
(dagospia.com) – Gesù è risorto, ma per l’Armata Branca-Meloni la Via Crucis potrebbe iniziare da domani.
Dietro lo scandalo Piantedosi-Conte si intravvede una rivalsa sentimentale della giovane donna sedotta e abbandonata dal potentone, che va intrecciarsi a un disegno politico.
Del resto, a chi giova la messa in piazza delle mutande pazze del Viminale? Non certo a una Melona azzoppata dal referendum e con le rotelle del sistema nervoso del tutto fuori controllo, che ha portato alla repentina decapitazione di Bartolozzi, Delmastro e Santanché.
E allora perché i Donzelli e le Arianne di via della Scrofa hanno lasciato senza guinzaglio il ventenne virgulto di Radio Atreju Marco Gaetani, che ha apparecchiato la frittata dell’intervista sul sito di Money.it?
All’interno di Fratelli d’Italia i contraccolpi sarebbero devastanti: chi sceglie ‘sti pischelli così cojoni o così ingenui? Che male abbiamo fatto per meritarci una classe dirigente così incapace?
Perché l’Underdog della Garbatella ha permesso una tale bis-Boccia? Il caso Sangiuliano non è bastato? Magari, a Palazzo Chigi erano giunti a un punto di non ritorno e occorreva urgentemente attutire e sopire un botto scandalistico alla Corona, magari arricchito di foto compromettenti, sulla chiacchieratissima liaison, ben nota ai lettori di Dagospia da tre anni?
Ancora: perché la messalina della Ciociaria si è piegata a quella intervista? E’, diciamo così, finita ‘’sotto pressione’’? Ah, saperlo…
Quello che è certo che il benservito è piombato sul collo di Claudia Conte circa due mesi fa e di sicuro non le avrà fatto piacere. La prezzemolona di Aquino avrebbe infatti sbandierato a destra e a manca l’”affettuosa amicizia” con il prefetto arrapato, dopo essersi sentita sciorinare il copione dell’”amour fou” ben impressionato su grande schermo dall’’’Angelo Azzurro” di Joseph von Stenberg (con la seduttrice Marlene Dietrich che strega lo spasimante a pigolare “chichirichì”; quindi “amore eterno”, “figli maschi” e “nessuno ci potrà separare…”).
E non sono pochi gli addetti ai livori che si domandano quanto potrà resistere Piantedosi nel tritacarne mediatico. Finirà come Sangiuliano: dopo averlo difeso di sopra e di sotto, poi la Fiamma Magica costringerà Piantedosi a farsi ‘’confessare’’ da Chiocci al Tg1?
E soprattutto: quali rivelazioni e quante interviste ha in serbo la messalina ciociara? Nei prossimi giorni salteranno fuori mail, post e contratti che potranno ancor di più sputtanare il ministro innamorato?
Comunque, nel Belpaese di Arlecchino in cui la via diritta è un labirinto, il Piantedosi in calore potrebbe anche cavarsela e restare al Viminale, avendo la Fiamma Magica ai suoi piedi il 90 per cento della cosiddetta informazione, con due alleati altrettanto malconci come Lega e Forza Italia.
Certo, il solo e unico che di tale bordello gode, immaginando un Piantedosi ai giardinetti, si chiama Matteo Salvini. Il nemico più intimo di Giorgia Meloni non ha mai nascosto il sogno di far ritorno sulla prima poltrona del dicastero dell’Interno; anzi, è diventato il tormentone preferito che lo liberebbe dal ministero delle Infrastrutture e da quella farsa di chiacchiere che è diventato il Ponte sullo Stretto…
Ps. Quando le vicende politiche intrecciano quelle amorose, a via della Scrofa perdono la “bussola” e tendono a combinare pastrocchi. È successo con il caso Sangiuliano, prima difeso dalla Meloni (che finì sbugiardata in diretta da Maria Rosaria Boccia: mentre la premier in tv metteva “la mano sul fuoco” che l’influencer di Pompei non aveva avuto accesso a documenti governativi, quella pubblicava su Instagram un documento del G7), e poi mandato ad ammettere la relazione al Tg1, per essere infine costretto a dimissioni.
Fu un autogol comunicativo anche la vicenda della deputata ex grillina Rachele Silvestri e la sua misteriosa lettera al “Corriere della Sera”, negoziata dal partito, in cui sosteneva di essere stata “costretta” a fare il test di paternità per suo figlio di soli tre mesi, per la “presunta notizia uscita su qualche organo d’informazione” (ma senza rivelare né il risultato, ne i nomi dei protagonisti).
Qualche giorno toccò ad Arianna Meloni intervenire per fermare il gossip che impazzava. Fu infatti la sorella d’Italia a rivelare, in un’intervista a Simone Canettieri, penna per niente ostile alla Fiamma magica, che il nome che girava tra i palazzi era quello del compagno di allora, Francesco Lollobrigida, smentendo (“Sì, anche questa abbiamo dovuto sopportare, ma abbiamo le spalle larghe. peccato che nessun giornale abbia scritto in maniera chiara una cosa del genere. così saremmo andati in vacanza con i soldi del risarcimento delle querele”). L’anno successivo, in un’altra intervista, rilasciata ancora a Canettieri, Arianna annunciò la separazione da “Lollo”…
Le primarie secondarie
(Di Marco Travaglio) – Fino all’altro giorno il Pd predicava le primarie di coalizione per scegliere il candidato premier progressista. Poi, letti i sondaggi che danno Conte favorito sulla Schlein e unico competitor in grado di battere la Meloni e di guidare il prossimo governo, contrordine compagni: primarie? Chi ha mai parlato di primarie? A leggere i giornaloni, sembra che le abbia inventate Conte. Eppure il partito nato nel 2007 all’insegna delle primarie è il Pd. Che ancor prima di nascere, nel 2005, le sperimentò per scegliere il candidato premier dell’Unione: si presentarono Prodi, Bertinotti, Mastella, Di Pietro, Pecoraro Scanio e Scalfarotto, votarono in 4,3 milioni e stravinse col 74,1% il favoritissimo Prodi, che l’anno seguente batté B.. Poi però il Pd impose sempre il suo segretario come candidato premier senza primarie: Veltroni nel 2008, Bersani nel 2013, Renzi nel 2018, Letta nel 2022. Ma solo perché lo schema era sempre quello del partito egemone sui partitini-cespuglio. E tutti e quattro i pretendenti fallirono.
Ora invece il Pd ha un possibile alleato, il M5S, a pochi punti di distanza (14 contro 21-22%), con un leader più popolare del suo, che per giunta ha già fatto due volte il premier lasciando un buon ricordo trasversale. Quindi le primarie avrebbero ancor più senso di quelle del 2005, pura investitura plebiscitaria del candidato già designato. Per la prima volta i cittadini sceglierebbero il candidato premier in una sfida vera, senza rete. Come nel 2023 alle primarie del Pd, quando gli elettori ribaltarono la scelta degli iscritti su Bonaccini segretario e gli preferirono la Schlein. Infatti l’11 novembre scorso Elly dichiarava: “Ci sono modalità a cui io sono apertissima, come le primarie di coalizione, e si fa così in una coalizione così ampia e articolata”. Il 17 settembre la Serracchiani le promuoveva come “uno strumento che sta nel Dna del Pd”. Il 22 dicembre il presidente Bonaccini le lanciava come “un ottimo strumento di scelta”. Il 31 dicembre la prodiana Zampa tagliava corto: “Si è sempre detto che le primarie creano fratture nell’elettorato e nel partito, ma non è mai stato vero. Servono per misurarsi con idee diverse. Non bisogna avere paura della competizione democratica. All’inizio si creano dei momenti di tensione molto grande, non sono una passeggiata, ma se fatte in tempo utile c’è spazio poi per una ricomposizione”. Ora è tutto un distinguo tra “federatori esterni”, “papi stranieri”, “primarie” di programma e altre supercazzole, senza che nessuno spieghi cosa diavolo sia cambiato rispetto a pochi mesi fa. Così la gente penserà che le primarie vanno bene solo quando si sa di vincerle. Invece, quando si sa di perderle, diventano secondarie: meglio abolire gli elettori.
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elettori? più che elettori il PD ha clienti.
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Dai, ma come si può ancora dare credito alla Pseudo Destra? Un’armata Brancaleone a zero fatti e tanti bla bla bla, che non vince un’elezione dai tempi del Prodi due ma sempre lì pronta a barattare ed inciucciare il proprio sostegno per una poltrona e un piatto di lenticchie. Ogni volta che si dice di voler fare una alleanza con loro, in Italia muore un milione di votanti o indecisi del movimento. Conte tiri dritto per la sua strada, questi con zero idee ci verranno dietro. Per loro l’odore del potere è un richiamo troppo forte per resistere.
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per essere sicuri di NON vincerle, il PD dovrebbe richiamare Letta comne federatore
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