(Roberta Labonia) – Vi ricordate il celebratissimo maxi processo Mafia Capitale, poi ribattezzato “mondo di mezzo”, che occupò per mesi e mesi le pagine dei giornali? Quello che aveva portato alla luce un articolato e strutturato sistema di corruzione che da anni si consumava fra ambienti criminali mafiosi, e personaggi della politica romana sia di destra che di sinistra? Vi ricordate i due soggetti, Buzzi e Carminati, che stavano ai vertici di questo sistema? Una sentenza in appello del 2018 li aveva condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso a scontare, il primo quasi 19 anni, e il secondo 14 anni e 6 mesi. E si trattava di carcere duro (41bis), quello riservato ai mafiosi e ai terroristi. Roba seria, mica chiacchiere.

Ebbene in Cassazione, ad ottobre del 2019, i giudici hanno sentenzato che se associazione a delinquere ci fu, era “semplice”, niente mafia capitale. Quindi ha annullato il processo d’appello stabilendo che venisse ricelebrato solo per il ricalcolo della pena.

Insomma, per la magistratura il tempo per ribattezzare una Capitale vistosamente inquinata da metodi affini alle mafie in una Capitale criminale “semplice”, fu breve. Cosi come è stato breve il tempo dall’ultima sentenza entro cui Salvatore Buzzi, dopo soli 5 anni di carcere duro, caduta la componente mafiosa, ha ottenuto già lo scorso anno i domiciliari presso la sua confortevole villetta romana. Giusto a marzo scorso, rilassato, vi ha ospitato i giornalisti de “Il Tempo”, con tanto di cena, per un intervista.

E oggi celebriamo un altro colpo di scena: anche Massimo Carminati, l’ex terrorista nero, è tornato libero dopo soli 5 anni e 7 mesi di detenzione a causa della scadenza dei termini della custodia cautelare. E sì perché l’annullamento della sentenza d’appello da parte dei giudici di cassazione, ha prodotto l’effetto di aver riportato indietro le lancette dell’orologio, sia riguardo ai tempi processuali che riguardo la custodia cautelare. Ora anche l’ex Nar potrà comodamente attendere dalla sua casa all’Olgiata la celebrazione del nuovo processo d’appello.

Il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha inviato i suoi ispettori a svolgere accertamenti circa la regolarità di questa scarcerazione. Ma non dubitiamo che il Tribunale della Libertà, dopo i 3 rigetti della Corte d’Appello, abbia agito in punta di codice penale. Quindi a noi cittadini romani non resta che assistere, da parte mia con un certo sgomento, all’evoluzione di un procedimento giudiziario, iniziato con il dramma della scoperta di un sistema corruttivo mafioso che si era mangiato Roma, in una commedia dagli accenti farserschi.