Meloni prende tempo sul successore di Santanchè al Turismo. Sprint sulla riforma del Rosatellum: domani il via in commissione

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni

(di Lorenzo De Cicco – repubblica.it) – ROMA – «Il Turismo? Non è mica il Viminale», confida Giorgia Meloni ad alleati e dirigenti di FdI che le chiedono con chi sarà rimpiazzata Daniela Santanchè. Per la premier è un modo per prendere tempo, anche se per poco: una decisione non è attesa oggi, ma nei prossimi giorni sì. La verità è che la presidente del Consiglio deve ancora capire quale strada imboccare. Un pezzo di partito spinge per il voto anticipato. La leader ne ha discusso venerdì nella cena con Matteo Salvini e Antonio Tajani. L’orizzonte principale, per questo scenario, non sarebbe l’estate: difficile da motivare, con una guerra di mezzo, e Meloni smentirebbe se stessa, visto che per tutta la campagna referendaria ha giurato che non si sarebbe dimessa. La prospettiva di cui sono stati messi a parte i leader di FI e Lega è l’autunno, ottobre, con la controindicazione però, in caso di pareggio, di dover approntare comunque una finanziaria complicata. Con il voto in autunno il governo potrebbe nominare, tra aprile e maggio, i vertici delle partecipate. E ci sarebbe il tempo per approvare la legge elettorale, che domani sarà incardinata in commissione a Montecitorio. La premier con i soci di maggioranza è stata chiara: va licenziata alla svelta, senza bizze. FI è già convinta, Salvini avrebbe dato il suo benestare, ma deve tenere in conto i malumori al Nord, dove preferiscono gli uninominali. La tentazione, nel giro della presidente del Consiglio, è un ultimo appello all’opposizione. Magari sulle preferenze, care a Elly Schlein e Giuseppe Conte.

Il tema voto anticipato comunque è sul piatto. Salvini oggi riunirà la segreteria della Lega a via Bellerio. Si parlerà anche di questa prospettiva. Antonio Tajani vedrà nel fine settimana Marina Berlusconi, dopo le tensioni in FI. A Palazzo Chigi, al momento, la chiamata alle urne, caldeggiata da big come Ignazio La Russa, non è l’opzione numero uno. La prima idea è un tentativo di rilancio, dopo la débâcle del referendum. Così si spiega anche il post della premier ieri, sul decreto sicurezza che «funziona», con tanto di promessa: «È in questa direzione che il governo continuerà a muoversi, più sicurezza e più tutele per chi vuole manifestare pacificamente».

L’agenda istituzionale di Meloni questa settimana è libera. Quella ufficiosa, è una batteria di riunioni. FdI è una pentola a pressione: c’è chi non disdegna l’idea di cedere il Turismo al leghista Luca Zaia, mentre altri, in testa Fazzolari, non vorrebbero lasciare il dicastero al Carroccio e spingono per un meloniano del Meridione. Esempio? Nello Musumeci. Pure FI non apprezza l’idea Zaia, anche perché perderebbe peso nell’esecutivo rispetto agli ex lumbard. C’è anche questa ipotesi, che la premier valuterebbe: spostare Adolfo Urso dalle Imprese al Turismo, per cambiare mano nei rapporti, ormai tribolati, con l’industria. Ma Urso non vuole. E il Carroccio, in questa fase, non vuole le Imprese. Sia Francesco Lollobrigida che Marcello Gemmato ieri hanno escluso rimpasti. Deve esprimersi il Quirinale, che potrebbe non accettare un giro più largo di avvicendamenti senza un voto alle Camere e dunque senza un “Meloni bis”. Al limite, secondo fonti parlamentari, il Colle potrebbe avallare un nuovo ministro e lo spostamento di un nome già nell’esecutivo ad altro incarico. Stop. Anche ieri il capo dello Stato ha raccomandato senso di responsabilità «all’intera comunità nazionale». Per il posto da sottosegretario alla Giustizia lasciato da Andrea Delmastro, circolano i nomi di Sara Kelany e Carolina Varchi. Ad Annalisa Imparato, pm per il sì, potrebbe essere invece affidata la direzione di un dipartimento.