Dopo un insolito silenzio il presidente Usa ha commentato l’andamento dei colloqui a Islamabad e ha lanciato una stoccata contro Pechino

US President Donald Trump gestures after stepping off Marine One at Joint Base Andrews, Maryland on April 10, 2026. President Trump is flying to Charlottesville, Virginia to attend a MAGA inc. meeting and dinner at Trump Winery. (Photo by Jim WATSON / AFP)

(Paolo Mastrolilli – repubblica.it) – New York – «Vinciamo noi, comunque vada a finire». I negoziati a Islamabad erano ancora in corso, e in una fase assai complicata, quando ieri pomeriggio il presidente Trump ha interrotto un raro silenzio di poche ore, per tornare a rivendicare il successo nella guerra contro l’Iran che non tutti esperti del settore intravedono.

Il presidente è uscito dalla sua residenza poco prima delle cinque, e interrogato sulla prospettiva di sbloccare i beni congelati dell’Iran allo scopo di far avanzare la trattativa ha detto: «Vinciamo noi, a prescindere. Li abbiamo sconfitti militarmente. Hanno sganciato un paio di mine in acqua, ma abbiamo sconfitto anche tutte le loro imbarcazioni». Riferendosi al blocco dello Stretto di Hormuz, snodo chiave nella trattativa, ha spiegato: «Probabilmente hanno piazzato un paio di mine in acqua, ma abbiamo delle dragamine in zona e stanno bonificando lo Stretto». Si riferiva alla notizia che ieri, per la prima volta dell’inizio della guerra, alcune navi americane hanno iniziato a navigare attraverso Hormuz, sfidando così le difese iraniane.

Trump ha giustificato così il suo trionfalismo: «Abbiamo sconfitto la loro Marina, abbiamo sconfitto la loro Aviazione, abbiamo sconfitto le loro difese antiaeree, abbiamo sconfitto i loro radar. Abbiamo sconfitto i loro leader, sono tutti morti». Quindi ha promesso: «Apriremo lo Stretto, anche se noi non lo utilizziamo, perché ci sono molti altri Paesi al mondo che invece ne fanno uso, e che sono o impauriti o deboli». Quindi ha lanciato un avvertimento alla Repubblica popolare, che secondo la Cnn si prepara a fornire armi per la difesa aerea a Teheran, proprio alla vigilia della visita a Pechino del capo della Casa Bianca prevista e metà maggio: «Se la Cina farà questo, avrà grossi problemi».

Sullo stato dei colloqui guidati dal vice Vance, si è mostrato quasi indifferente: «Forse ci sarà un accordo, forse no. In ogni caso, non fa nessuna differenza per me. Vedremo cosa succederà, siamo in trattative molto avanzate con l’Iran». Ma «a prescindere da ciò che accadrà, vinceremo».

Gli analisti del settore hanno meno certezze. Secondo il Wall Street Journal, l’intelligence americana stima che Teheran abbia conservato ancora alcune migliaia di missili. Quindi se le trattative fallissero, la Repubblica islamica avrebbe ancora la capacità di continuare la sua guerra asimmetrica, colpendo i paesi vicini del Golfo Persico e Israele, e proseguendo il blocco di Hormuz. A quel punto Trump dovrebbe decidere se dare seguito alla minaccia di “uccidere la civiltà” iraniana, prendendo di mira le infrastrutture elettriche e civili, anche se farlo significherebbe commettere un crimine di guerra.