Per allargare il consenso servirebbe un’operazione meno identitaria e più rassicurante. Da qui l’ipotesi di un contenitore civico capace di parlare all’elettorato moderato che difficilmente si riconoscerebbe nella storia politica di FdI

(Marco Antonellis – lespresso.it) – La domanda, nei conciliaboli azzurri, non è più soltanto se Giorgia Meloni voglia occupare il centro. È quanto sia già avanti il progetto. Perché se la voce di una lista civica direttamente riconducibile alla premier resta, almeno ufficialmente, nel territorio delle indiscrezioni, il semplice fatto che se ne parli sta producendo un effetto politico concreto: in Forza Italia cresce il timore di trovarsi davanti a un concorrente interno alla stessa maggioranza.
A destra Fratelli d’Italia deve continuare a presidiare il proprio spazio, anche per contenere l’eventuale erosione della Lega e di Roberto Vannacci. Ma per allargare il consenso servirebbe un’operazione diversa, meno identitaria e più rassicurante. Da qui l’ipotesi di un contenitore civico capace di parlare a imprenditori, professionisti, amministratori locali e pezzi di elettorato moderato che difficilmente si riconoscerebbero nella storia politica di FdI.
Il punto sensibile, però, è che un’eventuale lista civica riconducibile alla premier rischierebbe di trasformare una crescita del centrodestra in una redistribuzione dei rapporti di forza al suo interno. Scenario che preoccupa maggiormente gli azzurri. I segnali, per chi osserva la partita, vengono anche dalla sequenza degli annunci. Il bollo auto, tradizionale terreno di battaglia berlusconiano, le norme sulla presenza degli alunni stranieri nelle classi, il tema del burqa: provvedimenti e messaggi che consentono alla premier di parlare contemporaneamente a pubblici diversi, occupando territori che un tempo appartenevano più chiaramente ai singoli alleati.
Da Fratelli d’Italia si insiste sulla necessità di rafforzare l’intera coalizione e si respinge l’idea di un progetto pensato per cannibalizzare gli alleati. Ma in politica conta anche ciò che gli altri temono. La soglia del 42 per cento, evocata nei ragionamenti sulla nuova legge elettorale, aggiunge un elemento ulteriore alla partita. Se il centro moderato resta frammentato, il problema non è soltanto quanti voti raccolgano i singoli partiti, ma chi riesca a intercettare quell’elettorato mobile che decide all’ultimo momento.
La partita per il centro potrebbe essere appena cominciata. E Forza Italia, questa volta, teme di giocarla contro qualcuno che siede già al governo.
Sto leggendo Fratelli di chat, di Giacomo Salvini (edito da Paper First) che svelano le conversazioni e i retroscena interni a Fratelli d’Italia.
I contenuti principali degli estratti
• Giudizi sugli alleati: Nelle chat, i parlamentari e i dirigenti del partito criticavano aspramente gli alleati di governo, definendo in alcuni casi Matteo Salvini con appellativi duri (“bimbominkia”, “cialtrone”, “poveretto”) e discutendo i rapporti di forza con Silvio Berlusconi.
• La crescita del partito: I messaggi coprono il periodo dal 2017/2018 fino al 2024, documentando l’ascesa nei sondaggi dal 4% fino alla vittoria e all’insediamento a Palazzo Chigi.
• Retroscena politici: Vengono mostrati i dibattiti interni sulla caduta del governo Draghi nel 2022, le posizioni sulla guerra in Ucraina e i rapporti con l’Unione Europea e gli Stati Uniti.
• La caccia alle “talpe”: Gli estratti e i racconti sul libro evidenziano la preoccupazione e la paranoia interna al partito per la fuga di notizie e di screenshot verso i giornali, che portarono i vertici a blindare o chiudere i gruppi WhatsApp…
Cosa dire? Leggerlo è una conferma di ciò che sospettavo
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