Maggiore della Difesa. Qui, dieci giorno dopo, il 25 marzo, Biot è ripreso mentre scatta fotografie al monitor ed estrapola alcuni documenti. I filmati vengono acquisiti dai funzionari dello Stato Maggiore della Difesa il 30 marzo scorso. Proprio la sera dello stesso giorno il loro collega incontra l’ufficiale russo, Dmitri Ostroukhov, in un parcheggio della periferia romana e gli consegna una chiavetta con documenti riservati. In cambio di denaro, secondo le accuse, circa 5 mila euro che hanno portato Biot in carcere. Ieri il gip Antonella Minunni ha convalidato l’arresto: il militare italiano ha deciso di non rispondere subito alle domande del giudice, lo farà in un secondo momento.

Dal giudice “Mai messo a rischio la sicurezza”

“Non avevo alcun interesse politico o ideologico. Non ho mai messo a rischio la sicurezza dello Stato, non ho fornito alcuna informazione di rilievo, non ho mai fornito documenti che potessero mettere in pericolo l’Italia o altri Paesi”, ha detto ieri al suo legale, l’avvocato Roberto De Vita, che lo ha incontrato in carcere a Regina Coeli. Insomma dietro le sue presunte scelte ci sono problemi familiari molto seri e anche difficoltà economiche che il Covid avrebbe esasperato. Se ha sbagliato, ha spiegato al legale, lo ha fatto per la sua famiglia.

Intanto nell’ordinanza di misura cautelare emessa dal giudice nei suoi confronti emergono nuovi dettagli di questa spy story. L’arresto in flagranza del 30 marzo scorso è però solo l’epilogo. Il militare italiano infatti era da tempo tenuto sott’occhio dell’Aisi (i servizi segreti interni). Ma una segnalazione era arrivata anche dall’Ufficio Analisi Minaccia Asimmetrica, un reparto dello Stato Maggiore della Difesa, che aveva sollevato il sospetto di comportamenti anomali. Da qui è partita la decisione di installare, il 16 marzo scorso, alcune telecamere nell’ufficio di Biot. Video in cui si vede il capitano di fregata scattare foto nell’ufficio in cui, come ricostruisce il gip, gestiva documenti coperti da segreto preordinati alla sicurezza della Stato: si occupava della “proiezione degli assetti italiani della Difesa in teatri operativi esteri e anche di operazioni Nato, Ue e Onu”.

181 foto 47 “nato secret” 9 doc “riservatissimi”

Nella scheda di memoria che gli è stata sequestrata sono state trovate 181 foto di documenti cartacei, nove di questi di natura militare classificati – secondo il gip – come “riservatissimi” e 47 di tipo “Nato Secret”. Secondo la ricostruzione del giudice, erano diverse le precauzioni messe in atto prima dell’appuntamento fissato a Spinaceto: la scheda Sd conservata all’interno del bugiardino dei medicinali, poi ci sono i 4 smartphone in possesso del militare. L’incontro era pre-organizzato e non concordato telefonicamente: infatti dai telefoni in uso a Biot non emergono appuntamenti o contatti con l’agente russo.

Scrive il gip nell’ordinanza: “Gli elementi sono sintomatici dello spessore criminale dell’indagato che non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell’istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica”.

Precauzioni Auto senza cimici e nessun contatto telefonico

Quelle che sarebbero state messe in atto per il gip sono state “modalità esecutive che mostrano in maniera palmare l’estrema pericolosità del soggetto stante la professionalità dimostrata nel compimento delle suddette azione desumibile dai parecchi strumenti utilizzati (4 smartphone) e dagli accorgimenti adottati”. L’unico incontro contestato è quello di martedì, quando Biot si presenta con un’auto diversa, la Nissan della moglie. Che non aveva all’interno alcuna cimice. Per questo i carabinieri del Ros decidono di intervenire.