DOPO LUNGHE TENSIONI LA MAGGIORANZA TROVA UNA QUADRA. NON POTRÀ ESSERE REGOLARIZZATO CHI HA COMPIUTO REATI COME IL CAPORALATO

(di Ilaria Proietti – Il Fatto Quotidiano) – Alla fine di una lunga maratona, densa di colpi di scena che hanno rischiato di mandare in testa-coda il governo, la maggioranza brinda all’accordo che consentirà di regolarizzare i lavoratori stranieri ma anche italiani, impiegati come braccianti, colf e badanti. Perché almeno su questo tema pare ormai raggiunto quel punto di equilibrio che, per dirla con il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese “garantisce le esigenze del mercato del lavoro e la dignità e le condizioni di sicurezza dei lavoratori”. Ma è stato un iter travagliato: le nuove norme che entreranno nel decreto Rilancio esaminato ieri dall’ennesimo Consiglio dei ministri fiume, aggiornano quelle su cui si era registrata l’intesa già domenica scorsa a Palazzo Chigi, poi tornata improvvisamente in alto mare a causa delle fibrillazioni interne ai 5 Stelle. E in particolare di quell’ala del Movimento che, preoccupata di fornire benzina a Matteo Salvini sul fronte dei migranti, aveva ordinato l’improvvisa strambata quando l’accordo di cui era stato garante il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, era già cosa fatta.

Nel frattempo si è continuato a lavorare. E a trattare: il no secco allo scudo penale per chi voglia accedere alla regolarizzazione dopo essersi macchiato di reati gravissimi, come il caporalato, ha offerto il viatico per il semaforo verde accordato dal reggente politico pentastellato Vito Crimi dopo un’interminabile interlocuzione con il ministro dem Beppe Provenzano. Che ieri l’altro a tardissima serata aveva poi dato annuncio sull’accordo fatto “non per le braccia, ma per le persone”.

Le regolarizzazioni potranno avvenire lungo due direttrici: su domanda congiunta del lavoratore (straniero o italiano) e del datore di lavoro, che dovrà farsi carico delle spese per la procedura più di un contributo forfettario per le somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale. C’è poi anche la possibilità che gli stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 (e anche in questo caso presenti in Italia da prima dell’8 marzo) possano presentare istanza per ottenere un permesso temporaneo di sei mesi per cercare di lavoro e che sarà poi trasformabile in permesso di lavoro, una volta ottenuto un impiego. Ma alle misure volte all’emersione del lavoro nero non potranno accedere tutti: è precluso agli stranieri irregolari in attesa di essere espulsi o che siano considerati comunque una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato.

Niente da fare neppure per i datori di lavoro che abbiano riportato negli ultimi 5 anni una condanna per esempio per caporalato. L’attivazione della procedura di emersione invece sospende i procedimenti penali e amministrativi legati all’impiego di manodopera irregolare, sempre che non riguardino i reati di favoreggiamento dell’immigrazione o lo sfruttamento della prostituzione o dei minori.

Ma non è tutto. Perchè nel decreto Rilancio si annuncia anche un’altra novità, sempre legata al tema del lavoro e che nella maggioranza è stato piuttosto divisivo specie per quel che riguarda il M5S e il partito di Matteo Renzi. Teresa Bellanova, ministro dell’Agricoltura indicata da Italia Viva, ha sottolineato che tutto il governo rema nella stessa direzione. Quella di facilitare “le assunzioni di lavoratori italiani e stranieri al momento inoccupati”. Ma la regolarizzazione non basta e andava fatto un passo in più. Che poi è stato annunciato dal ministro del Lavoro, la pentastellata Nunzia Catalfo: verrà inserita nel decreto Rilancio una norma che consentirà anche a chi percepisce il reddito di cittadinanza “di accettare una proposta di lavoro senza perdere il diritto al beneficio”. In che misura? Contratti a termine non superiori a 30 giorni, rinnovabili per ulteriori 30, nel limite di 2.000 euro per l’anno in corso.