Per la ristrutturazione della dimora Saladini-Pilastri mobilitazione pubblica per la premier. Il direttore generale del Comune emana una circolare su come timbrare il cartellino: “Mantenete i servizi essenziali”

La premier Giorgia Meloni e i bambini delle scuole calcio di Ascoli Piceno

(di Corrado Zunino – repubblica.it) – ROMA – Ieri per Ascoli Piceno è stata una giornata speciale, secondo il suo sindaco “storica”. Si mostrava, a metà pomeriggio, la fine lavori della dimora Saladini-Pilastri, XVII secolo, un giardino monumentale attorno: restauro da 39 milioni di euro grazie ai fondi del Piano nazionale di resilienza e ripresa. Il giovane primo cittadino Marco Fioravanti, 43 anni, Fratelli d’Italia, amico di Giorgia Meloni, era riuscito ad avere la premier alla dimora, insieme al presidente della Regione Francesco Acquaroli e al commissario alla ricostruzione Guido Castelli, anche loro compagni di partito. Una festa monocolore, ecco. “Ascoli ha vissuto oggi una giornata memorabile, un evento inaugurale che ha visto la partecipazione del presidente del Consiglio dei ministri”, ha scritto il sindaco.

Per avere certezza che la folla accorresse, Fioravanti si è premurato di convocare tutta la città, a partire dai dipendenti del suo Comune. In una lettera di una pagina e mezzo – senza mai citare la presenza della premier – il giovane sindaco ha invitato ufficialmente i dipendenti comunali per giovedì 8 ottobre ore 16: “Mi farebbe piacere condividere con voi questo momento, che considero una giornata storica per Ascoli Piceno e un successo dell’intero Ente”. Quindi, ha chiesto al direttore generale dell’amministrazione di mettere il personale nelle condizioni di presenziare.

Il primo dirigente del Comune ha allestito un complicato “liberi tutti”: “Si fa presente”, ha scritto in una circolare interna, “che è gradita la partecipazione di tutto il personale dipendente”. In merito alla convocazione del sindaco, si legge ancora nella direttiva dirigenziale, vengono inoltrate le seguenti indicazioni operative: “E’ possibile recarsi all’evento timbrando l’uscita con il codice tre, nelle macchinette timbratrici della propria sede di servizio; al termine dei lavori si dovrà procedere alla regolarizzazione della presenza recandosi ai propri uffici, timbrando nelle macchinette timbratrici l’entrata poi, dopo almeno un minuto, l’uscita senza alcun codice, oppure, nel caso in cui non sia possibile recarsi alla propria sede di lavoro in quanto più lontana rispetto alla residenza, mediante l’utilizzo della funzione di mancata timbratura del software delle presenze”.

Il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti, e la premier Giorgia Meloni

Il permesso generale

All’evento era necessario mettersi in fila alle 15, per ragioni di sicurezza, e quindi gli uffici comunali si potevano abbandonare per l’ora di pranzo. L’amministrazione comunale di Ascoli aveva previsto un “permesso generale” per consentire a più persone possibili di applaudire l’opera restaurata e, poi, Giorgia Meloni. Il dg ha chiesto, nel finale della circolare, che per gli uffici aperti al pubblico i dirigenti organizzino il personale “al fine di garantire la presenza in numero contingentato per assicurare i servizi pubblici essenziali”. Almeno i servizi essenziali, nella giornata di festa.

Lo striscione sorretto da bambini e mamme all'arrivo della premier ad Ascoli

L’assessore vuole le scuole calcio

Per concludere l’adunata, sempre “su indicazione precisa” del sindaco Fioravanti, l’assessore allo Sport Nico Stallone, ex calciatore professionista dell’Ascoli calcio, ha invitato anche le squadre del settore calcistico giovanile, “tutti in divisa”.

La grande chiamata, allargata alle imprese locali e ai sindaci (di centrodestra) della provincia, ha portato una piccola folla plaudente a salutare Giorgia Meloni in completo blu, accolta lei con questo striscione: “Grazie, ti vogliamo bene”. Il segretario del Pd Marche, Francesco Ameli, ha commentato: “Un pomeriggio da film Luce, un cinegiornale d’altri tempi”. Il Pd di Ascoli ha dettagliato: “L’intento era chiaro: costruire una claque a uso e consumo dei riflettori nazionali. Quello che avrebbe dovuto essere un autentico momento di festa e di condivisione per la cittadinanza, la restituzione alla comunità di un gioiello del nostro patrimonio storico e artistico come Palazzo Saladini-Pilastri, è stato svuotato del suo significato civico per fare spazio a una stucchevole passerella di propaganda elettorale”.

Fuori i manifestanti

Il “Collettivo Caciara” ha raccontato quanto successo durante l’inaugurazione: “Eravamo lì a protestare, ma siamo stati fermati all’ingresso e costretti a lasciare striscioni e cartelli. Dopo vari tentativi siamo riusciti ad entrare, ma siamo stati subito accompagnati fuori dalla Digos, per motivi legati alle magliette indossate o identificazioni passate”.