Nel 2017 Meloni prese l’aereo per La Vardera tra elogi e giri sull’Apetta. L’altra notte il whattsapp in piena crisi internazionale

(di Filippo Ceccarelli – repubblica.it) – Viviamo un’epoca che sente la fine prima ancora di comprenderla. La pensosa considerazione, del tutto sproporzionata rispetto a un evento politico minore, consente tuttavia di acchiappare al volo, o tentare di, alcuni aspetti del polemico scambio di whatsapp avvenuto in notturna tra la premier Giorgia Meloni e il deputato regionale siciliano Ismaele La Vardera.
Come ovvio, la faccenda va oltre l’accusa al governo di aver sabotato i rimborsi dopo la mareggiata in Sicilia, così come forse trascende la reazione della presidente che ha invitato il suo interlocutore a vergognarsi del suo modo di far politica.
La prima chiave riguarda semmai la qualità del tempo meloniano nel week-end, per cui in presenza di problemi di enorme rilievo anche internazionale, dopo la mezzanotte la premier ha trovato l’energia e la sdegnata verve di rispondere, ben sapendo che subito il tipo se la sarebbe giocata trionfante e indignato, “si deve vergognare lei”, eccetera.
Al di là di ogni giudizio, si capisce che Meloni, come molti di noi, vive appiccicata al telefonino, ma trattandosi del capo del governo tale pulsione appare al limite ammirevole, una specie di evoluzione della finestra accesa nel buio a Palazzo Chigi – e prima a Palazzo Grazioli e prima ancora a Palazzo Venezia.
Ciò detto, il secondo aspetto ha a che fare con il personaggio La Vardera, pure lui evidentemente vigile e insonne. Giorgia lo conosce fin troppo bene, anzi diciamo pure che se l’è legata al dito quando, nella primavera del 2017, prese l’aereo e arrivò a Palermo proprio per lui che, giovanissimo, si presentava alle elezioni. Fu amore a prima vista, complimenti, elogi, pollicioni alzati, foto di loro due sorridenti a bordo dell’Apetta di lui. Solo che era tutta una finta, nel senso che quella campagna elettorale servì al candidato-attore per farsi un documentario, per di più strafottente con Meloni e Salvini, che pure c’era cascato con tutti e due gli scarponi. La Vardera comunque fu eletto, alla faccia e insieme grazie a Fratelli d’Italia e alla Lega.
Con il suo nome solennemente biblico e un gusto anche creativo per le beffe e le carambole ad alto impatto, mosso dall’idea che il vero è falso e il falso è vero, Ismaele, già incursore delle Iene, sarebbe piaciuto a Guy Debord, santo fondatore del situazionismo. Qui un po’ ritorna il cervellotico assunto di partenza che prelude all’apocalisse, nel senso originario di sollevamento di veli o rivelazione. Basta farsi un giretto sui social per ritrovare in questo giovanotto dalla rossa chioma qualcosa di Don Chisciotte, Garibaldi, Pannella, Leoluca Orlando, un po’ di grillismo, tratti che lo rendono il king, detto in gergo social, di una politica tanto effervescente quanto impressiva ed evanescente, comunque all’altezza dei tempi.
La mamma, Bob Dylan, la mafia, le basi americane, la liberazione delle spiagge, il bagno d’inverno, il patriottismo siciliano, le ospitate nei talk, le ingiustizie, le buone azioni. A Natale si è anche vestito da Babbo Natale, si sta affrancando da Cateno De Luca e ha fondato un suo movimento, “Controcorrente”. Insomma, l’esordio ego-situazionista è un po’ rientrato e ora La Vardera punta a fare il presidente della Regione. Con l’arietta che tira, magari con l’aiuto degli dei e del caos, nel 2027 potrebbe addirittura farcela.
E qui, sempre pensando alla premier e al suo telefonino compulsato nottetempo, entra in ballo il terzo aspetto e cioè il ruolo politicamente cruciale che dai tempi di Crispi fino alla strage di Capaci, la Sicilia ha giocato e può ancora giocare rispetto al potere centrale e all’Italia, di cui per tanti versi l’isola è un prolungamento, ma al quadrato. Ricchissima di elettori e ben piazzata al centro del Mediterraneo, oltre a passare di mano facilmente, è anticipatrice di scossoni ed equilibri.
Sopraffatto da catastrofi, scandali e impicci, a occhio il governatorato di Schifani sta più di là che di qua. Infiniti guai possono venire a Meloni da laggiù. Dopo tutto era appena scattata l’ora legale.
“Dopo tutto era appena scattata l’ora legale.”
Panico tra i fratellini d’Italia. (semicit. “Cuore”)
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“la faccenda va oltre l’accusa al governo di aver sabotato i rimborsi dopo la mareggiata in Sicilia, così come forse trascende la reazione della presidente che ha invitato il suo interlocutore a vergognarsi del suo modo di far politica.
La prima chiave riguarda semmai la qualità del tempo meloniano nel week-end, per cui in presenza di problemi di enorme rilievo anche internazionale, dopo la mezzanotte la premier ha trovato l’energia e la sdegnata verve di rispondere, ben sapendo che subito il tipo se la sarebbe giocata trionfante e indignato, “si deve vergognare lei”, eccetera.
Al di là di ogni giudizio, si capisce che Meloni, come molti di noi, vive appiccicata al telefonino, ma trattandosi del capo del governo tale pulsione appare al limite ammirevole, una specie di evoluzione della finestra accesa nel buio a Palazzo Chigi – e prima a Palazzo Grazioli e prima ancora a Palazzo Venezia.
Ciò detto, il secondo aspetto ha a che fare con il personaggio La Vardera, pure lui evidentemente vigile e insonne. Giorgia lo conosce fin troppo bene, anzi diciamo pure che se l’è legata al dito quando, nella primavera del 2017, prese l’aereo e arrivò a Palermo proprio per lui che, giovanissimo, si presentava alle elezioni. Fu amore a prima vista, complimenti, elogi, pollicioni alzati, foto di loro due sorridenti a bordo dell’Apetta di lui. Solo che era tutta una finta, nel senso che quella campagna elettorale servì al candidato-attore per farsi un documentario, per di più strafottente con Meloni e Salvini, che pure c’era cascato con tutti e due gli scarponi. La Vardera comunque fu eletto, alla faccia e insieme grazie a Fratelli d’Italia e alla Lega.
Con il suo nome solennemente biblico e un gusto anche creativo per le beffe e le carambole ad alto impatto, mosso dall’idea che il vero è falso e il falso è vero, Ismaele, già incursore delle Iene, sarebbe piaciuto a Guy Debord, santo fondatore del situazi”
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