Fondata nel 2013 dal consulente finanziario Mike Sabel e dall’avvocato Robert Pender, la compagnia ha donato un milione di dollari all’insediamento del tycoon. La guerra in Iran ha messo le ali alle azioni del gruppo, cresciute di quasi il 50 per cento. E uno studio parla di «gestione opaca degli obblighi contrattuali»

(Stefano Vergine – editorialedomani.it) – Meno gasdotti, più Gnl. È stata questa la strategia energetica principale adottata dall’Italia, così come da buona parte dei paesi dell’Unione europea, dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022: diminuire la dipendenza dai tubi russi e affidarsi alle consegne via nave di gas estratto in altre nazioni, Stati Uniti in testa. Sembrava una scelta saggia, perché il Gnl dà la possibilità di cambiare più facilmente fornitore diversificando così i rischi. Il blocco dello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20 per cento del gnl commerciato nel mondo, ha reso però evidente i limiti di questa scelta. È in questa cornice geopolitica che sono cresciute a ritmi da record alcune aziende attive nel mercato del Gnl. Come Venture Global, società americana diventata un partner energetico importante dell’Italia, cui l’associazione ReCommon ha appena dedicato uno studio.

Contratto ventennale
Il punto di svolta nel rapporto tra l’Italia e Venture Global è datato luglio del 2025, quando la società americana ha firmato un contratto ventennale con Eni, controllata dal governo, per la fornitura di 2 milioni di tonnellate all’anno di gnl. Venture Global è stata fondata nel 2013 dal consulente finanziario Mike Sabel e dall’avvocato Robert Pender. Due uomini senza esperienza significativa nel settore dell’energia, che in poco più di un decennio hanno portato la società a diventare uno dei principali esportatori di gas liquefatto degli Stati Uniti. ,
Merito degli impianti Calcasieu Pass Lng e Plaquemines Lng, entrambi costruiti in Louisiana, affacciati sul Golfo del Messico ed entrati in funzione rispettivamente nel 2022 e nel 2024, cioè dopo l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina e la conseguente decisione dell’Ue di sostituire il gas di Mosca con quello statunitense.
Proprio i legami politici dei due fondatori rappresentano per ReCommon uno degli aspetti più controversi del successo di Venture Global. La società, si legge nello studio, «è spesso annoverata tra le compagnie che più hanno beneficiato di iter autorizzativi accelerati. Non a caso, è stata tra i principali sostenitori dell’insediamento di Trump, con una donazione di 1 milione di dollari, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal».
La generosità mostrata nei confronti del presidente statunitense avrebbe portato vantaggi concreti a Venture Global e ai suoi fondatori. ReCommon ricorda un’inchiesta del quotidiano britannico The Guardian, secondo cui Sabel e Pender «avrebbero acquistato milioni di azioni della propria società pochi giorni dopo incontri con alti funzionari dell’amministrazione Trump e immediatamente prima del rilascio di autorizzazioni chiave per l’espansione del Gnl».
Venture Global si è quotata a Wall Street nel gennaio 2025, stesso mese dell’insediamento di Trump, e inizialmente gli investitori non l’hanno premiata. Nel corso del primo anno in Borsa il titolo ha perso infatti fino al 70 per cento del valore rispetto ai massimi raggiunti dopo la quotazione. Motivo: una serie di richieste di risarcimento danni avanzate da diversi clienti e in buona parte ancora da risolvere, tanto che nel terzo trimestre dell’anno scorso la società dichiarava un valore complessivo delle richieste compreso tra 4,8 e 5,5 miliardi di dollari. La guerra scatenata da Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran ha però fatto scordare i rischi legati ai procedimenti legali e messo le ali titolo: dal 28 febbraio scorso a oggi il valore delle azioni di Venture Global a Wall Street è infatti cresciuto di quasi il 50 per cento.
Nel suo studio ReCommon dà conto anche delle conseguenze socio-ambientali legate all’attività di Venture Global sulle coste della Louisiana, sede dei due impianti di liquefazione attivi e di un terzo (Calcasieu Pass 2 Lng) in rampa di lancio. Essendosi recati personalmente nella zona, gli attivisti dell’associazione italiana sono riusciti a documentare alcuni impatti dell’attività del fornitore di Eni. In particolare hanno raccontato che un incidente, avvenuto nell’agosto scorso all’interno del canale di accesso al terminal Calcasieu Pass Lng, «ha contaminato pesci, ostriche e gamberi su un’ampia area, colpendo le comunità che vivono di pesca e acquacoltura», dice Daniela Finamore.

Contenziosi miliardari
Nelle sue conclusioni l’associazione richiama alla responsabilità le aziende italiane coinvolte negli affari con Venture Global. «Eni – continua Finamore – si è legata per vent’anni a una società al centro di contenziosi miliardari e con una gestione opaca dei propri obblighi contrattuali: quali rischi legali e reputazionali ha valutato prima di firmare? Intesa Sanpaolo finanzia questi terminal: ha condotto una due diligence adeguata su un partner così controverso e sugli impatti dei propri finanziamenti? E Snam, che gestisce l’infrastruttura di ricezione di questo gas in Italia, non può considerarsi estranea alla catena di responsabilità. Chiediamo a questi soggetti di rispondere pubblicamente: chi si prende la responsabilità?»
Manca solo un dato : il prezzo del gnl (4 o 5 volte quello dei russi ) . Quindi di quale scelta saggia parla l’ editorialista ?
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