(di Marco Palombi – Il Fatto Quotidiano) – Forse c’è una domanda che non vi siete fatti di recente, egoisti come siete: come stanno i Benetton? Fortunatamente Il Corriere della Sera non è così distratto. Stanno così: “Lacerati dalle nuove intercettazioni. Fango che si aggiunge a questi ultimi due anni vissuti con profondo dolore. Una famiglia divisa, sorpresa dai dettagli di cronaca che stanno emergendo”. I dettagli sarebbero le parole con cui Gianni Mion, manager che li fa ricchi da decenni, dice che Giovanni Castellucci – il manager che li aveva resi come Re Mida, cacciato a settembre 2019 – lesinava un po’ sulle manutenzioni stradali per far “felice” la famiglia riempiendola di soldi: loro mica lo sapevano, pensavano fosse normale che un’autostrada facesse più soldi di Google.

Comunque, i magliari soffrono: “A Treviso raccontano che queste carte sono l’ennesimo colpo alla tenuta psicologica dei figli dei quattro fondatori” (poverini, si tengono su solo con le pasticche). E il capostipite Luciano? “Raccontano sia furente con Mion e che abbia dovuto avallare il suo ritorno in Edizione perché gli altri rami erano favorevoli”.Ah, traditori! Solo che ora “almeno altri due rami su tre – quelli riconducibili a Sabrina Benetton (figlia di Gilberto) e a Franca Bertagnin Benetton, figlia di Giuliana – sono rimasti sgomenti dalle frasi pronunciate da Mion” che “sembra scaricare le responsabilità della gestione Castellucci su una famiglia famelica a caccia di utili”.

Tutta colpa di Castellucci, fellone, e di Mion che ha capito male e sgomenta la famiglia (disclaimer: ciao ciao Gianni). I “rami” nulla sapevano. D’altra parte chi non ricorda il composto dolore con cui i Benetton organizzarono a Cortina un pranzo con 90 invitati il 15 agosto 2018? O lo sgomento con cui Sabrina portò gli amici a festeggiare il compleanno del marito in discoteca il giorno prima, cioè la sera della tragedia del Morandi?

Ecco, “ponte”, “Morandi”, “crollo”, “43 morti” e lemmi limitrofi mancano nel pezzo sulla sacra famiglia addolorata dal nuovo “fango”. Sarà una dimenticanza.

Sicuro li leggeremo a breve negli articoli sulla preoccupazione degli altri azionisti, fondi d’investimento troppo naif per capire che poche manutenzioni e molti utili sono un mix corrosivo tanto per le aziende che per i ponti.