(Roberta Labonia) – Quando la vedo sugli schermi mi urta. Lei è Veronica De Romanis, la discepola dell’eurocrazia “Juncker style”, quella che nel 2017 pubblico’ un libro dal titolo che è tutto un programma: “L’Austerita’ fa crescere”. Dalla Merlino, come non ne avessimo già abbastanza, anche lei oggi ha perorato la causa “Mes”. L’Italia, anche secondo cotanta mente, ha il dovere di attingere alla linea sanitaria messa a disposizione dal Mes. Purtroppo, ad un cittadino poco addentro dei meccanismi che stanno alla base di alcuni strumenti europei, ragionamenti come quelli della De Romanis e di quelli, tanti, che sono sulla sua stessa linea, fanno presa, ma nascondono, con rara disonestà intellettuale, la realtà dei fatti. Osservando la sua faccia arcigna la De Romanis oggi mi ha ricordato la regina cattiva di Biancaneve quando, travestita da vecchina debole e indifesa, le offriva una mela avvelenata: “assaggiala bella bambina…”

E questa insistenza, sempre più pressante, di intellettuali, pseudogiornalisti, euroeconomisti, appartenenti alla galassia di sinistra, mi puzza. Mi puzza perché si fonda su presupposti che, alla luce dei fatti, sono oggettivamente insostenibili.

Perchè l’Italia dovrebbe ricorrere ai 37 miliardi del Mes? “È quasi a tasso zero! ti risponde la vasta platea dei soloni sinistrorsi. Ma non ti spiegano che il Mes è e rimane un #FONDOSALVASTATI, pensato e strutturato per andare in soccorso degli Stati membri europei in crisi di liquidità. Non ti spiegano che lo strumento del MES poggia su un trattato istitutivo e su regolamenti, che in caso di peggioramento degli indici macroeconomici e finanziari del Paese debitore, da facoltà ai suoi organismi decisionali di imporre politiche di austerità. Non ti spiegano che il Mes, in caso di default dell’Italia, sarebbe un creditore privilegiato, cioè avrebbe diritto ad essere soddisfatto prima di tutti gli altri investitori che hanno acquistato titoli di debito italiani. Questi meccanismi non sono stati modificati, quindi continuerebbero a valere anche per gli Stati che decidessero di accedere alla linea di credito sanitaria. In soldoni, impegnare l’Italia ad una linea di credito Mes di 30 anni (questa è la durata prevista per la linea sanitaria), equivarrebbe a lasciare sopra il capo dei nostri figli e nipoti, una odiosa ipoteca. Per non parlare della reazione del tutto prevedibile dei mercati. Anche a chi poco se ne intende una domanda sorgerebbe spontanea: perché nessun altro membro UE finora ha fatto ricorso al MES? Perché solo l’Italia? Tempo 24 ore e i mercati addrizzerebbero le antenne. Un aumento dello spread sarebbe conseguenziale e tale da vanificare gli ipotetici risparmi derivanti dalla linea Mes.

Peraltro gli addetti ai lavori sanno bene che ieri il Tesoro ha collocando i nostri BTP a 3 anni ad un rendimento negativo (- 0,14%). In pratica ove l’investitore decidesse di tenerseli fino a scadenza, riceverebbe indietro meno di quanto li ha pagati. E anche quelli a 10 anni hanno segnato il minimo storico dello 0,67%. Sapete cosa significa ? Che l’Italia sta conseguendo importanti risparmi sugli interessi del proprio debito. E ciò avviene perché incontra la fiducia dei mercati. Anche se le linee del Recovery Fund tardassero ad arrivare e vi fosse impellente necessità di reperire fondi a sostegno della nostra Sanità, non incontrerebbe ostacoli a finanziarsi sui mercati a costi ridotti. Per questo a tutte le “De Romanis” e a tutti coloro (piddini e media in testa), che da mesi stanno martellando l’opinione pubblica sull’ “urgenza” di ricorrere al Mes, vorrei chiedere: cui prodest (a chi giova)? Non certo agli italiani.