Inchiesta sui rapporti tra esponenti di Fratelli d’Italia e ambienti legati al clan. Nello scatto con la leader della destra del 2019 posa Gioacchino Amico, collaboratore di giustizia nel processo Hydra a Milano

(di Giuliano Foschini – repubblica.it) – Una convention in un grande albergo di Milano nel 2019. Uno scatto con l’allora leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Davanti a tutto lo stato maggiore del partito. Davanti al flash e in prima fila anche Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardia. Oggi collaboratore di giustizia nel processo Hydra di Milano. Report, nella puntata in onda il prossimo 12 aprile su Rai 3, torna a indagare sui rapporti tra esponenti di Fratelli d’Italia e ambienti legati al clan Senese, dopo il caso del ristorante aperto dall’ex sottosegretario Andrea Delmastro insieme a Mauro Caroccia, ritenuto prestanome della stessa organizzazione. E lo fa partendo da un selfie scattato il 2 febbraio del 2019.
Quel giorno, all’Hotel Marriott di Milano, si riunisce il vertice del partito. È la prima grande iniziativa al Nord in vista delle elezioni europee. In sala ci sono i dirigenti di allora e quelli che diventeranno, di lì a poco, i volti del governo: Ignazio La Russa, Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Adolfo Urso, Guido Crosetto. Il momento più atteso è l’intervento conclusivo della leader Giorgia Meloni. Tra i militanti e i dirigenti, in prima fila, seduto accanto al palco, c’è anche Gioacchino Amico. Quando Meloni entra, lui la saluta: «Salve presidente». Lei risponde rapidamente, «Ciao», e prosegue. Alla fine dell’incontro, Amico si avvicina e chiede una foto. La leader accetta. Scatto, sorriso, contatto diretto. È quell’immagine che, nelle ore successive, Amico comincia a far circolare.
La invia a una rete di conoscenze, tra cui un ex parlamentare.«All’epoca diceva di avere agganci importanti dentro Fratelli d’Italia», ha raccontato oggi a Report. «Quella foto serviva per accreditarsi, per far vedere fin dove arrivava». In quel momento, Amico non è ancora formalmente indagato per mafia. Ma il suo profilo giudiziario è tutt’altro che pulito: una condanna definitiva per ricettazione, arresti per truffa e associazione a delinquere. E soprattutto, secondo quanto emergerà poi nelle indagini, è già un punto di snodo nei rapporti tra gruppi criminali. Le carte dell’inchiesta Hydra lo descrivono come una figura chiave del sistema mafioso lombardo: un intermediario capace di mettere attorno allo stesso tavolo esponenti legati a Matteo Messina Denaro, capi delle locali di ’ndrangheta e uomini del clan dei Senese, guidato da Michele «’o pazzo». Siciliano di nascita, ma cresciuto nell’orbita della camorra romana, Amico è un raccordo tra mondi diversi. Alla convention del 2019 non è un intruso. Alcuni dirigenti del partito sanno chi è.
Due settimane dopo, accompagna il deputato Carlo Fidanza al congresso di Grande Nord, formazione vicina alla vecchia Lega bossiana. «Si presentava come referente territoriale di Fratelli d’Italia e molto vicino a Fidanza», racconta a Report Monica Rizzi, tra le fondatrici del movimento. Dal palco, Fidanza lo saluta e lo ringrazia pubblicamente. Nei mesi successivi, Amico partecipa attivamente alla campagna elettorale per le europee proprio a sostegno del deputato. Nel frattempo, amplia i suoi contatti, spingendosi oltre la Lombardia.
Secondo il racconto dell’ex parlamentare che aveva ricevuto il selfie, nella seconda metà del 2018 Amico lo avrebbe portato negli uffici di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, per un incontro informale con Giovanni Donzelli. Il diretto interessato, interpellato da Report, però nega: «Non ho memoria di quell’incontro. Per il ruolo che avevo allora, non avrei avuto motivo di vederlo. Credo che non sia mai avvenuto». Ma è un altro dettaglio a emergere come il più inquietante.
L’ex parlamentare sostiene che Amico sia entrato a Montecitorio senza controlli, «come se avesse un tesserino o un accredito speciale». Una circostanza che combacia con quanto lo stesso Amico ha raccontato agli investigatori dopo aver deciso di collaborare: la disponibilità di un badge che gli avrebbe consentito di entrare e uscire dal Parlamento senza difficoltà. Un dettaglio che lo stesso Amato avrebbe confermato agli investigatori raccontando di aver avuto a disposizione un badge per entrare e uscire dal Parlamento.
Un lobbista della mafia, solo un Amico, non un amichetto. Oggi però con Giorgia detta Giorgia, se vai in piazza e hai un fare sospetto ti possono portare in questura, invece se appartieni a un clan e hai un curriculum criminale dignitoso, qualcuno ti può far rilasciare un passepartout per entrare in Parlamento.
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Anche questa volta il tentativo di mettere l’armadio della Meloni e di fratelli d’Italia qualche scheletro fallirà.
Questa volta ad avviare le calunnie di intesa con la malavita ci pensa il primo TELEKABUL -in questl’ultimo anno chiamata telemeloni.
Tra il 2022 e il 2023 aveva tentato l’altra Telekabul della quale in un talk Shaw si cominciò a parlare di trattative stato mafia avente ad oggetto l’allentamento del 41bis nei confronti di Cospito e dei mafiosi e la consegna all’autorità dell’imprendibile Matteo Messina Denaro. Sul 41bis il governo non si è lasciato intenerire dai lamenti dei compagni.
Dopo l’Intervento di Donzelli alla Camera che riportava di colloqui in carcere tra delinquenti e politicanti, la storiella della trattativa é cessata. Addirittura il talk Show fu chiuso. Chi stava trattando si spaventò, temendo di essere scoperto.
Basta datare i fatti e usare la testa per domandarsi se sia stato Giorgia Meloni a servirsi della mafia o se, invece, non sia la mafia a servirsi della “redazione unica” contro un governo che non scende a patti con i poteri occulti, dei quali la mafia é un tipico potente potere occulto.
Quella foto si riferisce a un tempo in cui Giorgia Meloni non aveva alcun potere.
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