Giallo per i voli Usa su Sigonella. Crosetto: “Da loro nessuna forzatura deliberata”. I servizi non sapevano. Le domande sul ruolo di palazzo Chigi

Giallo per i voli Usa su Sigonella. Crosetto: “Da loro nessuna forzatura deliberata”

(di Tommaso Ciriaco – repubblica.it) – Una domanda, anzi tre: chi sapeva, chi ha deciso, chi ha lasciato trapelare la notizia? Chi, innanzitutto, ha fatto deviare la notte di venerdì scorso i velivoli americani che, senza avvertire il governo italiano, puntavano ad atterrare nella base siciliana di Sigonella per poi decollare nuovamente alla volta del Medio Oriente. Di certo, sapeva e ha deciso Guido Crosetto. E di certo era a conoscenza di quanto stava succedendo, perché avvertito dal capo di Stato maggiore Luciano Portolano, a sua volta allertato dall’Aeronautica militare. Sul resto, la questione si fa più complessa.

Quando e quanto, ad esempio, è stato coinvolto Palazzo Chigi, nei minuti caldi del diniego? E soprattutto: l’urgenza della decisione ha fatto sì che Giorgia Meloni venisse informata in tempo quasi reale, ma a scelte già assunte, o sia stata lei a dare l’ultimo via libera al diniego? Di certo, Palazzo Chigi rivendica la scelta, ma assicura che non incrinerà i rapporti con gli Usa. Trapela però intanto che non sapessero i servizi, almeno nei minuti in cui è esploso il caos. Mentre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, intercettato fuori dalla sede del governo dribbla le domande: “Una decisione nell’interesse nazionale? Vado di fretta”.

Notte lunghissima. In cui di certo, si diceva, la responsabilità è stata assunta da Crosetto. In queste ore il ministro ha spiegato ai suoi l’accaduto, ridimensionando la portata degli eventi (e forse, vista la delicatezza dei fatti, non avrebbe potuto fare altrimenti). A chi gli domandava della reazione americana, ha replicato: ‘’Nessuno strappo, nessun incidente, nulla di problematico’’. In realtà, nel dibattito pubblico già si sprecano i paralleli con il caso che coinvolse nel 1985 Bettino Craxi, sempre a Sigonella. Ma il titolare del Difesa, che da sempre coltiva relazioni strette con gli Stati Uniti, ridimensiona anche queste suggestioni: “Gli Usa conoscono le regole meglio di noi – spiega, sempre in privato ai suoi – Noi non siamo la Spagna e rispettiamo gli accordi’’.

Il riferimento è al diniego all’utilizzo delle basi da parte di Pedro Sánchez, ma anche ai trattati bilaterali che regolano l’utilizzo da parte degli americani degli avamposti militari presenti sul territorio italiano. Di recente, il Parlamento ha votato a favore di questa possibilità, ma limitandola all’uso logistico, ed escludendo che l’Italia possa ospitare mezzi che partecipano ad azioni cinetiche contro l’Iran. Resta la necessità di spiegare una scelta, quella americana, che al momento non trova ragioni plausibili, se non quella di una forzatura con un alleato storico: perché questi velivoli puntavano su Sigonella senza aver avvertito gli italiani? Anche in questo caso, la spiegazione di Crosetto, secondo le stesse fonti, tende a ridimensionare l’accaduto: “Secondo me c’è stato qualche errore – sostiene il ministro – Non farebbero mai una cosa senza avvertire’’. Ancora più chiaramente: un errore umano, comunque non una forzatura deliberata. È evidente che l’esecutivo dovrà provare a fornire una spiegazione accurata. Sempre che non sia prima Donald Trump o l’amministrazione Usa a rendere pubbliche ricostruzioni alternative, magari critiche rispetto all’atteggiamento di Roma.

Crosetto e Sigonella: perché il web ha cancellato il segreto militare

Tutto quello che accade nei mari e nei cieli ormai viene tracciato ed è a disposizione del pubblico

Guido Crosetto e Giorgia Meloni

(Francesco Grignetti – lastampa.it) – C’è una variabile nuova che complica moltissimo le mosse di chi prende le decisioni in campo militare: la visibilità digitale. Tutto quello che accade nei mari e nei cieli ormai viene tracciato ed è a disposizione del pubblico. Ci sono siti appositi. Per i voli, il sito FlyRadar24: attraverso una mappa di Google Maps costantemente aggiornata, si possono monitorare i voli in tempo reale e in modo molto semplice. Per le navi in movimento, basta collegarsi ai siti MarineTraffic oppure VesselFinder. E insomma molto di ciò che un tempo era coperto da segreto militare oggi è di pubblico dominio. Difficilissimo nascondere un aereo statunitense che arriva a Sigonella e poi riparte per dirigersi verso il Medio Oriente. Un attimo dopo, poi, si scatenano i social.

Anche al ministero della Difesa devono fare i conti con i nuovi tempi. Ed è materia particolarmente sensibile, perché da una parte c’è un’Amministrazione Trump che ha scatenato una guerra contro l’Iran senza curarsi del diritto internazionale (citazione di Giorgia Meloni in Parlamento) e degli effetti sistemici che questa guerra avrebbe causato sul resto dell’Occidente. Dall’altra ci sono il mondo pacifista e le opposizioni con il fucile puntato. Nel mezzo, il ministro Guido Crosetto si muove lungo un sentiero particolarmente stretto.

Il diniego ad usare la base di Sigonella sembra essere scattato venerdì scorso, 27 marzo. Giova qui notare come lunedì 30 marzo (tre giorni dopo) il ministro avesse rilanciato su X il seguente post di un gruppo di esperti militari, di geopolitica e d’intelligence chiamato GeopoliticalCenter: «È in corso l’esercitazione NATO Neptune Strike, se osservate nostri assetti operare in maniera non classica è per questa esercitazione. Troppi post abbiamo letto relativi a azioni italiane correlate alla guerra in Medio Oriente. È solo una esercitazione. Fine».

In effetti l’esercitazione Neptune Strike era in corso. In effetti un aereo cisterna italiano era decollato da Sigonella per partecipare all’esercitazione. In effetti era sbagliatissimo collegare azioni italiane alla guerra contro l’Iran. Ma l’aspetto politico restava caldo, ovvero l’attenzione su quanto accade a Sigonella. Tanto più che nelle stesse ore, più o meno, la Spagna negava addirittura lo spazio aereo agli aerei militari americani, costringendoli a rotte diverse che passano per Gibilterra e per il mar Mediterraneo. Con la Sicilia che sta lì nel mezzo.

Va ricordato che il ministro Crosetto il 5 marzo era in Parlamento ad annunciare la posizione del governo sull’uso delle basi americane in Italia: «Ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta. Qualora dovessero emergere domande di questo tipo saremmo qua, ma ad oggi non è successo». Garantì che eventuali decisioni sulla concessione di basi Usa sul territorio italiano per attacchi in Iran sarebbero state condivise con il Parlamento.

Il Movimento 5Stelle però da giorni è all’erta. Non c’è volo attorno a Sigonella che non sia seguito sui siti di cui si diceva. Si legge su un loro comunicato della settimana scorsa: «Segnaliamo quello che sembra essere un salto di qualità preoccupante nell’uso della base siciliana. Sabato 21 marzo e anche giovedì 19 marzo sono transitati a Sigonella anche cacciabombardieri F-15 USA (codici di chiamata Gstdr43 e Gr43) in configurazione “tattica”, ovvero di combattimento con armi e bombe montate, non in configurazione trasferimento “ferry” o addestramento “training”. I tracciati radar non sono significativi perché si fermano a pochi chilometri dalla base: evidentemente i velivoli hanno spento i transponder radar dopo il decollo».