Stavolta risparmiateci la maratona di Mentana con Giorgia che fa la V con la mano

(Luca Ciarrocca – ilfattoquotidiano.it) – La serata la conosciamo a memoria. Lo spoglio, le prime proiezioni, il telecomando che salta da una maratona all’altra, qualcuno in tv che promette di ripartire dalla sconfitta. Poi il lunedì, Meloni fa il suo video per i social come al solito efficace, La Russa, Donzelli e tutta la destra applaudono. Fra un anno, forse sette mesi, si vota e questo scenario è già in cottura. Elly Schlein e Giuseppe Conte si litigano il posto di capotavola di una coalizione che deve ancora decidere che menù offrire.
Il presidente dei Cinque Stelle, ammesso e non concesso che non voglia giocare la partita da solo, ha avvertito gli alleati: a un progetto “annacquato”, scritto per non scontentare banche, industria delle armi e Israele, lui non si presterà. Pure per Fausto Bertinotti il campo largo rischia la sconfitta, perché il centrosinistra ha abusato della pazienza dei propri elettori, all’orizzonte vede disaffezione e astensionismo piuttosto che un semplice spostamento di voti. Ha ragione, purtroppo.
La destra, con il partito di Vannacci, stravince. E ce la fa anche senza il generale ‘remigrazionista’. Avanti così e Meloni governerà fino al 2032. Quasi dieci anni: un bambino nato il giorno del suo giuramento starà finendo le elementari.
E la cura proposta dagli alleati che dovrebbero battere le destre si chiamerebbe primarie? Per Demopolis il 38 per cento degli elettori progressisti le ritiene inutili, e ha capito tutto. Per Alessandra Ghisleri, una sondaggista che ci azzecca, Conte stacca Schlein di 14 punti. Mesi di gazebo per stabilire quale dei due perderà contro Giorgia, e per mandare a casa offesa la metà sconfitta. Matteo Renzi ci mette la sindaca di Genova, Silvia Salis, prodotto di marketing politico doc, che sposterebbe tutto al centro e spingerebbe fuori il M5S. Il centro poi, con l’Europa attuale in cui tutti i maggiori paesi virano a destra, è follia pura.
Serve qualcuno che stia fuori da questa sgradevole rissa. Gualtieri? Bersani? Con i tempi populisti che viviamo, ci vuole di più. Meglio una persona con una storia tutta a sinistra, che conosca salari, sanità e fisco, cioè la vita quotidiana di tutti. Che in tv risponda con i numeri e si faccia capire alla prima frase. Esiste. Ha 44 anni, viene da Foligno, ha guidato i Giovani comunisti, è stata assessora, siede alla Camera dal 2022. Buca lo schermo molto meglio di Salis. Si chiama Elisabetta Piccolotti. Il suo partito, Alleanza Verdi e Sinistra, ha presentato l’unica proposta della stagione che si possa spiegare al bar. L’hanno chiamata “restituzione fiscale”: tassare lo 0,1 per cento dei più ricchi, sopra i 5,4 milioni di patrimonio, per alleggerire il restante 99,9. Una proposta di buon senso. E il restante 99,9 siamo noi.
Avs dovrà però chiudere la diarchia. A Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli va detto grazie: hanno tenuto insieme due partiti federandoli, hanno diviso con equilibrio candidature e seggi, hanno portato l’alleanza dal 3,6 per cento del 2022 al 6,8 delle europee, confermato anche la scorsa settimana da alcune rilevazioni. Quella formula non funziona più. Nel sondaggio di Ghisleri sulle primarie, Bonelli raccoglie il 2,4 per cento, Fratoianni lo 0,4. Perfino in Germania, dove verdi e socialdemocratici eleggono due presidenti, il candidato cancelliere è uno. Sulla scheda la gente cerca un nome, un volto, una voce e una storia politica per proporre un programma vero.
Che Piccolotti sia la moglie di Fratoianni importa qualcosa? No, anche se la destra lo ripeterà ogni giorno. La sua militanza precede il matrimonio. Poi ci sono i Cinque Stelle. Solo il 7,5 per cento dei loro elettori sceglie Schlein, e il 53,7 rifiuta con disprezzo i voti di Italia Viva. Su armi, Ucraina e Israele, Piccolotti e il suo partito sostengono da anni ciò che chiede Conte. La voterebbero? Per ora è un’ipotesi.
Resta il Pd, e qui fa male. Una federatrice di sinistra lo obbligherebbe a scegliere fra la propria gente e la sua ala destra: i riformisti ex Margherita e Renzi, che detta condizioni con il 2,2 per cento. Qualcuno sbatterebbe la porta, e la scissione costerebbe voti. Nessun dato garantisce che gli astenuti, il 36 per cento nel 2022, tornino alle urne per una sinistra che parla chiaro. È una scommessa. L’altra strada, in compenso, la conosciamo al decimale. È la serata di cui sopra. Stavolta risparmiateci la maratona di Mentana con Giorgia che fa la V con la mano.
A farlo digerire a tutti e a breve, sarebbe meglio Ricciardi.
Ma se non concludono a breve, meglio pensare già adesso, a come va fatta l’opposizione, perchè gli attuali, a mio modestissimo parere, hanno già vinto.
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Meglio una persona con una storia tutta a sinistra, che conosca salari, sanità e fisco, cioè la vita quotidiana di tutti. Si chiama Elisabetta Piccolotti.
Lei e il marito (Fratoianni) portano a casa circa 28.000 euro al mese, 336.000 euro all’anno, quasi 1,7 milioni di euro a legislatura. La Piccolotti disse che la sua Tesla la pagò poco, solo 47.000 euro.
Chi meglio di lei potrebbe conoscere meglio la vita quotidiana di tutti noi morti di fame?
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Ma si Pagno, non ci siamo per niente purtroppo.
Troppe idee, contorte e/o ben confuse e l’avversario ( visto che oramai si parla in gergo calcistico ), ha dalla sua, un’unità che seppur con contraddizioni interne, queste non costituiscono ostacoli per loro e hanno un pubblico di boccaloni da bar, che non va ad analizzare chi sono e cosa fanno realmente. Si fidano incomprensibilmente ( per me ), dei loro spot pubblicitari e li votano.
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