“Il comunicato è contraddittorio: vi accusano di falso, ma non hanno fatto tutti gli accertamenti”

Grazia a Minetti, Di Pietro: “Hanno chiuso il caso per salvare la reputazione del Colle, della Procura generale e del Ministero”

(estr. di Giuseppe Pipitone – ilfattoquotidiano.it) – “A me pare che qui ci sia un superiore interesse a chiudere la vicenda, garantendo la reputazione e la corretta condotta di tutti gli attori coinvolti”. È questa l’opinione di Antonio Di Pietro, già pm simbolo di “Mani pulite”, poi ministro e ora avvocato, a proposito del caso della grazia concessa a Nicole Minetti, nuovamente ribadita ieri dal Quirinale, dopo che la Procura generale di Milano ha confermato il suo parere positivo. Dal comunicato del Colle che aveva chiesto un supplemento d’indagine, dopo le inchieste del Fatto, non sono passati neanche 40 giorni. “Io ho preso atto delle conclusioni della Procura generale di Milano, che rispetto come tutti i provvedimenti – dice Di Pietro – Ma non non ho capito l’obiettivo dei legali di Minetti e Cipriani di voler procedere contro Il Fatto”.

[…] Annunciano una richiesta di risarcimento danni.

Se è vero che l’accertamento della Procura generale si è concluso senza indagini rogatorie, mi pare controproducente. Potrebbero farvi un favore.

Perché?

In questo modo avrete l’opportunità di dimostrare la bontà delle vostre fonti, producendo tutti gli elementi utili a dimostrare di aver raccontato una storia vera. E quindi di dimostrare quello che non hanno potuto o voluto dimostrare adesso. […]

La Procura generale, però, ha spiegato che non ha potuto ordinare una rogatoria internazionale perché gli accordi con l’Uruguay la prevedono solo nei procedimenti penali in corso.

Quel comunicato, secondo me, è contraddittorio: da una parte dicono che non hanno svolto attività rogatorie perché si possono fare soltanto con l’indagine penale in corso. Ma dall’altra parte scrivono che quanto affermato dal Fatto Quotidiano è falso. Ora una cosa è dire ‘non abbiamo trovato riscontro a quanto scrive Il Fatto‘, un’altra sostenere che avete scritto il falso. Vuol dire accusarvi di aver sostenuto qualcosa di diverso dalla realtà in modo consapevole. Ma come fai a sostenere questo e allo stesso tempo dire che non sono stati fatti tutti gli accertamenti perché la normativa non lo permette?

Sostengono che le dichiarazioni di Graciela De Los Santos Torres, la massaggiatrice uruguaiana intervistata dal nostro giornale, “risultano smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede d’indagine difensive”.

Il problema di fondo è che tutte le indagini devono essere riscontrate, quelle degli avvocati e quelle del pm. Ma a me non convince la parte del comunicato stampa in cui si parla di attività giudiziaria non realizzata e nello stesso tempo si afferma che quanto riportato dal vostro giornale è falso. Con l’affermazione di falsità siete stati accusati di un reato. Ripeto: una cosa è dire che non è stato riscontrato quello che avete scritto, un’altra sostenere che avete volutamente raccontato falsità.

[…] Secondo lei, dunque, perché c’è questa contraddizione nel comunicato della Procura generale?

A me pare che qui ci sia un superiore interesse a chiudere la vicenda, garantendo la reputazione e la corretta condotta di tutti gli attori coinvolti. Ripeto: io rispetto il provvedimento in sé, assolutamente. Ma certo se fossi stato io il procuratore generale avrei cercato di fare qualcosa in più.

Ma la Procura generale cosa avrebbe potuto fare di più?

Acquisire maggiori informazioni attraverso rapporti diplomatici, rapporti collaborativi dal punto di vista governativo.

Che però, è l’obiezione, sono operazioni che spettano al ministero.

Va bene, chiunque fosse il responsabile avrebbe dovuto farlo.