Il percorso per uscire dal Trattato atlantico è complesso e il presidente non può decidere da solo. Senza gli Stati Uniti, l’alleanza perderebbe il 60% del budget

(di Massimo De Laurentiis – ilsole24ore.com) – Dopo l’attacco israelo-americano all’Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato ad attaccare la Nato, arrivando a minacciare l’uscita degli Stati Uniti dall’Alleanza atlantica. Non è la prima volta che Trump critica la Nato, giudicata dal tycoon un peso inutile per gli Stati Uniti, che ne sono i maggiori finanziatori. Il presidente americano si è detto «disgustato» dagli alleati, definiti «codardi» soprattutto dopo il rifiuto di partecipare a una coalizione militare per riaprire lo stretto di Hormuz, e ha definito la Nato «una tigre di carta». In questo contesto, la minaccia della Casa Bianca sembra più concreta che mai.
Il processo per uscire dalla Nato
Nella pratica, però, per Washington tirarsi fuori è un processo complesso. Sulla carta, il trattato stabilisce che ogni membro può abbandonare la Nato con un preavviso di un anno. E qui c’è una prima anomalia: la notifica per avviare questa procedura va consegnata al governo degli Stati Uniti, promotore originale e garante del patto atlantico, che in questo caso si troverebbe nella condizione paradossale di dover notificare se stesso.
Oltre a questa curiosità formale, le difficoltà maggiori sono sul fronte interno. Nel 2024, infatti, l’amministrazione Biden ha approvato il National Defense Authorization Act, che impedisce al presidente di prendere da solo una decisione di questo tipo. In base alla legge, per uscire dalla Nato serve una votazione favorevole di due terzi del Senato, oppure un’autorizzazione tramite un atto del Congresso.
Inoltre, il presidente si deve consultare con le Commissioni affari esteri di Camera e Senato «in relazione a qualsiasi iniziativa volta a ritirare gli Stati Uniti» dall’alleanza, e deve notificare alle commissioni «qualsiasi deliberazione o decisione» sul ritiro «il prima possibile, e in nessun caso oltre i 180 giorni prima di intraprendere il processo».
Un iter difficile da completare prima delle elezioni di midterm di novembre 2026, che potrebbero lasciare i Repubblicani con una maggioranza ancora meno solida in Senato. Se Trump trovasse un modo per aggirare il procedimento ordinario, non è da escludere una disputa con la Corte Suprema, che di recente ha già bocciato i dazi del tycoon. In ogni caso, la legislazione americana presenta alcune zone grigie su questo tema e l’eccezionalità della situazione rende le previsioni difficili.
Cosa prevede il Trattato Atlantico
Lo stesso trattato fondativo della Nato contiene alcuni punti in contrasto con le politiche di Trump. In primo luogo il famoso articolo 5, fulcro del trattato, prevede l’intervento degli alleati a difesa di un membro sotto attacco, ma non il supporto militare a un’aggressione iniziata da un Paese dell’alleanza.
Inoltre, gli articoli dell’intesa fanno esplicito riferimento alla Carta delle Nazioni Unite, vincolano i membri a risolvere le controversie internazionali in modo pacifico e invitano a promuovere la collaborazione in materia economica. Tutti punti di fatto già messi in discussione dall’amministrazione americana, che a gennaio 2026 ha anche creato un Board of Peace non vincolato dalle prescrizioni delle altre organizzazioni internazionali.
Il ruolo degli Stati Uniti nella Nato
Una eventuale uscita degli Stati Uniti non significa in automatico la fine della Nato, ma nell’immediato avrebbe un grande impatto sulla sicurezza degli alleati, specialmente gli europei. Washington contribuisce per il 60% al budget totale della Nato (980 milioni di dollari), mentre il Canada e i Paesi del vecchio continente coprono tutti insieme il restante 40% (657 milioni di dollari).
La consistente presenza militare americana in Europa è stata un pilastro della deterrenza durante la Guerra Fredda, e in totale i soldati statunitensi nel continente sono circa 90mila, dislocati in oltre 40 basi. Inoltre, per decenni la Nato ha garantito lo scudo nucleare americano agli alleati occidentali, e il contributo degli Stati Uniti al sistema di difesa missilistico dell’alleanza è determinante.
Il generale italiano Leonardo Tricarico, ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, ha espresso delle preoccupazioni per un possibile ritiro dell’America. «Se gli Usa si sfilassero dalla Nato, sono due i fattori principali che verrebbero a mancare – ha dichiarato Tricarico – Il primo e più importante è la capacità di comando e controllo, perché la guerra bisogna saperla fare e l’Europa non la sa fare. Il secondo è l’intelligence, perché non averne una efficace significherebbe avere uno strumento cieco».
mah! nessun trattato o legge ha mai impedito agli IUESEI di stracciare qualsiasi accordo, figuriamoci se loro sono i massimi contributori
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