Dopo un insolito silenzio il presidente Usa ha commentato l’andamento dei colloqui a Islamabad e ha lanciato una stoccata contro Pechino

(Paolo Mastrolilli – repubblica.it) – New York – «Vinciamo noi, comunque vada a finire». I negoziati a Islamabad erano ancora in corso, e in una fase assai complicata, quando ieri pomeriggio il presidente Trump ha interrotto un raro silenzio di poche ore, per tornare a rivendicare il successo nella guerra contro l’Iran che non tutti esperti del settore intravedono.
Il presidente è uscito dalla sua residenza poco prima delle cinque, e interrogato sulla prospettiva di sbloccare i beni congelati dell’Iran allo scopo di far avanzare la trattativa ha detto: «Vinciamo noi, a prescindere. Li abbiamo sconfitti militarmente. Hanno sganciato un paio di mine in acqua, ma abbiamo sconfitto anche tutte le loro imbarcazioni». Riferendosi al blocco dello Stretto di Hormuz, snodo chiave nella trattativa, ha spiegato: «Probabilmente hanno piazzato un paio di mine in acqua, ma abbiamo delle dragamine in zona e stanno bonificando lo Stretto». Si riferiva alla notizia che ieri, per la prima volta dell’inizio della guerra, alcune navi americane hanno iniziato a navigare attraverso Hormuz, sfidando così le difese iraniane.
Trump ha giustificato così il suo trionfalismo: «Abbiamo sconfitto la loro Marina, abbiamo sconfitto la loro Aviazione, abbiamo sconfitto le loro difese antiaeree, abbiamo sconfitto i loro radar. Abbiamo sconfitto i loro leader, sono tutti morti». Quindi ha promesso: «Apriremo lo Stretto, anche se noi non lo utilizziamo, perché ci sono molti altri Paesi al mondo che invece ne fanno uso, e che sono o impauriti o deboli». Quindi ha lanciato un avvertimento alla Repubblica popolare, che secondo la Cnn si prepara a fornire armi per la difesa aerea a Teheran, proprio alla vigilia della visita a Pechino del capo della Casa Bianca prevista e metà maggio: «Se la Cina farà questo, avrà grossi problemi».
Sullo stato dei colloqui guidati dal vice Vance, si è mostrato quasi indifferente: «Forse ci sarà un accordo, forse no. In ogni caso, non fa nessuna differenza per me. Vedremo cosa succederà, siamo in trattative molto avanzate con l’Iran». Ma «a prescindere da ciò che accadrà, vinceremo».
Gli analisti del settore hanno meno certezze. Secondo il Wall Street Journal, l’intelligence americana stima che Teheran abbia conservato ancora alcune migliaia di missili. Quindi se le trattative fallissero, la Repubblica islamica avrebbe ancora la capacità di continuare la sua guerra asimmetrica, colpendo i paesi vicini del Golfo Persico e Israele, e proseguendo il blocco di Hormuz. A quel punto Trump dovrebbe decidere se dare seguito alla minaccia di “uccidere la civiltà” iraniana, prendendo di mira le infrastrutture elettriche e civili, anche se farlo significherebbe commettere un crimine di guerra.
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le trattative sono solo una perfida tattica per prendere tempo e rifornire di armi sia Israele che le basi IUESEI, per poi ricominciare finchè l’Iran non si arrede e cede le sue ricchezze. Hanno sempre fatto così, prima facendo la guerra a tutti i suoi vicini, poi il resto del mondo. Money First.
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A grande richiesta del pubblico una dedica allo stra pluri vincitore per antonomasia del conflitto con l’ Iran : i Roker nel famoso brano ,Bisogna saper perdere .
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Rokes
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Grandi LADRI….armati sino ai denti pure i cittadini..hanno fatto sparire una civiltà con la scusa dell’esportazione della loro democrazia,.Ora cercano di distruggere altre civiltà pèure millenarie.
Che esseri …. l’unica speranza che esploda il pianeta per vivere tutti nell’eterna pace.
Affan..lo!
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Le trattative erano una farsa, probabilmente organizzata per tradire ulteriormente la buona fede iraniana, che però ormai fortunatamente non ci casca più.
La guerra continui, bombe soldi e bare, per fare felici i vampiri al ballo, ebbri di sangue. Riprendiamo a salire la scala dell’escalation che sale e porta al paradiso.
il piccolo trump non ha vie d’uscita, come del resto netanyahu, possono solo rilanciare morte nel tentativo, inutile sia chiaro, di salvarsi.
L’impero crolla, e crolla male.
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L’IMPERO DI TRUMP VACILLA – Viviana Vivarelli
Gli Americani sono 349 milioni Gli elettori potenziali sono 244 milioni. Hanno votato il 64,1%. Di questi hanno votato Trump 77.302.580 elettori, il 49,8% dei voti espressi). I Grandi Elettori sono stati 312 su 538 (la maggioranza richiesta per l’elezione è 270).
Trump77.302.58049, 80%.
Kamala Harris 75.017.61348, 32%2
Sembra che dei 77 milioni di votanti per Trump 60 siano evangelisti, infuocati dai telepredicatori che hanno innalzato a divinità Trump e lo considerano un Cristo redivivo, mentre attaccano il Papa di Roma come un Anticristo.
Oggi molti degli elettori di Trump sembrano pentiti e molto preoccupati degli atti deliranti di Trump e delle sue guerre a oltranza e possiamo solo sperare che sempre più Americani si ravvedano. I sondaggi contano poco però dicono che Trump col secondo mandato ha perso il 17% dei suoi elettori. Noi purtroppo temiamo che anche dal partito democratico continuino a partire nuove guerre assassine, come è sempre stato, guerre che gli USA perdono regolarmente ma che comunque distruggono popoli e territori, abbattendo anche le economie occidentali.
Gli USA in particolare non stanno troppo bene: la crescita cala, i licenziamenti volano. I 18 trilioni di investimenti promessi non esistono. Licenziato oltre 1 milione di persone, di cui 300mila per effetto dei tagli del Dipartimento per l’efficienza governativa. La creazione di nuovi posti è crollata. Le assunzioni sono state solo 180mila: mai così poche dal 2020. Il tasso di disoccupazione è salito. Il 90% delle tariffe è ricaduto sui portafogli di aziende e consumatori. Dall’insediamento di Trump le famiglie hanno pagato oltre 1.700 dollari in più ciascuna in costi tariffari a causa della guerra dei dazi. L’inflazione è salita dal 3% al 9%. Sono esplosi i prezzi dell’energia. Non ci sono stati gli investimenti promessi. Sempre più Paesi rifiutano i petrodollari. Il sistema dei petrodollari, che vede il dollaro statunitense come valuta principale per lo scambio di petrolio, sta vivendo una fase di parziale declino a causa del crescente fenomeno della de-dollarizzazione. Diversi paesi stanno cercando di ridurre la loro dipendenza dal biglietto verde, accettando valute alternative (come lo Yuan cinese) o utilizzando valute locali per le transazioni energetiche. Il dominio monetario del dollaro traballa. Lo rifiutano Cina, Brasile, Russia, India, Iran, Arabia Saudita, poi tutti i Paesi BRICS che stanno lavorando attivamente per sviluppare sistemi di pagamento alternativi al dollaro, promuovendo il commercio in valute locali per rafforzare le proprie economie e ridurre l’influenza statunitense.
Questi cambiamenti sono accelerati dalla volontà di ridurre i costi di conversione, stimolare i rapporti commerciali diretti e diminuire l’esposizione alle sanzioni finanziarie statunitensi.
Durante il primo mandato presidenziale di Donald Trump (gennaio 2017 – gennaio 2021), il debito pubblico lordo degli Stati Uniti è aumentato di circa 7.800 miliardi di dollari (7,8 trilioni), passando da 19.950 miliardi a 27.750 miliardi di dollari. Il debito totale è cresciuto del 39% in quattro anni così che il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato i 39 trilioni di dollari.
Un quarto dell’intero debito americano in tutta la sua esistenza è dovuto a Trump. Solo i 6 giorni di guerra all’Iran sono costati più di 11 miliardi di dollari.
Per quanto può continuare questo massacro dell’economia americana che si riverbera dannosamente sull’economia europea?
La Von der Leyen continuerà a fare la bella statuina, del tutto silenziosa sulle guerre sanguinose sioniste-americane e sulla crisi dell’Ue e attiva solo quando può fare dei guadagni privati?
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La Cina sta tremando! Ricordo che l’unico stato che gli Usa hanno conquistato via terra è Grenada, poco più grande di Malta. Per farlo hanno dovuto inviare 8000 soldati contro un esercito male armato di 2000 persone. Per il resto o le hanno prese, tipo Vietnam e Afghanistan, o gli si sono ritorte contro (e purtroppo anche all’Europa, tipo Libia). Altro che vinciamo sempre noi.
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