«Uno stop degli alleati o da altri, questo io non posso saperlo. Prima una proposta, poi un’altra. Da allora mi sono sempre chiesto cos’era accaduto nel frattempo. Se, e da dove, fosse giunta un’indicazione negativa», dice il magistrato in un’intervista a Repubblica
(Olga Bibus – open.online) – Nino Di Matteo non ritratta e non cambia versione. Dopo le polemiche per le sue dichiarazioni nel corso del programma di La7 Non è l’Arena, di Massimo Giletti, il magistrato antimafia torna a chiarire la questione sulle pagine di Repubblica. Ripercorre di nuovo i fatti e ribadisce: «Bonafede cambiò idea sulla mia nomina a capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) dopo lo stop di qualcuno». Lo scorso 18 giugno fu chiamato dal ministro Alfonso Bonafede che gli propose «dirigere il Dap oppure prendere il posto di capo degli Affari penali», aveva poco tempo per decidere, soltanto 48 ore perché di lì a poco «ci sarebbe stato l’ultimo plenum utile del Csm per presentare la richiesta di fuori ruolo».
Il giorno dopo, Di Matteo va al ministero della Giustizia, «Mi sedetti davanti a Bonafede e gli dissi che accettavo il posto di capo del Dap. Lui però, a quel punto, replicò che aveva già scelto Basentini, mi chiese se lo conoscessi e lo apprezzassi. Risposi di no, che non lo avevo mai incontrato», racconta a Liliana Milella. «Rimasi sorpreso di quel cambio, ma non dissi subito di no», continua. Il giorno dopo però chiama il ministro per rifiutare: «Io gli dico di non tenermi più presente per alcun incarico, lui ribatte che per gli Affari penali “non c’è dissenso o mancato gradimento che tenga”. Una frase che, se riferita al Dap, ovviamente mi ha fatto pensare». Da qui nasce la convinzione del magistrato che sia stato “qualcuno” a far cambiare idea al ministro.
«Uno stop degli alleati o da altri, questo io non posso saperlo – dice. – Prima una proposta, poi un’altra. Da allora mi sono sempre chiesto cos’era accaduto nel frattempo. Se, e da dove, fosse giunta un’indicazione negativa». Il magistrato torna a fare riferimento alle intercettazioni. «Dopo le elezioni alcuni giornali scrissero che c’era un’ipotesi Di Matteo al Dap. Mi chiamarono da Roma dei colleghi per dirmi che c’era una cosa molto brutta che mi riguardava. In più penitenziari, per esempio all’Aquila, boss di rango avevano gridato “dobbiamo metterci a rapporto col magistrato di sorveglianza per protestare contro questa eventualità”. Subito dopo 52 o 57 detenuti al 41 bis, ciascuno per i fatti suoi, avevano chiesto di conferire. A quel punto era stata fatta un’informativa diretta a più uffici di procura e al Dap».
E Di Matteo è sicuro che Bonafede fosse informato della questione. Alla domanda «perché ha deciso di parlare proprio adesso», il magistrato risponde: «Dopo le dimissioni di Basentini, proprio come due anni fa, alcuni giornali hanno di nuovo scritto che mi avrebbero fatto capo del Dap. Quando ho sentito fare il mio nome, inserendolo in una presunta trattativa, ho sentito l’irrefrenabile bisogno di raccontare i fatti, al di là delle strumentalizzazioni». «Dopo quei colloqui ci sono rimasto male e ho detto quello che pensavo quando ho sentito dire delle inesattezze. Non intendo giudicare il lavoro di Basentini, né contestare la scelta di Petralia, ma se si parla del perché non è stato scelto Di Matteo per fare il capo del Dap, io ho il diritto di dire come sono andati i fatti. Se mi chiameranno in una sede istituzionale andrò a spiegare quei fatti per come li ho vissuti. Ma almeno adesso mi sono tolto un peso», conclude.
Guardate e fate girare questo documento eccezionale, lo sfogo di Nicola Morra, 5 stelle, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, in ordine allo scandalo seguito alla trasmissione di Giletti per infangare il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e mettergli contro Nino Di Matteo, Presidendete dell’Associazione magistrati di Palermo e magistrato antimafia, impegnato nella trattativa Stato-mafia e il pm più scortato d’Italia.
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Finalmente, con queste parole perfettamente coerenti con quanto ha dichiarato al telefono intervenendo alla ormai famosa trasmissione televisiva, ha messo a tacere gli IDIOTI che continuano a ripetere, prescindendo dai fatti e pure dalla logica: perché se n’è uscito dopo due anni? Forse perché ha rosicato di non essere stato nominato?
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Con queste parole si spera metta a tacere anche gli altri IDIOTI che cercano di minimizzare la cosa parlando di “incomprensione”: i due si sono compresi benissimo, e Di Matteo ha ribadito che non è lui ad avere capito male, è Bonafede che ha cambiato idea dopo avergli proposto la nomina.
Come hai giustamente detto, il problema è il perché abbia cambiato idea.
Personalmente credo non lo sapremo mai, perché l’unico che può dirlo è Bonafede, ma tanto in trasmissione quanto dopo ha glissato, limitandosi a dire che non è perché ha dato retta ai capimafia. E gli si può pure credere, ma allora perché non fa chiarezza sul reale motivo?
Qui se il FQ e Travaglio fossero coerenti farebbero proprio questa domanda a Bonafede: perché? Ma la strategia invece è far finta di niente fischiettando e aspettando che la gente se ne dimentichi.
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Riporto quanto ho scritto ieri a commento dell’articolo di Travaglio Buonafede:
“Jonny e Goffredo
ma la questione non è chi ha detto la verità tra i due.
Le dichiarazioni di Di Matteo non sono state smentite da Bonafede, andatevi a rivedere la trasmissione.
La domanda che dovremmo porci non è chi dica la verità (APPURATA) ma quali sono state le motivazioni che hanno spinto Bonafede a fare dietrofront.
Di Matteo quando disse che i boss erano contrari alla sua nomina non intendeva certo dire che Bonafede è colluso coi boss. Ma chi potrebbe pensarlo in buona fede?
Di Matteo secondo me pensa che ci sia lo zampino di qualcuno dietro la decisione di Bonafede e vorrebbe far emergere questa verità.
È possibile che Bonafede abbia alla fine accettato Basentini per ragioni di opportunità politica non potendo minimamente sospettare che si sarebbe comportato nel modo in cui si è comportato.
Da questo punto di vista anche io credo che Bonafede sia in buona fede ma che abbia fatto una enorme cazzata a nominare questo tizo a capo del Dap, almeno questo, vogliamo dirlo?
E non vorreste sapere chi lo ha consigliato?
Se il capo del Dap (CHIUNQUE fosse stato) non avesse inanellato una serie incredibile di cazzate ed omissioni (dobbiamo ricordarle?) la questione Bonafede Di Matteo non sarebbe mai nata.
Ma è nella natura di Di Matteo, del suo lavoro, chiedersi il perché di certe dinamiche.
Forse il ministro ora non può fare chiarezza, gli equilibri politici in questa fase sono troppo delicati.
Ma stigmatizzare Di Matteo come un traditore è assurdo.
La fedeltà che bisognerebbe apprezzare in Di Matteo e quella allo Stato, nella sua accezione più alta, non ai politici per quanto stimabili siano”.
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