Il credito d’imposta del 20% sul gasolio agricolo per il mese di marzo rappresenta un segnale importante, ma arriva in un momento in cui il comparto agricolo è ormai allo stremo.

Le imprese agricole italiane stanno affrontando una crisi profonda, schiacciate dall’aumento incontrollato dei costi energetici, delle materie prime e dei trasporti. Il caro carburanti, in particolare, ha inciso in maniera drammatica sui bilanci aziendali, erodendo margini già ridotti e mettendo a rischio la sopravvivenza di migliaia di realtà produttive.

Questo intervento offre una boccata d’ossigeno, ma non può essere considerato sufficiente. È necessario riconoscere con chiarezza che l’agricoltura non è un settore come gli altri: è un pilastro economico, sociale e ambientale, essenziale per la sicurezza alimentare, la tutela del territorio e la qualità del Made in Italy.

Senza un sostegno strutturale e continuativo, il rischio è quello di assistere a una progressiva riduzione della capacità produttiva nazionale, con conseguenze dirette sui prezzi al consumo e sull’accessibilità dei prodotti per le famiglie.

Serve un cambio di passo deciso: riduzione stabile dei costi energetici, strumenti efficaci di tutela del reddito agricolo, semplificazione normativa e investimenti mirati per rafforzare la competitività delle imprese.

L’agricoltura italiana non chiede assistenza, ma condizioni per poter lavorare, produrre e competere. Difendere questo settore significa difendere il futuro economico e sociale del Paese.

EVANGELISTA CAMPAGNUOLO