La premier: «La situazione è grave, se peggiora il rischio è non avere abbastanza energia». Ma in quattro aeroporti italiani scattano limitazioni sul gasolio. Lega: riaprire al gas russo

(Enrica Riera editorialedomani.it) – Nelle ore in cui la presidente del Consiglio si muoveva verso le tappe finali del viaggio nei paesi del Golfo, in Italia rimbalzava la notizia di quattro aeroporti a corto di carburante, a causa della guerra in corso. E così l’obiettivo del viaggio annunciato da Meloni, «preservare le riserve energetiche», mostra ancora di più una certa disperazione politica, oltre che il bisogno di fuggire da guai e scandali di casa propria. La premier è consapevole della gravità del momento: prezzi alle stelle, gasolio scarso per i voli e crisi dalla quale è sempre più difficile uscire. Conseguenze che derivano dalle scelte del suo “alleato” americano. E così è volata negli Emirati muovendosi tra Arabia Saudita e Qatar.
La trasferta di Meloni, organizzata secondo fonti di Chigi sotto la supervisione dell’ad di Eni Claudio Descalzi, sembra rispondere alla necessità primaria: trovare una soluzione tampone al rischio di rimanere a secco di materie prime. Noi possiamo dare in cambio la sicurezza militare e investimenti nei paesi arabi, promettendo forniture e ribadendo quelli che sono gli investimenti previsti da Eni. In queste condizioni passano quasi in secondo piano gli imbarazzi provocate dalle vicende giudiziarie e non dei suoi fedelissimi: dall’ormai ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove fino al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Sullo sfondo poi c’è la ferita, ancora aperta, dei risultati fallimentari del referendum costituzionale di fine marzo.
«In Patria come nelle missioni internazionali, il nostro lavoro ha una bussola precisa, difendere l’interesse nazionale. Questa non è stata una visita simbolica, vogliamo costruire relazioni solide», ha dichiarato, a fine tour sui social, la presidente, turbata come chi sa di non avere la situazione sotto controllo. A tal punto da dire: «Se la situazione peggiora si può arrivare a non avere tutta l’energia che è necessaria anche in Italia». «Essere acriticamente subalterni a Trump ci sta causando solo danni: lui si deve fermare e questa guerra illegale deve finire, il governo lo deve dire con chiarezza», il commento della segretaria del Pd Elly Schlein.

Tra Hormuz e Linate
Ma torniamo al viaggio. Dopo l’incontro a Gedda, in Arabia Saudita, col principe ereditario e primo ministro Mohammed bin Salman, la presidente del Consiglio oggi ha fatto tappa anche a Doha dove è stata ricevuta dall’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani. Subito dopo è ripartita per Al Ain negli Emirati Arabi Uniti, terza e ultima tappa del viaggio nel Golfo Persico (la tappa in Kuwait sarebbe saltata per motivi di sicurezza). Qui ha incontrato il presidente Sheikh Mohamed bin Zayed Al-Nahyan.
Nel corso delle visite Meloni ha ringraziato per il «sostegno ricevuto per il rimpatrio dei cittadini italiani presenti negli Emirati all’inizio del conflitto», ha parlato della «necessità di assicurare la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz» e ha appunto «assicurato la disponibilità dell’Italia» a «contribuire alla riabilitazione delle infrastrutture energetiche» dei paesi emiratini. Ma nel mentre prometteva e garantiva, in Italia deflagrava una notizia da ritenere conseguenza diretta del conflitto in Iran scatenato dall’«amico» Donald Trump e dal presidente israeliano: come detto negli aeroporti di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia sono entrate in vigore le prime restrizioni sulla fornitura di carburante per l’aviazione.
Tradotto: è stata comunicata l’attivazione di un regime di razionamento carburante che rimarrà operativo fino al 9 aprile. I voli sono dunque a rischio, sebbene il gruppo Save, che gestisce tre scali in Veneto, abbia sdrammatizzato la situazione, assicurando che non si tratta di limitazioni significative. Da parte sua Ryanair ha dichiarato, al pari di Lufthansa, che «se la guerra continua», ci saranno seri «rischi per le forniture tra maggio e giugno». Inoltre «dopo Pasqua – ha aggiunto Ryanair – le compagnie aeree alzeranno i prezzi», proprio a causa dell’aumento «dei costi della benzina raddoppiati nel mese di marzo». Da qui l’invito a clienti e passeggeri a «prenotare i propri voli (e le vacanze) il prima possibile».

Opposizioni all’attacco
Davanti a scenari di questo tipo, pertanto, l’opposizione ha puntato il dito contro Meloni. E l’accusa di andare «dai signori del petrolio, invece di sostenere le imprese italiane. Un governo che blocca 1.700 impianti di energie rinnovabili, che potrebbero rendere l’Italia autonoma dal punto di vista energetico e abbassare il costo dell’energia, non può dare lezioni a nessuno. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un paese più povero e senza risposte», ha detto il parlamentare di Avs Angelo Bonelli. «Critiche da divano», aveva detto Meloni, replicando a chi dava contro a lei e all’esecutivo. Esecutivo che, tramite il ministro Giancarlo Giorgetti – tra coloro che hanno chiesto una misura per tassare gli extraprofitti delle società energetiche –, aveva paventato nei giorni scorsi anche un altro effetto della guerra in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz: l’ipotesi del prezzo del diesel a tre euro. Per ovviare al problema la Lega ha chiesto all’«Europa di riconsiderare le forniture di petrolio e gas dalla Russia».
«Il governo è intervenuto con misure tampone che entrano in contraddizione con altre scelte come i tagli al Pnrr e a Transizione 5.0 – ha denunciato la parlamentare del Pd Chiara Braga – In tutto questo Istat e Bankitalia segnalano una pressione fiscale senza precedenti e il mancato rientro dalla procedura d’infrazione che ci porterà anche quest’anno a una manovra di bilancio senza respiro. Servirebbe che il governo si occupasse di questi problemi». Su Palazzo Chigi, così, si aggirano diversi spettri: quelli degli scandali. E anche di serbatoi vuoti, prezzi alle stelle e case fredde.
Facce da curriculum
(Di Marco Travaglio) – Non bastava Miriam Caroccia, la figlia diciottenne del prestanome di Senese socia di Delmastro che la promuove amministratore senza domandarsi chi sia e dove prenda i soldi. C’è pure Claudia Conte, giovane dalle mille risorse e dai mille mestieri, fidanzata di Piantedosi. Colleziona più incarichi pubblici che selfie, ma i datori di lavoro assicurano che è tutto merito del curriculum. Pionati, direttore di Radio 1, amico ed ex compagno di liceo di Piantedosi, le ha affidato un programma su “legalità e sicurezza”, La mezz’ora legale, ma per puro merito: “Mi fu presentata da un collega al Palio di Villa Borghese” tra le fresche frasche, ma “dopo le mie verifiche ebbi la conferma di trovarmi di fronte a un curriculum buono”. Dario Nardella, eurodeputato Pd, da sindaco di Firenze la nominò nel Cda della Fondazione Marini San Pancrazio che gestisce il museo Marino Marini, ma solo perchè “aveva il curriculum”. Che diamine. I prefetti abbacinati dai suoi libri anti-bullismo, il Viminale che la piazzava un po’ dappertutto, la Difesa che la spedì in crociera sulla Vespucci, la giunta De Luca che ne valorizzò le competenze ambientali: appena vedevano il curriculum, s’illuminavano d’immenso e le spalancavano le porte e le casse. Lo dice anche lei: “Per me parla il mio curriculum”.
L’abbiamo trovato sul sito del prestigioso “Premio nazionale eno-letterario Vermentino” di cui fu insignita per un’“opera di narrativa in grado di cogliere, in maniera unica ed originale, aspetti peculiari e significativi del variegato mondo vitivinicolo e del lavoro nei campi tra i grappoli d’uva e i filari”. Eccolo: “Giornalista, conduttrice e opinionista tv, attivista per i diritti umani e delle donne, portavoce dell’Academy Spadolini, Ambassador di Assobenefit… Promuove la cultura della legalità e le politiche giovanili. Ideatrice di format Culturali e Sociali. Consegue la Laurea Magistrale in Giurisprudenza e frequenta la Scuola Politica di Sabino Cassese e la Scuola di Politiche Economiche e Sociali Carlo Azeglio Ciampi. Convinta che si possa creare valore sociale oltre che economico con la cultura, fonda ‘Shallow’, Società Benefit” con “la Mission di creare un network tra gli stakeholder del Paese affrontando le tematiche di Sviluppo Sostenibile e Responsabilità Sociale (Agenda Onu 2030) al fine di creare un’Italia migliore per le future generazioni”. Modesta com’è, si è scordata la geopolitica, in cui è ferratissima: a Coffee Break auspicò la deportazione dei gazawi, ma per il loro bene (“un aiuto per la messa in sicurezza”). Viene in mente Cetto Laqualunque: “Vogliono negare a mia figlia il posto di primario di chirurgia all’ospedale con la scusa che non è laureata. Ma a che cazzo serve la laurea? Mia figlia può operare: ha due mani da fata!”.
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Ma alla fine cos’ha fatto di così eclatante concretamente? Lo dico sempre comunque che io non ho capito niente in vita mia!! Bisogna sapersi vendere bene! No dai forse è meglio cosi! Vivo meglio sicuramente io che non sono nessuno se non per chi mi conosce veramente!
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Dimenticavo: una serena Pasqua a tutti! Speriamo in una vera rinascita và! SM sparviero dove sei?
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Venghino, siori, venghino! 😀
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non sapevo che gli aerei utilizzassero il gasolio per i turbofan …e cosa c’entrano i rincari della benzina con i voli…
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