(Giuseppe Di Maio) – Intanto ci fanno votare per destinare contributi nelle scuole a scelta tra panini e carta igienica. C’è un vecchio proverbio che dice: hanno perso i buoi e vanno in cerca delle corna. Rousseau e il suo padrone sembrano non accorgersi dell’emorragia nel Movimento, e ancora pretendono di mettere il becco nella volontà di un popolo che, con tutto il rispetto per il loro avo Gianroberto, ha dato segni evidenti di possedere ambizioni ben più grandi di una democrazia on line malfunzionante e sotto tutela.

Ho più volte raccontato come la debolezza ideologica del M5S sia alla base del fallito reclutamento di una classe dirigente all’altezza. L’incapacità di esprimere un giudizio generale sulla società, ha generato innumerevoli equivoci interpretativi: ha procurato una miriade di posizioni reazionarie confuse nella temperie pentastellata. Ha raccolto no-vax, convinti delle scie chimiche, seguaci di Di Bella, sovranisti della moneta, ostili al Bilderberg, complottisti di vario genere.

Il M5S non è stato capace di aggiogare tutte queste energie al carro sovvertitore dell’ordine sociale, non è stato capace di smascherare compiutamente il trucco su cui si fonda tutta la disuguaglianza. Il suo criterio sciovinista di intendere la politica ha assimilato una miriade di soggetti e idee fra loro spesso confliggenti. Sebbene il primitivo progetto delle 5 stelle – pervaso da un radicalismo civile di estenuante neutralità – sia stato sostituito nel passaggio alla fase governativa da un nuovo “senso” di fare politica, se non proprio un programma, molto più capace di scovare la contraddizione: ora è tardi.

Ora tutti i nodi irrisolti della proprietà del Movimento, della selezione della sua classe dirigente, del programma politico, della disciplina di partito, stanno strangolando tutta l’organizzazione. La volontà politica tra Palazzo Chigi e gli altri luoghi del potere è affidata alla sensibilità morale e civile di personaggi selezionati più dalla pratica che dal sistema pentastellato. E la meraviglia per avere sempre persone di indubbie qualità etiche al governo, è la dimostrazione che il Movimento non è il luogo del servizio, ma un posto alternativo del successo individuale, dove, se non si vince, si tradisce.

Ultima, ma non ultima, dell’erosione tra i ranghi del M5S, è l’impensabile uscita di Alice Salvatore, pulzella inequivoca della purezza a 5 stelle. Essa crede di continuare la sua avventura privata in un partito di “Buonsenso”, ma a noi non frega più niente. Né può fregare più del simpaticissimo Michele Giarrusso, atterrito per il suo futuro professionale. Il messaggio lanciato a tutta la società civile onesta e capace di riunirsi sotto le stelle del Movimento è caduto nel vuoto. Coloro che hanno la presunzione di essere competenti e che si dichiarano onesti, restano ancora caparbiamente fuori del M5S. E allora permettetemi di dubitare dei loro talenti.

Permettetemi di credere che le loro virtù siano quelle di vendersi al miglior offerente, di fare i sicari dell’interesse, i pappagalli del potere. Né escludo da questi virtuosi del profitto i più taciturni e codardi, che criticano il Movimento dai loro comodi alloggi. Il loro è solo interesse corporativo, difesa della propria retribuzione, della propria sottomissione al sistema, proprio quando disprezzano gli sforzi dei pentastellati escludendoli dagli onori intellettuali. Essi non sono onesti. E l’Italia ne è piena. O credono forse che la disonestà stia solo nei vaneggiamenti di Sara Cunial fischiata dai banchi del Parlamento? No, purtroppo non è così. E l’onestà non andrà di moda, purtroppo per mancanza di numero legale.