
(Salvatore Toscano – lindipendente.online) – Israele ha scatenato sul Libano una delle offensive più violente di sempre. Questa mattina, in appena dieci minuti, sono stati colpiti un centinaio di siti, comprese decine di aree residenziali sparse in tutto il Paese, a partire dalla capitale Beirut. Lo schema è lo stesso riproposto da marzo, con gli “obiettivi” indicati come nascondigli di Hezbollah — una narrazione già collaudata durante la distruzione della Striscia di Gaza. Il Ministero della Salute libanese ha nel frattempo pubblicato un bilancio parziale, riportando l’uccisione di almeno 112 civili. È stata colpita anche una colonna italiana dell’UNIFIL che viaggiava verso Beirut. Gli attacchi israeliani seguono di qualche ora la notizia del cessate il fuoco raggiunto da Iran e Stati Uniti su mediazione del Pakistan. Secondo quest’ultimo la tregua riguarderebbe anche gli altri fronti, Libano compreso. Tel Aviv ha invece rilanciato con un’intensità inedita nei bombardamenti che lascia pochi dubbi sull’obiettivo di sabotare l’accordo. Quest’ultimo sarebbe già in pericolo, con il premier pakistano Shehbaz Sharif che ha invitato le parti a far lavorare la diplomazia.
Il governo Netanyahu si gioca tutto con la guerra all’Iran. Pochi giorni dopo l’inizio dell’aggressione, il consenso interno era risalito e l’esecutivo si stava preparando anche all’ipotesi di elezioni anticipate. La prospettiva di una tregua duratura tra Teheran e Washington si tradurrebbe con ogni probabilità nella fine politica di Netanyahu, al centro di diversi guai giudiziari, compreso un mandato di arresto spiccato dalla Corte Penale Internazionale. Parte dell’opinione pubblica interna, a partire dall’ex premier Yair Lapid fino al quotidiano Haaretz, parlano di un Israele tagliato fuori dai tentativi negoziali che nella notte hanno portato Trump ad annunciare il raggiungimento di una tregua di due settimane con Teheran. Soltanto poche ore prima l’intera civiltà iraniana avrebbe dovuto «morire» nella notte «per non tornare mai più», stando alla visione del presidente USA.
L’ennesimo giro di valzer a cui ci ha abituato l’amministrazione Trump ha sconquassato i piani di Tel Aviv. Sebbene il Pakistan — attore protagonista nella mediazione tra Washington e Teheran — avesse confermato l’estensione della tregua «ovunque», Libano compreso, Israele ha presto smentito, sferrando una potente offensiva proprio sul Paese confinante. Mettere in discussione il ruolo del Paese mediatore e tenere caldo un fronte che potrebbe mitigare la perdita di consensi concorrono alla stessa logica di sabotaggio, su cui ora è attesa una risposta di Stati Uniti e Iran. Washington ha definito l’offensiva di stamane «una scaramuccia», sostenendo che il Libano non fosse coinvolto nella tregua. Ali Bahreini, ambasciatore iraniano all’ONU, ha invece affermato che Israele deve rispettare il cessate il fuoco e che ulteriori attacchi «avrebbero delle conseguenze». Resta da capire lo status dello Stretto di Hormuz, cruciale per il mantenimento del cessate il fuoco. Stando all’agenzia iraniana FARS, di fronte agli attacchi al Libano Teheran avrebbe deciso di subordinare il passaggio delle navi a un «permesso».
Il premier pakistano Shehbaz Sharif ha invitato le parti a far lavorare la diplomazia: «in alcuni luoghi della zona del conflitto sono state segnalate violazioni del cessate il fuoco che minano lo spirito del processo di pace». Parole che denotano una certa ambiguità, riferendosi evidentemente sia all’offensiva sul Libano sia allo scambio di colpi, sempre in mattinata, tra Iran e Paesi del Golfo.
L’Unione europea, tagliata fuori da qualsiasi ruolo negoziale, «chiede a Israele di cessare la sua operazione in Libano, nel rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale del Paese». Una richiesta non accompagnata da alcuna minaccia di sanzioni. Nel frattempo il Ministero della Salute libanese e la Croce Rossa aggiornano di minuto in minuto il bilancio delle vittime causate dall’ultima offensiva israeliana. In tutto il Paese si contano almeno 112 persone uccise (80 soltanto a Beirut) e un 700 feriti. Nei circa cento siti colpiti questa mattina dall’aviazione di Tel Aviv figurano diverse aree residenziali nonché strutture mediche. Secondo il Ministero della Salute libanese sarebbe stato colpito anche l’Ospedale italiano a Beirut. Mentre viaggiava verso la capitale, una colonna italiana della missione UNIFIL è stata bloccata dall’esercito israeliano. «I colpi di avvertimento israeliani hanno danneggiato un nostro veicolo. Per fortuna nessun ferito», ha dichiarato il ministero degli Esteri Antonio Tajani, che ha poi aggiunto: «I soldati italiani in Libano non si toccano, le Forze armate israeliane non hanno alcuna autorità» per farlo.
Cioè, vabbè… Tajani.
«I colpi di avvertimento israeliani hanno danneggiato un nostro veicolo. PER FORTUNA nessun ferito», ha dichiarato il ministero degli Esteri Antonio Tajani, che ha poi aggiunto: «I soldati italiani in Libano non si toccano, le Forze armate israeliane NON HANNO ALCUNA AUTORITÀ» per farlo.
Ah, ecco, allora sì… la prossima senza neanche vaselina.
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Mi chiedo quanti bonus di in punibilità’ hanno ancora a disposizione i governanti di israele prima che qualcuno gli dica che è il momento di farla finita anche in modo brutale a prescindere che hanno il ©ulo parato dagli uesei 🤔
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Ma è possibile che uno debba sognare che l’Iran abbia davvero l’atomica per tirarla in testa a Netanyahu?
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