La premier è stata contestata all’apertura dei Giochi del Mediterraneo: domani è attesa nella città del terremoto del 2016

(di Chiara Spagnolo – repubblica.it) – La città avvelenata dalle fabbriche e quella distrutta dal terremoto dieci anni fa. C’è un filo rosso che lega Taranto ad Amatrice e fa temere alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di poter essere contestata domani nella cittadina laziale come è accaduto il 21 agosto nel capoluogo ionico, all’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo. Un coro di fischi nello stadio Iacovone, ripetuto per tre volte: quando la premier è stata salutata dai presentatori e quando è stata ringraziata dai presidenti del Comitato internazionale dei Giochi, Mehrez Boussayene, e del Comitato organizzatore Massimo Ferrarese. Tre momenti imbarazzanti, a cui hanno fatto da contraltare le ovazioni per il capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Alla contestazione, Meloni ha risposto, manifestando «comprensione per chi a Taranto esprime il proprio dissenso» e assicurando che «sull’ex Ilva il governo sta facendo e continuerà a fare tutto quello che è in suo potere». E ieri la sindaca di Lecce e veterana della destra pura, Adriana Poli Bortone, ha invitato la città di Taranto a chiedere scusa. Accanto a lei molti esponenti del centrodestra, sul fronte opposto il centrosinistra a partire dal leader pentastellato, Giuseppe Conte, secondo il quale «i fischi dovrebbero spingere Meloni a prendere contatto con la realtà». Per il capogruppo Pd al Senato, Francesco Boccia, quella contestazione «segnala un disagio che esiste nel Paese e a Taranto si tocca con mano». Per Peppe De Cristofaro di Avs «il Paese reale fischia per le politiche fallimentari del Governo». Il “Comitato giustizia per Taranto” ha chiarito: «I Giochi non comprano il silenzio di nessuno. Lo stadio Iacovone ha parlato e lo ha fatto in maniera spontanea e fragorosa».
Il timore, adesso, è che parli anche Amatrice, dove la premier è stata invitata alla commemorazione a dieci anni dal terremoto, alla quale deciderà soltanto oggi se partecipare. Le vacanze per lei sembrano agli sgoccioli, probabilmente concluse in una masseria pugliese. Ma ritornare sulla scena politica domani con un’altra contestazione (di cui sembra avere avuto già notizia) potrebbe essere un passo falso. Del resto, che a Taranto potesse accadere qualcosa era nell’aria e lo stesso sembra possa accadere ad Amatrice, che ha più volte chiesto alla premier una presenza. Ma lei, dopo la visita del 2017 non si è più vista. Nell’agosto 2024 ha ricevuto il sindaco, Giorgio Cortellesi, a palazzo Chigi. Domani lui la aspetta nella sua città ancora ferita.
poi…”ter”…poi….”quater”…e poi “a casa”…..per sempre….!!!! fora dai ball……..!!!!!!
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Finche’ so’ fischi e nun glie’ arrivano sanpietrini glue’ va’ de lusso🤔
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I sanpietrini non hanno un’unica collocazione extraparlamentare…
Le rivolte della Destra Radicale: Anche i movimenti di matrice neofascista o della destra extraparlamentare hanno ampiamente utilizzato i sanpietrini durante le sommosse urbane. Un esempio storico macroscopico furono i Moti di Reggio del 1970, guidati principalmente da esponenti della destra… Tipo Giancarlo Cito che prima di diventare il controverso sindaco di Taranto negli anni ’90, ha avuto un passato giovanile di spicco nella destra neofascista e la presenza di militanti tarantini ai Moti di Reggio del 1970 è un fatto storico documentato.
I Moti di Reggio Calabria videro una massiccia convergenza di militanti neofascisti provenienti da diverse parti d’Italia, in particolare dalle regioni limitrofe come la Puglia, per sostenere la rivolta guidata dal sindacalista della CISNAL Ciccio Franco sotto lo slogan “Boia chi molla”. Giancarlo Cito negli anni ’70, prima di essere espulso nel 1979 dal Movimento Sociale Italiano (MSI) a causa delle sue posizioni eccessivamente estremiste e non conformi alla linea ufficiale del partito. La “trasferta” a Reggio Calabria: Durante i mesi caldi della rivolta (tra il luglio 1970 e il febbraio 1971), diverse squadracce e gruppi di attivisti della destra radicale pugliese, inclusi elementi tarantini, partirono alla volta di Reggio Calabria. L’obiettivo era dare manforte sulle barricate e partecipare agli scontri di piazza contro i reparti della Celere e i carri armati inviati dal governo.
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“..Amatrice, dove la premier è stata invitata alla commemorazione a dieci anni dal terremoto..”
Se viene qualche governativo per il decennale la popolazione dei luoghi terremotati abbia la sensibilità di evitare manifestazioni di protesta o dissenso: la repubblica italiana deve investire in armi per sentirsi più sicura; e poi qualche miliardo serve anche per cessi d’oro e tangenti per i nostri amici ucraini.
Su, fate i bravi e state composti tra le vostre macerie. Mano sul cuore se suonano l’inno.
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Anche se L’Aquila è un po’ di anni prima… il discorso resta valido…
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