Meloni per le varie trasferte ha chiesto 1,3 milioni di euro in due anni e mezzo, ben 800mila nel 2024. Lollobrigida è il ministro che chiede più fondi per coprire le spese, Valditara va su e giù da Roma a Milano

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Stazioni, voli, pasti e hotel. La vita dei ministri è in movimento, anzi in missione come viene definita dal punto di vista tecnico, per portare avanti il proprio mandato. E la spesa ammonta a circa 2,5 milioni e mezzo dall’inizio della legislatura. Ci sono i pendolari, come Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione, che va su e giù da Roma, sede di lavoro, alla sua Milano.
Oltre ovviamente alle destinazioni per eventi e incontri. E, come si sa, per questi impegni è possibile chiedere il rimborso con i fondi pubblici. Lo hanno fatto tutti i governi, come previsto dalla legge. E non è da meno il governo Meloni.

Giusto per fare un esempio solo nel mese di giugno 2024 Valditara ha dovuto spendere più di 1.500 euro di biglietti (rimborsati). Di viaggio in viaggio, e di alloggio in alloggio, il ministro dell’Istruzione in tre anni ha fatto ricorso a circa 85mila euro per coprire le spese. Inclusi gli spostamenti fuori dai confini nazionali.
Agricoltura di viaggio
La promozione della sovranità alimentare è invece una delle priorità del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. E per raggiungere l’obiettivo, la sua attività non conosce pause: le trasferte non mancano e con loro le spese. Al Masaf è sostanzioso il conto saldato fino a febbraio del 2026 per le missioni sia nazionali che estere: in totale il conteggio è superiore a 140mila euro. Solo nel 2024 sono stati utilizzati 62mila euro di fondi pubblici per i rimborsi.
Ognuno ha la propria necessità, dunque. E il conto dei rimborsi per il governo Meloni, dall’insediamento nell’ottobre 2022, ammonta come accennato a circa 2,5 milioni di euro, sottosegretari esclusi. La geografia è variegata tra chi è più spesso in viaggio e chi no. Per esempio il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, ha firmato la rinuncia ai rimborsi (anche come vicepremier). Chiaramente un principio che non si applica ai collaboratori e diplomatici che lo seguono.
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, non ha firmato rinunce formali, ma fa ricorso con il contagocce ai rimborsi. Finora ha usato poche migliaia di euro, spesso e volentieri nella casella dei fondi impiegati per quel fine è segnato il numero zero.

Domani ha dunque fatto i conti in tasca al governo in materia di rimborsi. La spesa maggiore arriva da Palazzo Chigi. Giorgia Meloni gira in lungo e in largo il globo terracqueo. Stando ai documenti ufficiali Palazzo Chigi ha chiesto all’incirca 1,4 milioni di euro di fondi in due anni e mezzo.
Trenta giorni
Gli aggiornamenti a nome della premier si fermano infatti ad aprile 2025. Nella cifra, ovviamente, vengono conteggiate tutte le delegazioni (talvolta comprensive di altri ministri). I costi sono suddivisi tra quelli destinati al viaggio, le spese per il pernottamento e per i pasti (il capitolo più esoso), a cui si sommano le eventuali indennità previste per i collaboratori che viaggiano con le delegazioni governative.
Meloni ha iniziato con il botto il mandato: a novembre 2022, appena approdata a palazzo Chigi, ha svolto varie missioni, con maxi delegazioni al seguito. In un solo mese il conto complessivo è stato di 200mila euro, solo di pasti 116mila euro. Un paragone aiuta: quando a palazzo Chigi c’era Matteo Renzi, erano stati spesi 285mila euro in nove mesi. La leader di FdI lo ha quasi raggiunto, ma in trenta giorni.

Il boom c’è stato però nel 2024 con una spesa di 800mila euro. Fino ad arrivare ai numeri di aprile scorso, che attestano la spesa sopra il milione e 300mila. Con una media di circa 60mila euro al mese solo per Meloni e relative delegazioni. Se il trend si è mantenuto questo, nell’ultimo anno i fondi utilizzati potrebbero essere di almeno altri 700mila euro (portando la spesa sopra i 3 milioni).
Per l’ufficialità bisogna attendere i dati del governo.
Un altro ministro spesso in missione è Gilberto Pichetto Fratin, titolare dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, che da San Marco dei Cavoti, in provincia di Benevento (per un incontro sulle realtà territoriali nell’ambito delle rinnovabili), a New York, è chiamato a svolgere varie funzioni istituzionali. Inevitabilmente i costi lievitano e i rimborsi sono stati di circa 100mila euro con l’ambizione di un ipotetico podio.
Daniela Santanchè, da ministra del Turismo, a sua volta ha viaggiato spesso. Quasi un dovere nel suo caso. Il conteggio finale è quello di una spesa superiore ai 60mila euro, ovviamente staff escluso. Altrimenti la somma lievita sopra quota 100mila euro. Ora il contatore si azzera e si vedrà come andrà con Gianmarco Mazzi.
Il guardasigilli Carlo Nordio, mese dopo mese ha speso una significativa somma per missioni, non meglio specificate (rispetto ad altri colleghi, perché indica il numero di impegni, ma non le destinazioni): totale circa 75mila euro. Sulle stesse quantità di rimborsi si aggirano altri ministri, come quella dell’Università, Anna Maria Bernini, soprattutto per le trasferte internazionali, e il ministro della Salute, Orazio Schillaci.

Leggermente inferiore il dato per il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che ha fatto ricorso a circa 60mila euro di fondi per le spese. Quasi una sorpresa, vista la portata della sua delega che lo porta a consueti spostamenti. Ancora inferiore l’esborso (intorno ai 55mila euro) per la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone.
Un caso è piuttosto curioso e spiega il modo di interpretare il mandato dei singoli ministri. Raffaele Fitto, da ministro del Pnrr, aveva già uno standing europeo, pregustando il trasloco a Bruxelles, poi concretizzatosi con l’incarico di vicepresidente della Commissione europea. Durante il suo mandato governativo ha speso più di 50mila euro per le missioni. Il suo erede, Tommaso Foti, si dimostra molto più stanziale: ha richiesto poche migliaia di euro su questo capitolo
I parsimoniosi
La palma di Mr. Parsimonia va senz’altro al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, gran consigliere di Meloni. Così sta portando avanti, quasi al termine, il proprio mandato avendo chiesto poche centinaia di euro come rimborso. Avvantaggiato dal fatto che per lo più resta a Roma per seguire da vicino i dossier più delicati, anche quando Meloni è fuori per altri impegni. Il vicepremier Matteo Salvini, divide invece l’uso dei fondi a disposizione tra Palazzo Chigi (19mila euro) e il ministero delle Infrastrutture (30mila euro). Una quota totale comunque inferiore ai 50mila euro.

Spende addirittura meno Guido Crosetto, che da ministro della Difesa è chiamato a presenziare a numerosi vertici internazionali. Ciononostante la somma richiesta per le spese è bassa: 33mila euro complessivi. Meno di un terzo del “suo” sottosegretario Matteo Perego di Cremnago, che invece ha pesato per oltre 100mila euro di rimborsi. Tutti legittimi. Ma non proprio all’insegna della spending review.
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e pensare che esiste il “lavoro” da REMOTO!..ammesso che lo si ritenza un lavoro quello dei poliitici e dei ministri con i loro capi!
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