(Bartolomeo Prinzivalli) – Condivido il polverone che s’è alzato sulla liberazione di Silvia Romano, soprattutto dopo le ultime indiscrezioni su prezzi, cambi di usi, costumi, stato civile e stato interessante, su cosa sia andata a dimostrare in quei luoghi, quali pulsioni l’abbiano guidata, come abbia trascorso quei lunghi mesi. Gli interrogativi sono sempre gli stessi: perché la gente fa le cose? Mistero. Già il sol fatto di aver scelto il Kenya e non una casa famiglia di Busto Arsizio è di per sé ingiustificabile, da lì infatti partono tutte le polemiche. Che ci vai a fare a quelle latitudini se sai che potresti essere rapita, sequestrata, uccisa, se insomma sei consapevole dei rischi che potresti correre? Allora sei una folle, un’incosciente, e magari non meriti tutto lo sbattimento necessario a riportarti a casa. Un po’ come hanno fatto i medici volontari partiti per i focolai del covid-19, chi glielo ha fatto fare, potevano stare a casa sul divano a guardare la D’Urso e invece sono andati mettendo a rischio la propria incolumità.

Pero’ loro sono eroi. Loro hanno aiutato, accudito, salvato connazionali, mica gentaglia di chissà dove. Hanno dato speranza a migliaia di famiglie nostrane, mica a tizi che nemmeno sanno a quale etnia appartengono. Ma non è razzismo, attenzione, no. Non lo è. E’ che quelli lavorano e pagano le tasse qua invece di fare i parassiti con gli aiuti umanitari. Non è razzismo, è tassismo.

18 mesi dal sequestro senza alcuna notizia, tanto che il Paese l’aveva dimenticata concentrando i propri sforzi sulle priorità, tipo trovare la cura per il coronavirus dopo aver letto un post su Facebook o sventare un piano di dominazione inteplanetaria attraverso il 5G con due messaggi su Twitter, ma di quelli tosti; e invece eccola qua, sorridente ma col velo, quindi convertita all’Islam, sposa di un sequestratore e probabilmente incinta. Che orrore!

L’intelligence l’ha cercata in ogni dove, poi per sbaglio ha controllato le prenotazioni dei resort somali su Alpitour ed ha visto il suo nome, pensando che magari non avesse potuto chiamare casa in tutto questo tempo perché tra una lezione di acquagym ed una festa a tema non c’era mai un attimo di respiro. Come se non bastasse in quei mesi ha cambiato nome, religione e s’è pure sposata, senza manco uno straccio di rinfresco con l’abito bianco, le foto coi parenti, il brindisi imbarazzante dello zio brillo ed il lancio del mazzetto da contendersi fra le zitelle inviperite. Non si fa così. Avrà scelto fra milioni di libri e le avranno portato il Corano, fra milioni di uomini innamorandosi del sequestratore, forse per i modi distinti e galanti, forse per le dimensioni, ed avrà vissuto la sua favola a sbafo, a spese nostre. In fondo i terroristi islamici lo sanno bene che noi siamo i buoni e loro i cattivi, ma purtroppo hanno preso questa brutta abitudine.

C’è chi fa pilates, chi va a calcetto e chi diventa terrorista, utilizzando la religione come pretesto per la vendetta verso chi non gli ha fatto mai niente, alimentando la propria visione distorta della realtà che non collima con la nostra, di visione distorta della realtà. Poi che ingenuità, buttarsi fra le braccia di associazioni umanitarie come ad esempio le ONG o le altre che chiedono gli oboli col numero verde e poi li investono nelle ville in Portogallo. Ci fosse finita lei in Portogallo starebbe meglio, adesso magari ballerebbe il flamenco senza veli assieme ad un bel maschio latino, e pure la famiglia sarebbe più tranquilla, forse.

Sì, non ci sono dubbi, se l’è cercata. 4 milioni di euro per il riscatto. Tanto vale una vita? Pensavo meno…

(P.S. Credo non ci sia bisogno di specificare che si tratta di un post ironico per evidenziare l’imbecillità diffusa via social, ma forse il fatto che abbia dovuto indica le dimensioni del problema…)