
“Montanelli, troppo venerato maestro”
(di Gad Lerner sul Fatto Quotidiano del 13 Giugno) – Cercherò di non cadere nella trappola che il mio nuovo direttore, Marco Travaglio, oggi mi tende, chiedendomi di motivare perché considero Indro Montanelli “oggetto di venerazione sproporzionata alla sua biografia”. Ma non tirerò indietro la mano.
Mi è dispiaciuto, infatti, che i Sentinelli e l’Arci abbiano proposto la rimozione della (bella) statua a lui dedicata nei Giardini Pubblici milanesi, non solo perché la rimozione dei monumenti è una maniera sbrigativa di fare i conti con la storia, ma anche perché ci avrei scommesso che il loro annuncio di boicottaggio avrebbe contribuito ad alimentare l’eccessiva venerazione di cui Montanelli gode.
Devo proprio cominciare dalle ovvietà? Va bene. Non ho difficoltà a riconoscerne lo straordinario talento giornalistico e la prosa sopraffina. Del resto, considero anche Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline uno dei più grandi libri del Novecento, senza che ciò mi induca a benevolenza per le idee del suo autore.
Attenzione. Non sto attribuendo a Montanelli il marchio d’infamia che resterà impresso sull’opera di Céline. C’è una bella differenza. Montanelli ha interpretato magistralmente, e disinvoltamente, il mutare dello spirito dei tempi del secolo italiano che ha vissuto, senza mai aderirvi in profondità. Semmai riuscendo sempre a non lasciarsene compromettere.
Gli concedo perfino che la vicenda riesumata in questi giorni della dodicenne etiope comprata come moglie, appartiene anch’essa a consuetudini odiose ma considerate normali all’epoca. Per completezza dovremmo aggiungere che nel 1958 Montanelli scrisse articoli di fuoco contro la legge Merlin che chiudeva le case d’appuntamento. C’è un filo di continuità: lui è appartenuto a una mentalità maschile dominante che concepiva le donne come oggetti di piacere comprabili. Era un brillante conservatore libertino, affezionato ai privilegi connessi al rango che si era conquistato col talento e con l’astuzia.
Se possiamo indicarlo tra i massimi esponenti della categoria degli “arci-italiani”, a mio parere è soprattutto per la disinvoltura mostrata nel drammatico passaggio dal fascismo alla democrazia. Nonostante il suo apparente profilo anticonformista, ha saputo intuire come pochi altri l’ostilità provata da tanti connazionali nei confronti di coloro che avevano impugnato le armi contro il fascismo, nel tentativo di riscattare il disonore dell’Italia. Credo abbiano ragione Sandro Gerbi e Raffaele Liucci quando rintracciano nei suoi libri di storia la base della sottocultura anti-antifascista che avrebbe fatto molti proseliti. La sua abilità è stata di non rinnegare l’adesione al fascismo, ma di minimizzarla, fornendo del regime una caricatura tutto sommato benevola, funzionale al bisogno di autoassoluzione da tanti condiviso.
Da frondista, ha sposato il fastidio dei più nei confronti del coraggio degli intransigenti. Quando poi la guerra fredda ha alimentato un blocco anticomunista che non guardava tanto per il sottile e reclutava al suo interno anche personaggi che liberali non lo erano affatto, Montanelli ne è diventato il paladino. Vero è che nel 1994 ha rotto coraggiosamente con Berlusconi che entrava in politica, ma nel 1981 aveva tollerato senza imbarazzo di ritrovarsi nel suo Giornale un editore iscritto alla loggia P2. E se lo è tenuto per tredici anni.
Scriveva da Dio, acuto, ironico e signorile. Figuriamoci se non ho apprezzato, nei suoi ultimi anni, la rivendicazione di una destra perbene contro una gran parte dello stesso pubblico che aveva allevato, disposto a ripudiarlo pur di osannare il Cavaliere che gli prometteva un nuovo ventennio italiano. Ha saputo scegliere di stare in minoranza, e perfino di dialogare con la sinistra che aveva sempre combattuto. Tra i suoi allievi, ha scelto Marco Travaglio e Peter Gomez, non certo Antonio Tajani e Livio Caputo. Gliene sia reso merito, e venga senz’altro riconosciuto come un maestro di giornalismo di fronte a cui siamo piccini.
Ma io continuo a preferirgli Giorgio Bocca. Anche lui da ragazzo era stato fascista. Ma poi è salito in montagna con lo sten.
La replica:
“Fu anticonformista e mai servo: fece errori, ma si scusò”
(di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 13 Giugno) – Lungi da me l’idea di tendere una trappola a Gad Lerner: solo la curiosità di capire perché ritenga Montanelli un sopravvalutato. Curiosità ampiamente soddisfatta da questo suo articolo. Forse gli parrà strano, ma io non verserei una lacrima se la statua di Indro in bronzo ai giardini di piazza Cavour a Milano, che io trovo piuttosto bruttarella, sparisse. Credo che, se fosse vivo, lui stesso ne chiederebbe la rimozione. Ma non per i motivi “etici” sbandierati dai Sentinelli e dall’Arci, che lo incolpano di essere stato figlio del suo tempo. Bensì per motivi estetici, che per lui contavano molto più dell’etica: credevo che tutto sognasse, Montanelli, fuorché di essere ricordato con un monumento giallo simil-ottone che da lontano ricorda un grande trombone. Allergico ai pennacchi, ai galloni, alle cariche, alle onorificenze, alla retorica e al reducismo, aveva rifiutato ben più di una statua: la nomina a senatore a vita offerta da Cossiga nel 1991, la direzione del Corriere della Sera offerta da Gianni Agnelli nel 1992 e da Paolo Mieli nel ’94, la direzione de La Stampa offerta dall’Avvocato nel ’96.
Lerner lo considera un “disinvolto arci-italiano” e “apparente anticonformista” specialista della “fronda”, cioè nell’opposizione di sua maestà. Io, per come l’ho conosciuto, penso invece che fosse un anti-italiano e un anticonformista vero e ben poco disinvolto: cambiava sempre idea solo quando non gli conveniva, ritrovandosi in minoranza e rischiando parecchio, anche la pelle. L’unica sua disinvoltura era nell’arte del racconto, che lui imbellettava con dettagli falsi ma verosimili per rendere i suoi ritratti e i suoi reportage più veri. Ma nella vita e nelle scelte politiche – sempre dettate da fattori caratteriali, anzi umorali, più che ideologici – fu l’esatto opposto del frondeur paraculo. Cresciuto dentro il fascismo (era nato nel 1909 e la marcia su Roma lo colse tredicenne), subì il fascino di Mussolini (“più che fascista, ero mussoliniano”) e ne guarì proprio quando il regime toccò l’apice del successo e del consenso, cioè con la conquista dell’“Impero” in Africa Orientale, cui aveva preso parte come volontario e che aveva abbagliato persino due antifascisti come Benedetto Croce e Luigi Albertini, i quali nel 1935 avevano portato l’“oro alla Patria” con le loro medagliette d’oro di senatori.
L’orgia di retorica su quell’impresa e su quella seguente in Spagna gli instillarono i primi dubbi, allontanandolo da quel regime che intanto aveva allontanato lui. Nel 1937 la sua cronaca per il Messaggero sulla battaglia di Santander, in controtendenza con le celebrazioni ufficiali delle epiche gesta delle truppe italiane (“una lunga passeggiata con un solo nemico: il caldo”), gli valse l’espulsione dal Partito e dunque dall’albo dei giornalisti, costringendolo a espatriare in Estonia. Nel 1943, ricercato dai repubblichini e dalle Ss come complice del golpe bianco del 25 luglio, si diede alla macchia e collaborò con i partigiani di Giustizia e Libertà e con l’ufficio stampa del Cln.
Nel febbraio ’44, mentre tentava di intrupparsi in una brigata partigiana in Val d’Ossola, fu arrestato dai tedeschi e rinchiuso nelle segrete del carcere di Gallarate. E lì, anziché rivendicare la sua lunga militanza fascista, mise a verbale dinanzi alle Ss: “Non appartengo più al Pnf e mi considero in guerra con voi”. Fu condannato a morte e trasferito a San Vittore, da dove evase il 1° agosto grazie a un fascista doppiogiochista avvicinato da sua madre Maddalena. Fuggì in Svizzera e lì fece una sgradevole esperienza con gli antifascisti fuorusciti. Che lo consideravano ancora un mezzo fascista. Così nacque uno dei suoi primi e migliori libri: Qui non riposano. E anche la sua idiosincrasia per la retorica antifascista, specie in bocca a chi era stato fascista fino al 25 luglio 1943 o addirittura fino al 25 aprile 1945 e, diversamente da lui, fingeva di non esserlo mai stato. Un sentimento che, unito all’indole bastiancontraria, lo portò a minimizzare il suo antifascismo per enfatizzare l’ipocrisia di chi negava (tutti gli storici, prima di De Felice) il consenso al Regime.
Rompendo e denunciando il nuovo conformismo antifascista, Indro si sentì politicamente “apolide”, “straniero in patria”. Così come nel 1956, ai tempi della rivolta d’Ungheria, quando fu attaccato sia da destra sia da sinistra per aver scritto la verità: i rivoltosi non erano anticomunisti, ma comunisti che sognavano un socialismo diverso, riformista, autonomo dall’Urss. Come alla fine degli anni 50, quando sul giornale dell’establishment, il suo Corrierone, smascherò le collusioni fra il presidente Gronchi e l’Eni di Mattei (“l’incorruttibile corruttore”). Come negli anni 70, quando respinse le tentazioni golpiste e autoritarie della destra eversiva, ma anche la corsa sul carro dei vincitori del nuovo conformismo progressista che dominava l’intellighenzia, e fondò il Giornale per cantare fuori dal coro, sfidando anche le P38 delle Br, che lo gambizzarono proprio ai Giardini Cavour (Corriere e Stampa riuscirono a non nominare Montanelli nei titoli in prima pagina). Come negli anni 80, quando prese di petto il conformismofilo-Craxi, compare del suo editore Silvio B. E come negli anni 90, quando – unico intellettuale liberalconservatore con Sartori – si mise di traverso sulla strada delle magnifiche sorti e progressive del berlusconismo trionfante, lasciando il Giornale per fondare la Voce e poi continuando la battaglia sul Corriere fino alla morte nel 2001.
Certo, in 92 anni, commise diversi errori. Alcuni li ricorda Lerner, altri ne potrei aggiungere io (le lettere paragolpiste all’ambasciatrice americana Boothe Luce nei primi anni 50, in piena guerra fredda; la cantonata su Valpreda in piazza Fontana; l’incapacità di cogliere la svolta antimafia di Falcone e Borsellino). Ma, anche quando sbagliava, lo faceva in proprio, mai per conto terzi. Ne pagava le conseguenze. E sapeva chiedere scusa. Come quando ammise, alla luce dei documenti esibiti dallo storico Angelo Del Boca, ciò che aveva sempre negato per la sua esperienza sul campo: le armi chimiche italiane in Abissinia. Perché non era servo di nessuna ideologia e di nessun padrone. Se Gad ora scrive su un giornale senza padroni, un po’ lo deve anche a lui.
Davvero bizzarro che il primo articolo di Lerner su IFQ sia proprio un attacco all’idolo di Travaglio, Montanelli, uomo di destra ma di una destra che non era quella sconcia e prolissa di Berlusconi ma si basava su alcuni dogmi morali, la non dipendenza dal potere e l’autonomia di giudizio, per esempio, che mancano del tutto in certi lecchini moderni. L’articolo di Lerner sembra quasi una sfida. Travaglio la raccoglie benissimo pubblicando sia l’attacco di Lerner che la sua replica. Non entro nei particolari. Sono stata grande lettrice quotidiana di Montanelli da quando ha fatto un proprio giornale peraltro fallito per le sue incapacità gestionali (era rimasto all’Olivetti 33). Anni dopo mi imbattei in un libro (mi pare fosse ‘Fuori dal coro’) che metteva insieme il meglio dei commenti di Montanelli. Mi parve obsoleto e fuori dal tempo, sorpassato, come certe cianfrusaglie non più di moda. Anche quando non ci sembra, il pensiero va avanti. La grandezza di uno scrittore e anche di un giornalista è di guardare al proprio tempo precorrendo il futuro e raggiungendo qualche sprazzo di verità che sia universale ed eterna. Ma questo, in Montanelli, non ci fu.
"Mi piace""Mi piace"
Viviana for ever è un vero piacere leggerti, ti sei molto, molto dileguata ultimamente, saluti
"Mi piace""Mi piace"
Viviana for ever, ma quanti anni hai? 10
"Mi piace""Mi piace"
senza contare le cazzate sparate contro Tina Merlin sulla storia del Vaiont
"Mi piace""Mi piace"
Quando seppi della stangata che Del Boca – nella ricerca storica sull’uso di gas nel Corno d’Africa da parte dell’esercito italiano – dette a Montanelli, che negava sapendo di mentire, mi fini’ il mito di Montanelli. Poi seppi della tratta delle schiave…
https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_d%27Etiopia#L'impiego_dei_gas
PS Non si tratta del primo articolo di Lerner su FQ in quanto suo giornalista.
"Mi piace""Mi piace"
Travaglio 4 – Lerner 0
"Mi piace""Mi piace"
Nell’elenco degli errori la difesa a spada tratta dei responsabili del Vajont, dileggiando la giornalista preoccupata.
"Mi piace""Mi piace"
Ediesse, conosco la storia del Vajont come le mie tasche, essendo della zona, e l’unica giornalista che difese gli abitanti e contrastò i responsabilità fu la Tina Merlin del partito comunista ed ex partigiana, gli altri tutti, ma dico tutti citando anche due grandi come Buzzati e Pansa topparono alla grande, una roba incredibile
"Mi piace""Mi piace"
Paolabl
assolutamente vero! Clementina Merlin, detta Tina giornalista, scrittrice e partigiana italiana si battè per anni a denunciare i pericoli che avrebbero corso i due paesi di Erto e Casso a causa della diga, fu ostracizzata e perfino denunciata poi assolta per “diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico”. ma anche dopo il disastro le venne rifiutato l’accesso al tribunale, anche se Lei era inviata dell’Unità. Per anni tentò di pubblicare un libro sulla vicenda, “Sulla Pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont”, che riuscì a pubblicare solo nel 1983. Grandissima donna in un Italia bigotta, misogina e in qualche misura ancora fascista.
"Mi piace""Mi piace"
“Se Gad ora scrive su un giornale senza padroni, un po’ lo deve anche a lui.”
Con questa frase c’è tutta l’abissale differenza tra Gad Lerner “uno spocchioso suberbo” e un vero giornalista.
"Mi piace""Mi piace"
Di un commento di gad lerner (uomo minuscolo) su Indro Montanelli, possiamo anche farne a meno.
"Mi piace""Mi piace"
Mi domando quanto giovi al Fatto l’arrivo di Lerner e quali eventuali danni potrebbe provocare.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Se c’è una cosa che non sopporto sono i conformisti che fingono di non esserlo nascondendosi nell’anticonformismo (ma, beninteso, quello di gruppo o di partito, quello comodo delle relazioni politiche e sindacali, quello con cui si mangia).
Se c’è una cosa che non sopporto sono gli oppositori al regime in carica che ambiscono ad un altro regime, quello del proprio gruppo di appartenenza, indipendentemente da cosa proponga o faccia. Li riconosci perché hanno valori variabili a seconda delle circostanze e utilizzano i principii solo fin tanto possano servire per mandare al potere i propri principi, le mezze tacche nelle quali si riconoscono, bramando chi incarichi importanti chi qualche briciola caduta dal tavolo.
Ovviamente non mi riferisco a Indro Montanelli ma a Gad Lerner e a tanti altri..
Pessimo acquisto in casa FQ.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Cara Fabio, io non mi dileguo mai e mi trovi con molti articoli ogni giorno sia sul blog a 5 stelle che su Facebook o altri social. Semplicemente non tutti gli articoli scelti da Infosannio mi interessano e attualmente mi sembra che la scelta sia alquanto peggiorata. Vengono addirittura pubblicati articoli di cui il titolo è più lungo del testo, assieme ad altri che sembrano enciclopedie, senza criterio alcuno.
In quanto all’Exandrea, se conosco le Stanze che Montanelli pubblicò sul Corriere dal 1995 al 2001, anche a occhio non posso avere dieci anni. Ma se intendi parlare di livello di QI, tu quanti anni dovresti avere? L’età della scuola materna? Se, come vedo, non hai nulla di meglio da dire, per me puoi anche stare zitto, non è obbligatorio scrivere qualsiasi sciocchezza. Ci si rimette la faccia.
"Mi piace""Mi piace"
@VIVIANA
mi riferivo all’ipotetica età di Fabio, non alla tua.
Mi sembrava evidente.
L’adorazione incondizionata è tipica dei bambini.
"Mi piace""Mi piace"
lerner non è un giornalista, è un opinionista a contratto, scrive quello che gli ordinano di scrivere i suoi padroni. Il contrario di Montanelli a quanto ho capito, la cui storia conoscevo pochissimo per cui ho apprezzato molto l’articolo di Travaglio, e mi sono fatto l’idea che fosse uno che aveva le sue idee e ed era disposto a sostenerle comunque e sempre, dote preziosa, anche se ovviamente uno può prendere cantonate, specialmente in 94 anni di tempo.
Anche Travaglio a volte prende delle cantonate, però noi sappiamo che non lo pagano per prenderle, e che poi sa cambiare idea (anche se nel suo vocabolario la parola “scuse” è quasi inesistente perchè è ancora troppo orgoglioso. Ma da qui a 94 anni …).
Travaglio ha abbassato il livello del suo giornale adottandolo, anche se forse la quantità di copie vendute potrebbe aumentare, visto che lerner passa per giornalista dde sinistra, e penso lo abbiano preso sperando di attirare lettori della Repubblica in fuga.
Il pluralismo secondo me non è far entrare nel giornale anche i venduti, ma solo coloro che hanno idee magari diverse ma loro, non su commissione.
Per questo prima scrivevo che L’inkiesta (e non solo) io su questo sito non la pubblicherei.
"Mi piace""Mi piace"
@Fabrizio
“Il pluralismo secondo me non è far entrare nel giornale anche i venduti, ma solo coloro che hanno idee magari diverse ma loro, non su commissione”
Giustissimo!
"Mi piace""Mi piace"
È difficile scrivere poche righe a commento senza scadere, la storia scritta nelle vite delle persone racconta, forse più di tutto, cosa sia stata e cosa sia in realtà questa maledetta e benedetta politica, la dialettica del conformismo e dell’anticonformismo, il raffronto tra il fascismo di regime, la resistenza e ciò che è nato dopo come la guerra fredda, la P2, lo spianoggio industriale, i servizi segreti, le brigate rosse, il ’68, la repubblica, la nuova coscienza di stato, etc, etc, ma ritengo che la parabola di un singolo uomo sia uno specchio di una piccolissima porzione di un grande quadro dipinto a molte mani e con stili diversi. Solo un appunto :il confronto con Céline, romanziere di estrema destra, nella Francia colonialista e imperialista di allora, gli scenari sono diversi, i contesti sono diversi e forse Lerner ha voluto porre sullo stesso piano le due avventure africane.. A quando una posizione personale, senza proiezioni storiche e retrospettive antinomiche dietro cui nascondersi?
"Mi piace""Mi piace"
Ma l’hai mai letto Cèline? E se lo hai fatto mi domando come c…avolo fai a etichettarlo “romanziere di destra estrema”?
Trovo davvero ributtante l’uso strumentale che se ne fa, specie in giornali, blog e partiti di dx essenzialmente per via dei suoi pamphlet “politicamente scorretti”.
D’accordo che ormai è diventato l’icona del reprobo cui è concesso tirargli addosso qualsiasi schifezza, però questo continuo e preconcetto tirarlo in ballo in qualsiasi sconcezza è insopportabile… non meno dello sciacallaggio di bassa lega!…
"Mi piace""Mi piace"
Ho letto viaggio al termine della notte, ma sull’autore devo dire che non so quasi nulla e in effetti il fatto che sia di estrema destra è un luogo comune a cui mi sono appigliata.
Il libro è molto bello, complesso un grande affresco sulle miserie umane. Qui mi fermo, non ho una gran cultura letteraria e come ho detto sopra, spesso i luoghi comuni sono considerate verità in assenza di conoscenze approfondite. Solo una cosa:il libro dei racconti di tabucchi l’angelo nero, evoca Céline in un racconto, tra l’altro anche questo molto bello anche se estremamente più semplice.
Perché attacca e si schifa così, poteva dire solo che sono ignorante, nel senso di ignorare, che è vero..
"Mi piace""Mi piace"
I pamphlet dice? Mi scusi, prendere delle posizioni in momenti storici delicati.. Può marchiare a fuoco a prescindere dalla dote notevole di scrittore. Forse ha ragione del fatto che venga tirato in ballo per ragioni vilmente strumentali ancora dopo quasi un secolo.
Ma io cosa c’entro non sono mica l’autore dell’articolo? Se la rifaccia con lui, ho solo detto che forse Lerner ha azzardata ente accostato le vicissitudini nel continente africano, poi che tale accostamento lo abbia letto strumentale anche da parte mia è un suo abbaglio con tanto di rigurgito per coloro che non conoscono Céline come letterato tra i quali sono anch’io, nonostante abbia letto il libro, solo quello è non morte a credito. Saluti.
"Mi piace""Mi piace"
E.. C. E non “Morte a credito.”
"Mi piace""Mi piace"
“Viaggio al termine della notte” e’ potentissimo, come una espolosione planetaria di quelle che si vedevano nei cartoni animati giapponesi negli anni ’80. Nichilista, ecco… beat franco-nichilista ante litteram.
“Bagatelle per un massacro” invece e’ un pamphlet antisemita, ma scritto da Celine…
Uno dei tormenti della mia giovinezza politica e’ che nessuno tra i comunisti che ho incontrato abbia mai capito la possibile energia progressista e rivoluzionaria contenuta in simili opere (Malaparte, tra gli italiani, avete altri nomi da suggerire? Signor Paolo?).
Io sognavo un seminario sulla trimurti Celine-Malaparte-Hamsun come momento catarchico nella formazione delle giovani comuniste.
Cio’ detto, Louis Ferdinand Auguste Destouches sta con i fascistoni/nazistoni assassini. Totalmente “nemico della razza”, filo-tedesco col fil di ferro, e’ stato, invece, per me, uno dei pochi “romanzieri di destra estrema” che non fosse carta straccia.
Evvabbeeeeeeeeee’… see see, pure quell’altro, uffa.
"Mi piace""Mi piace"
Ok Francesca, chiedo scusa per l’”attacco”… è che ogni qualvolta che una grossa Impostura, mi si drizza davanti sono preso dalle collere. Voglio dire, ogni volta che sento risuonare un mostruoso pregiudizio – che i nostri c.d. maître à penser alla Lerner producono con inesauribile abbondanza e sciaguratamente si appiccica al sentire dell’uditorio – urta quasi sempre i miei sensi di giustizia e di pudore!
Quanto all’aura avversa, soffocante e carica d’odio nei confronti di Céline, essa nasce innanzitutto dalla pubblicazione di “Bagatelle per un massacro” – preceduta l’anno prima (1936) dalla pubblicazione del suo primo pamphlet “Mea Culpa”: un disperato atto di accusa in cui, al ritorno da un viaggio, fatto in Russia, denuncia agli occhi del mondo (internet e i rivoluzionari da tastiera ancora non c’erano) tutti i crimini riscontrati perpetrati da Stalin al suo popolo e l’inumana miseria sociale cui lo costringeva a vivere – che scatenò un’odio implacabile, l’ira funesta, “il disonore automatico e la vergogna inespiabile” di tutto quel mondo ipocrita e benpensante che meglio rappresentava l’èlite “intellettuale e borghese” dell’epoca, accusandolo (a capo di rancori letterari, vertigini dell’infinito…) ipocritamente di antisemitismo (sentire peraltro molto comune dell’epoca) e collaborazionista coi nazisti. Insomma essenzialmente per il sol fatto di aver usato la figura dell’ebreo a mò di allegoria di tutto ciò che di negativo esiste al mondo. Letto senza pregiudizi è pamphlet sì corrosivo, parossistico ma anche squisitamente esilarante e ricolmo di fantasia, di poesia e di danza.
Cara Francesca, vi sono nella storia dell’arte e della letteratura destini analoghi, vere dannazioni, uomini che portano la parola infelice sulla fronte, cui l’’angelo cieco dell’espiazione “politically (un)correct” frusta a tutto spiano e getta, con premeditazione, nature spirituali e angeliche in orde ostili. La dittatura della pubblica opinione della “buona società” getta su di loro uno speciale anatema e li accusa della disgrazia che provocò la sua persecuzione. L-F- Cèline è uno di questi.
Un uomo troppo ricco di passione torturato da un destino senza pietà che lo rese realmente isolato e profondamente infelice fino alla morte. Alcuni hanno osato andar oltre; dopo la sua subitanea scomparsa, hanno vigorosamente ammonito il cadavere.
Ergo, da tutti i libri e documenti che ho letto su di lui, ho la netta convinzione che egli fosse – come me – uno spirito anarchico (apolitico) il quale sovente in ogni circostanza ha potuto ritenere ogni sistema sociale un paradosso e un’impostura in cui “la vita per chi non ha mezzi, è solo un lungo rifiuto in un lungo delirio”.
E lei crede che un uomo venuto in questo basso mondo e ha saputo regalarci capolavori quali il “Voyage…” e “Morte a credito”, che fosse un uomo cattivo, che amava il male?
No, al contrario, Céline era un uomo eccezionalmente buono, che si dedicava (la sua vita di uomo e di medico n’è esempio) alle cause nobili, generoso, caritatevole coi deboli – nonostante tutto… – fino alla morte.
"Mi piace""Mi piace"
Dire che Celine era antisemita e’ come dire che Bernanos – che scrisse I cimiteri sotto la luna – era cattolico e Malraux – La condizione umana – era comunista e, tanto per cambiare, Claudel un colonialista cattolico cornificatore e antisemita pure lui. E’ un dato di fatto. Come lo era T. S. Eliot. Come lo era Raspail (e la madonna Raspail!).
Eppoi: “La dittatura della pubblica opinione della “buona società” getta su di loro uno speciale anatema e li accusa della disgrazia che provocò la sua persecuzione. L-F- Cèline è uno di questi.” Guarda che quando fucilarono Brasillach la meta’ di quelli che firmarono la petizione contro l’esecuzione erano antifascisti, scrittori, politici, etc. Non vedo che cosa debba fare una buona societa’ per essere “buona”, per te, con i collaborazionisti nel dopoguerra.
Eppoi: “Letto senza pregiudizi è pamphlet sì corrosivo, parossistico ma anche squisitamente esilarante e ricolmo di fantasia, di poesia e di danza.” Si’, ma resta un pamphlet antisemita, altrimenti Milto ha scritto un mattone su come si costruiscono cannoni usando alberi cavi e polvere di zolfo e su come perdere una partita se ogni gol avversario vale il doppio.
"Mi piace""Mi piace"
Correzione: John Milton
"Mi piace""Mi piace"
nick pc-
Le rispondo brevemente sia perché il luogo non si presta a lunghi post sia perché oggi sono avida di parole e di pensieri ma anche, per conoscenze marginali: quando un libro ti assorbe e viaggi con l’autore e vedi attraverso i suoi occhi, osservi il mondo e gli uomini che vi sono descritti, magari ci si immedesima e si fanno anche paragoni con la nostra esistenza, con il nostro stile di vite e le nostre scelte; un libro è educativo quando insegna, quando fa comprendere, pensare e sentire, quando emoziona, quando cala nelle profondità recondite delle viscere dell’esistenza, quando canta sui paesaggi multiformi, quando la prosa è fine e profonda; allora diviene un capolavoro, l’espressione di una voce che aleggia nel tempo, oltre il tempo dell’autore; questo è stato per me viaggio al termine della notte, questo accade quando un libro supera la linea della normalità e delle formalità comuni e contingenti per inalberarsi e affiggersi all’albero del mondo. Come ho scritto nel mio primo post la storia della prima metà del novecento non perdona e ancora oggi non si perdona, ma nessuno di noi, credo, ha vissuto quel periodo e coloro che hanno fatto delle scelte meditate, a prescindere se con o contro il nazismo o lo stalinismo, sapevano il costo delle loro scelte; a volte una vita amara e profonde delusione possono scatenare gli opposti e desiderare che il mondo bruci del suo male, bruci nella sua cattiveria: se in questa terra e in questo tempo non è possibile avere pace allora che la guerra sia per tutti: gli opposti. Ma credo anch’io che Cèline fosse un uomo buono, altruista e nobile di animo, come racconta il suo libro, ma nessuno di noi conoscerà mai la sua coscienza profonda, le ragioni delle sue lacrime, le forze che hanno alimentato , in lui , l’odio e un’approvazione dello sterminio; così è per Cèline, così è anche per tutti i grandi autori che hanno lasciato capolavori e che nella vita personale hanno fatto scelte opposte, meritevoli di divenire coni di ombra sulla fulgida luce delle opere, rebus irrisolvibili e ingoiati dentro le loro singole storie.
"Mi piace""Mi piace"
Quando andavo al Liceo col Giornale di Montanelli, mi davano del fascista. Un giorno, lo comprai alla stazione centrale di Milano e l’edicolante cui chiesi “Il Giornale di Montanelli” rispose “di Berlusconi” vorra’ dire. Risposi “a me basta che lo diriga Montanelli”. La storia del 1994 mi diede ragione: quando Berlusconi volle farne il “Giornale di Berlusconi” davvero, Montanelli se ne ando’, dimostrando che fino ad allora lo aveva diretto lui e non l’ex Cav. Questo per dire che non c’e’ nulla che mi piaccia di Lerner, ma proprio nulla, e che il suo ingresso al FQ non mi e’ piaciuto. Ma questo scambio di opinioni e’ da incorniciare. La risposta di Travaglio e’ un pezzo di giornalismo sincero e quasi struggente, dove al posto del freddo e informatissimo giornalista che sta facendo da baluardo in Italia alla liberta’ di Stampa, compare la persona, l’uomo che, mantenendo un certo aplomb sbuffa – fumando – quando il figlio gli dice per scherzo che per 3000 euro fara’ il Grande Fratello su Mediaset. Quando scrive di Montanelli, Travaglio ci regala un po’ di quella umanita’ che di solito nasconde. Ed e’ un piacere leggerlo. Chissa’ che Gad Lerner possa imparare qualcosa, stando al FQ. Ottimismo.
"Mi piace""Mi piace"
Molto bello, elegante, approfondito, puntuale e piacevole come sempre, l’articolo di Marco Travaglio che surclassa l’amico Lerner. Una lezione di compostezza, di amore della “verità” da cui traspare l’intima ammirazione per quel grande uomo che fu Montanelli. Ed una lezione di stile per il nuovo arrivato.
"Mi piace""Mi piace"
Ho avuto il privilegio di incontrare Montanelli nel marzo del ’94 a Modena al teatro comunale (oggi Luciano Pavarotti) durante la presentazione del libro l’Italia degli anni di fango, era presente anche il coautore Mario Cervi. Alla fine del dibattito ci si mise in fila per avere il libro autografato, mi misi volutamente in coda per aver più tempo di scambiare una battuta con lui, e così fu. Mi fece la dedica gli strinsi la mano e visto che dopo vent’anni al Giornale aveva fondato la Voce, ironicamente gli diedi appuntamento dopo vent’anni per la fondazione di un altro giornale, mi fulmino’ con una battuta ” Io ci sarò, le auguro che sia presente anche lei “. Un grande personaggio e un grande ricordo.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Non sapevo che lerner si fosse aggiunto alla allegra banda dei travaglio’s boys, ma è un naturale percorso di congiungimento credo. Continua quindi la tradizione consolidata da direttore la quale conferma che per lavorare per lui è condizione necessaria avere la stessa piacevolezza di un gatto attaccato alle gonadi. Non so quale dei due pezzi sia il peggiore, dovrei rileggerli, ma è stato già un supplizio leggerli una sola volta.
"Mi piace""Mi piace"
“Da frondista, ha sposato il fastidio dei più nei confronti del coraggio degli intransigenti. Quando poi la guerra fredda ha alimentato un blocco anticomunista che non guardava tanto per il sottile e reclutava al suo interno anche personaggi che liberali non lo erano affatto, Montanelli ne è diventato il paladino. Vero è che nel 1994 ha rotto coraggiosamente con Berlusconi che entrava in politica, ma nel 1981 aveva tollerato senza imbarazzo di ritrovarsi nel suo Giornale un editore iscritto alla loggia P2. E se lo è tenuto per tredici anni.”
Ma anche https://www.youtube.com/watch?v=OI0XJ4-g-fQ
"Mi piace""Mi piace"
Figlio del suo tempo, ma cosa dici mai ? Erano forse tutti razzisti ??
Ma hai dimenticato che c’erano anche gli anti-fascisti, già allora, anche ai tempi della guerra di Abissinia, e coloro (tantissimi) che erano contrari ad anacronistiche e criminali guerre coloniali !!
Ma Lerner, ci hai pensato bene ? Perché ti adegui a questo nuovo “conformismo” dilagante…
"Mi piace""Mi piace"
Alla puntuale biografia di Travaglio, mi piacerebbe approfondire il rapporto di Montanelli con Saevecke
"Mi piace""Mi piace"
vatti a leggere la storia dell’«armadio della vergogna»
"Mi piace""Mi piace"