Il figlio del co-fondatore del M5S: «Al referendum sulla giustizia ho votato Sì»

Davide Casaleggio: «Persi i valori del M5S. Giuseppe Conte lasci il simbolo. Lui sarebbe ottimo, ma a guidare il Pd»

(di Emanuele Buzzi – corriere.it) – Davide Casaleggio, lei ha votato al referendum?
«Sì. Sono un sostenitore della partecipazione al voto se porta a una conseguenza certa».

E cosa ha votato?
«Per la separazione delle carriere e il sorteggio pur non condividendo tutta la riforma, in coerenza con il programma di governo del M5S del 2018. Il sorteggio è uno strumento potente e sottovalutato: lo estenderei alle Authority, per sottrarle al poltronificio della politica. In altri Paesi le assemblee sorteggiate stanno producendo risultati concreti».

Cosa pensa dell’alta partecipazione giovanile al voto?
«I giovani votano quando sentono che la posta in gioco li riguarda. Chi oggi ha vent’anni vivrà l’intera transizione dell’Intelligenza artificiale. Dovrebbe essere coinvolta per elaborare una proposta politica per questa sfida».

Che giudizio dà del governo Meloni?
«Nel mio campo, quello dell’innovazione, ha avuto un buon avvio sulla governance dell’Ai ma poi si è fermato. L’Italia è il secondo Paese manifatturiero d’Europa ma investe in intelligenza artificiale una frazione di Francia e Germania. Stiamo discutendo di centrali a carbone mentre i milioni di posti di lavoro verranno trasformati dall’automazione nel prossimo decennio. Nel libro che uscirà a giugno mappo questi scenari con dati italiani».

E come valuta il progetto del Campo largo?
«Il Campo largo lo vedo sempre più stretto».

Giuseppe Conte si è candidato per la leadership della coalizione progressista.
«L’ho sempre detto che sarebbe un ottimo leader per il Pd».

Intanto Beppe Grillo rivendica nome e simbolo del M5S.
«Penso che il miglior modo di rispettare la storia del Movimento sia chiarire che si tratta di una grandiosa avventura con valori che oggi non esistono più. C’è una sentenza del Tribunale di Genova che chiarisce che il logo non è di proprietà dell’attuale associazione».

E il Movimento?
«Cambiare nome e simbolo può essere un atto di chiarezza, non di debolezza».

Tra pochi giorni cade il decennale della morte di suo padre Gianroberto. Ci sono persone che hanno la sua capacità di visione?
«Ci sono persone nel settore privato con visione straordinaria. Ma pochi hanno il coraggio di sacrificare quello che costruiscono nel privato per metterlo al servizio del pubblico. Mio padre lo fece quando non era conveniente farlo».

Qual è l’eredità di suo padre?
«La consapevolezza che ogni modello di società può essere cambiato, persino quello partitico».

In alcuni progetti, come Gaia, suo padre aveva previsto lo scontro tra autarchie e democrazie.
«Sì, con vent’anni di anticipo. Lo vediamo in tempo reale: regimi che usano la tecnologia per controllare e democrazie che faticano a usarla per includere. Sabato 11 aprile, nel bosco di Gianroberto nei pressi di Ivrea, si terrà la decima edizione di Sum per ricordarlo. Il tema è l’umanesimo tecnologico: come mettere l’uomo al centro della rivoluzione digitale. Deporremo 141 lastre con i suoi aforismi. È un luogo fisico per un pensiero che resta attuale».

Tra i lasciti di suo padre c’è anche il blog.
«Lo stiamo trasformando. Il blog farà un passaggio di stato con il progetto Avalon: l’intelligenza artificiale analizza i suoi scritti, la sua visione, e genera ogni settimana un post che collega il suo pensiero ai fatti di oggi. È un modo per dimostrare che la tecnologia può preservare un patrimonio intellettuale rendendolo vivo».