
(di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – Accerchiata ma inamovibile. Immobile ma sulla graticola come la sua collega Lucia Azzolina sulla Scuola. Eppure la ministra Paola De Micheli, ex bersaniana, poi renziana, poi zingarettiana sulla via di Porta Pia, non dovrebbe dormire sonni tranquilli visto che uno dei principali problemi della seconda ondata riguarda i trasporti, e soprattutto il trasporto pubblico locale frequentato ogni giorno da migliaia di lavoratori e studenti. Molti scienziati āĀda Ricciardi a Pregliasco fino a Crisanti āĀ continuano a ripetere che uno dei motivi principali dellāimpennata dei contagi sia lāaffollamento sui mezzi pubblici negli orari di punta. Eppure nemmeno le foto degli assembramenti sui bus a Roma e alla fermata della metro Cadorna a Milano la scalfiscono: āLo studio più autorevole in materia dice che tutti i mezzi di trasporto hanno dato un contributo pari allā1,2% del contagioā, ha detto De Micheli il 18 ottobre a MezzāOra in Più, concetto ribadito il 23 a Otto e Mezzo. Peccato che, come ha notato anche il sito di fact-checking Pagella Politica, non esiste alcuno āstudio scientificoā che suffraghi questa tesi.
La ministra Pd fa riferimento a un rapporto della SantĆ© Publique, lāagenzia governativa francese che si occupa di monitoraggio dellāepidemia, del 28 settembre sui2.830 focolai transalpini. Quindi, oltre al fatto che quel rapporto risale a un mese fa, il dato non ĆØ assolutamente generalizzabile a livello internazionale, tantomeno al caso italiano. Non solo: la ministra e le Regioni a fine agosto, pochi giorni prima dellāinizio della scuola, avevano trovato un accordo per arrivare a una capienza massima dellā80% sui mezzi pubblici nonostante il Cts avesse richiesto che questa quota non superasse il 50% come sui treni ad Alta velocitĆ , per poi āconcedereā un massimo del 75% a forti condizioni. Il 17 ottobre i tecnici del ministero della Salute hanno dato lāallarme: āUnāimportante criticitĆ ĆØ rappresentata dal tpl che non sembra essersi adeguato alle rinnovate esigenze nonostante il Cts abbia evidenziato fin dallo scorso mese di aprile la necessitĆ di riorganizzazione, incentivando una diversa mobilitĆ coinvolgendo le istituzioni localiā. Ma in questi giorni De Micheli ripete che se fossero stati ascoltati i tecnici āmetĆ dei cittadini non sarebbe potuta andare a lavorareā. Certo, da una parte Regioni e Comuni hanno le loro responsabilitĆ visto che il Mit ha stanziato 300 milioni ma non sono stati spesi neanche tutti quelli giĆ erogati per aumentare la flotta dei bus e fare accordi per i mezzi privati. Le Regioni, infatti, in mancanza di indicazioni si muovono in autonomia: per esempio in Toscana dove il governatore Giani, primo in Italia, ha abbassato il limite della capienza al 50%, stanziando 4 milioni per 200 bus turistici e 600 Ncc. Gli accordi dipendono dalle Regioni ma il ritardo del Ministero ĆØ evidente: dopo lunghe trattative ha messo nero su bianco le norme e i fondi solo il 7 settembre. Per questo la guerra alla De Micheli ĆØ entrata nel governo. I 5S, anche coi ministri Azzolina e Spadafora, picchiano sulle mancanze āsui trasportiā, ma la ministra ha grossi problemi anche in casa sua: mezzo Pd pensa che abbia diverse responsabilitĆ , compreso Zingaretti che giĆ ai tempi della trattativa con Aspi ha avuto molto da ridire sul suo operato. Ma il segretario Pd ĆØ convinto che rimuovere una pedina vorrebbe dire farle cadere tutte. E al momento, nessuno può permetterselo.